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D.L. n. 138 del 2011

7 provvedimenti

Prescrizione dei reati tributari: la Cassazione nega lo sconto
Il Tribunale aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di omessa dichiarazione fiscale contestato a un contribuente per fatti commessi a fine dicembre 2012. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'errato calcolo dei tempi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che per i reati tributari commessi dopo il 17 settembre 2011 si applica l'aumento di un terzo del termine di prescrizione ordinario. Di conseguenza, il termine complessivo sale a dieci anni e il reato non era ancora estinto al momento della prima decisione. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, rinviando il caso alla Corte d'appello per un nuovo giudizio sulla prescrizione dei reati tributari.
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Fatture False: Condanna per Dichiarazione Fraudolenta Confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imprenditore accusato di dichiarazione fraudolenta con fatture false. L'imprenditore aveva utilizzato fatture per operazioni inesistenti per evadere l'IVA relativa all'anno 2010. I giudici hanno ritenuto il suo ricorso inammissibile, poiché mirava a una nuova valutazione delle prove, compito non spettante alla Cassazione. La decisione si è basata su elementi schiaccianti come l'inattività delle società emittenti, l'assenza di pagamenti e le stesse dichiarazioni contraddittorie dell'imputato, che avevano già portato a una condanna unanime nei precedenti gradi di giudizio.
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Contributo unificato: va pagato anche con spese compensate
La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento del contributo unificato è obbligatorio per la parte che avvia una causa, indipendentemente dalla decisione finale sulle spese di lite. Anche in caso di compensazione delle spese, l'obbligo di versare il contributo allo Stato rimane valido, poiché esso ha natura di tributo autonomo e non è legato al principio di soccombenza.
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Recesso locazione PA: spending review non è grave motivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una Pubblica Amministrazione non può invocare generiche esigenze di contenimento della spesa pubblica ("spending review") come "grave motivo" per giustificare un recesso locazione anticipato da un contratto immobiliare. Tale facoltà è stata ritenuta illegittima poiché le norme speciali che la consentivano erano soggette a termini perentori, ormai scaduti al momento del recesso. La necessità di risparmio non integra i requisiti di imprevedibilità ed estraneità alla volontà del conduttore richiesti dalla legge generale sulle locazioni.
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Prescrizione reati fiscali: l’estensione di un terzo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento per omessa dichiarazione fiscale. Il Tribunale aveva erroneamente dichiarato il reato estinto, non applicando l'aumento di un terzo previsto per la prescrizione reati fiscali. La Corte ha stabilito che, con la corretta applicazione della norma, il reato non era prescritto, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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Rimborso IVA: la Cassazione sulle società di comodo
Una società si vede negare il rimborso IVA per lavori su un immobile in comodato e perché ritenuta 'di comodo'. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il diritto al rimborso IVA dipende dalla strumentalità del bene e che la normativa sulle società di comodo va disapplicata se contrasta con il diritto UE, che richiede prova di abuso.
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Interpello disapplicativo: impugnabile il diniego
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'immediata impugnabilità del provvedimento di diniego a un'istanza di interpello disapplicativo. Il caso riguardava una società che non poteva operare a causa di gravi fattori esterni, come il fallimento della società venditrice di un immobile necessario all'attività. La Corte ha stabilito che tale diniego, pur non essendo nell'elenco degli atti tipici, manifesta una pretesa fiscale definita e lesiva, garantendo al contribuente il diritto alla tutela giurisdizionale. La decisione è rafforzata dal richiamo ai principi del diritto UE, che ritengono incompatibile la normativa italiana sulle società di comodo con la direttiva IVA.
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