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d.l. n. 18 del 2020

9 provvedimenti

Minaccia a pubblico ufficiale: lo stadio non cancella la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per il reato di minaccia a pubblico ufficiale. I ricorrenti avevano rivolto frasi intimidatorie a un operatore delle forze dell'ordine per impedirgli di effettuare videoriprese preventive all'interno dello stadio di Palermo. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in resistenza a pubblico ufficiale e sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici hanno respinto i motivi, chiarendo che le minacce erano specificamente dirette a impedire il compimento di un atto d'ufficio. Inoltre, la prescrizione non era maturata a causa della sospensione dei termini di cinquantasette giorni disposta durante l'emergenza pandemica da Covid-19. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sicurezza sul lavoro COVID: assolto il datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un datore di lavoro del settore della grande distribuzione, accusato di violazioni in materia di sicurezza per non aver adottato misure come barriere adeguate e DPI specifici (FFP2) durante la pandemia. La Corte ha stabilito che la normativa emergenziale e i relativi protocolli costituivano un regime derogatorio rispetto alle norme ordinarie. Di conseguenza, l'adempimento delle prescrizioni contenute nei protocolli era sufficiente a esonerare il datore di lavoro da responsabilità penale per la gestione del rischio da contagio, definendo un nuovo e specifico standard di diligenza per la sicurezza sul lavoro COVID.
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Trasferimento ramo d’azienda e crisi d’impresa
Un ex dipendente di una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio la nuova società acquirente, sostenendo l'esistenza di un trasferimento ramo d'azienda e chiedendo la continuazione del rapporto di lavoro. Il Tribunale ha rigettato la domanda, escludendo l'applicabilità dell'art. 2112 c.c. La decisione si fonda sulla natura liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria e sulla discontinuità economica tra le due società, come accertato anche dalla Commissione Europea e confermato dalla recente giurisprudenza costituzionale.
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Trasferimento ramo d’azienda: il caso della compagnia aerea
Ex dipendenti di una compagnia aerea in amministrazione straordinaria hanno citato in giudizio la nuova società acquirente, sostenendo che l'operazione di cessione di beni costituisse un trasferimento di ramo d'azienda e chiedendo la prosecuzione dei loro rapporti di lavoro. Il Tribunale di Roma ha respinto le loro richieste, stabilendo che non si trattava di un trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. La decisione si basa sulla natura liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria, sulla mancanza di autonomia funzionale preesistente degli asset ceduti e su una decisione della Commissione Europea che aveva sancito la 'discontinuità economica' tra le due società.
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Accertamento sintetico: onere della prova a carico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28093/2024, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che in caso di accertamento sintetico (redditometro), non è sufficiente per il contribuente dimostrare di aver sostenuto delle spese, ma è necessario provare che tali spese sono state coperte con redditi esenti o non imponibili. La Suprema Corte ha chiarito che la presunzione legale a favore del Fisco sposta l'onere della prova interamente sul contribuente, il quale deve fornire una prova documentale sull'origine delle somme utilizzate. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Ricorso tardivo: Cassazione lo dichiara inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una contribuente. La decisione si fonda su un vizio procedurale insuperabile: il ricorso tardivo, notificato oltre il termine perentorio di legge, anche tenendo conto delle sospensioni per l'emergenza Covid-19. La Corte non ha quindi esaminato nel merito le questioni relative alla presunta società di fatto.
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Giurisdizione giudice ordinario: i rimborsi Covid-19
Una struttura sanitaria privata si è vista negare da un'Azienda Sanitaria Locale il rimborso dei costi fissi sostenuti durante la pandemia Covid-19. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto il conflitto di giurisdizione, stabilendo che la competenza spetta al giudice ordinario. La decisione si fonda sul fatto che la normativa non lasciava all'ente pubblico alcun potere discrezionale, ma solo il compito di verificare la sussistenza dei requisiti di legge. Di conseguenza, la posizione della struttura privata è qualificabile come diritto soggettivo, la cui tutela rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.
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Permesso di costruire: quando la variante non salva
La Corte di Cassazione conferma il sequestro preventivo di un immobile edificato sulla base di un permesso di costruire ritenuto decaduto. La sentenza stabilisce che le successive varianti non possono sanare o far rivivere un titolo abilitativo originario scaduto per mancato inizio dei lavori nei termini di legge. Viene inoltre sottolineata la gravità dell'aver ottenuto l'ultimo permesso dichiarando falsamente un cambio di destinazione d'uso mai autorizzato, rendendo così l'intero iter amministrativo illegittimo.
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Procura speciale: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condomino contro una società di costruzioni a causa di un vizio insanabile nella procura speciale. L'ordinanza chiarisce che il mandato all'avvocato deve essere conferito necessariamente dopo la pubblicazione della sentenza che si intende impugnare. Una procura rilasciata in un momento anteriore, come quella per il precedente grado di appello, è considerata inesistente per il giudizio di legittimità, con conseguente responsabilità personale dell'avvocato per le spese.
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