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d.l. n. 119 del 2018

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61 provvedimenti

Definizione agevolata coobbligato estingue il debito
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio tributario relativo a un accertamento IVA nei confronti di soci di una società estinta. La decisione si fonda sul principio che la definizione agevolata del coobbligato, effettuata da uno dei soci, estende i suoi effetti a tutti gli altri, determinando la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del processo.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario a seguito dell'adesione dei contribuenti alla definizione agevolata. Il caso riguardava un accertamento fiscale per maggiori ricavi non dichiarati da una società di persone, esteso ai soci per trasparenza. Durante il giudizio di legittimità, i soci hanno presentato domanda di definizione agevolata, versando gli importi dovuti. La Corte, preso atto del perfezionamento della procedura e della mancata opposizione del Fisco, ha dichiarato estinto il giudizio, compensando le spese legali.
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Definizione agevolata: sospensione del giudizio
Una società di costruzioni ha impugnato in Cassazione una sentenza relativa a diverse cartelle esattoriali. Durante il processo, ha aderito alla definizione agevolata dei debiti ("rottamazione quater"). La Corte di Cassazione, applicando la normativa specifica, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha sospeso il giudizio in attesa del perfezionamento del pagamento, rinviando la causa a nuovo ruolo e richiedendo chiarimenti sulla documentazione parzialmente incompleta.
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Esenzione ICI per fabbricati rurali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9724/2024, ha negato l'esenzione ICI per un fabbricato rurale per l'anno 2007. La richiesta di variazione catastale (docfa) presentata nel 2012 non può avere efficacia retroattiva quinquennale, ma solo dalla data della domanda. La Corte ha inoltre confermato che l'adesione dei Comuni alla definizione agevolata delle liti è una facoltà discrezionale, non un obbligo.
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Estinzione del giudizio per rinuncia dopo sanatoria
Un contribuente, dopo aver impugnato in Cassazione alcuni atti impositivi, ha aderito a una definizione agevolata per le cartelle oggetto di lite. Conseguentemente, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando integralmente le spese legali tra le parti. La sentenza evidenzia come le procedure di sanatoria fiscale possano determinare la fine del contenzioso tributario pendente.
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Estinzione giudizio per definizione agevolata: il caso
Un'imprenditrice del settore edile impugnava un avviso di accertamento fino alla Corte di Cassazione. Durante il processo, aderiva alla definizione agevolata, saldando integralmente il debito. La Corte, preso atto del pagamento e del decorso dei termini, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla lite.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
Un contribuente, coinvolto in un contenzioso fiscale con l'Amministrazione Finanziaria giunto fino in Cassazione, ha ottenuto l'estinzione del processo aderendo alla definizione agevolata prevista dalla L. 197/2022. La Suprema Corte, preso atto della domanda e del pagamento, ha dichiarato chiuso il giudizio, stabilendo che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali. Questa decisione conferma l'efficacia della sanatoria come strumento per chiudere le liti pendenti con il Fisco.
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Interruzione usucapione e azione di confine: la guida
In una controversia tra fratelli per un confine conteso, la Corte di Cassazione chiarisce che l'azione di regolamento dei confini è sufficiente a determinare l'interruzione usucapione. Questo perché tale azione legale include implicitamente la richiesta di restituzione della porzione di terreno indebitamente occupata, tutelando così il diritto del proprietario.
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Estinzione processo tributario: il caso della tassista
Una contribuente, esercente l'attività di tassista, impugnava un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria aveva ricostruito i suoi redditi con metodo analitico-induttivo. Dopo essere risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio, proponeva ricorso per cassazione. Tuttavia, nelle more del giudizio, la contribuente aderiva alla 'definizione agevolata delle controversie tributarie', saldando il debito. Di conseguenza, la Corte di Cassazione, preso atto del pagamento e della richiesta, ha dichiarato l'estinzione del processo tributario senza pronunciarsi nel merito delle questioni sollevate.
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Detrazione IVA: la Cassazione su operazioni inesistenti
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di accertamento fiscale a carico di una società di persone e dei suoi soci, chiarendo i presupposti per la negazione della detrazione IVA. La Suprema Corte ha stabilito che, per negare la detrazione, l'Amministrazione Finanziaria deve prima provare l'oggettiva inesistenza dell'operazione. Solo dopo tale prova diventa rilevante la diligenza del contribuente. La sentenza ha parzialmente estinto il giudizio per una definizione agevolata, ma ha cassato con rinvio la decisione di merito sulla questione IVA, accogliendo il ricorso della società su questo specifico punto.
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Prezzo massimo di cessione: affrancazione retroattiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32705/2024, interviene sul tema del prezzo massimo di cessione per immobili in edilizia convenzionata. La Corte ha stabilito che una legge sopravvenuta (ius superveniens) che consente di rimuovere il vincolo di prezzo tramite affrancazione deve essere applicata retroattivamente. Di conseguenza, anche il venditore che non è più proprietario del bene può avviare tale procedura per sanare una vendita avvenuta a un prezzo superiore a quello legale, anche se il vincolo era formalmente scaduto. Questa decisione cassa la precedente sentenza d'appello che aveva condannato i venditori alla restituzione della differenza di prezzo.
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Atto enunciato: la Cassazione sull’imposta di registro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31829/2024, ha stabilito che l'imposta di registro su un atto enunciato, come una cessione di credito menzionata in un decreto ingiuntivo, non è dovuta se non vi è piena identità soggettiva tra le parti dell'atto enunciante e quelle dell'atto enunciato. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il pagamento dell'imposta sulla cessione, ma la Corte ha annullato tale pretesa, confermando però la debenza dell'imposta in misura fissa sull'atto principale, ovvero il decreto ingiuntivo.
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Stralcio debiti tributari: ricorso inammissibile
Un contribuente ha impugnato un avviso di intimazione di pagamento. Durante il giudizio in Cassazione, è intervenuta una normativa che ha previsto lo stralcio debiti tributari per importi inferiori a 1.000 euro. La Corte ha verificato che il debito rientrava in tale casistica e, essendo stato annullato automaticamente per legge, ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, poiché il titolo contestato non esisteva più.
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Delega di firma: onere della prova sull’Agenzia
Una società impugna due avvisi di accertamento, contestando tra l'altro il difetto di delega di firma del funzionario sottoscrittore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8505/2025, dichiara estinto il giudizio per il primo avviso grazie a una definizione agevolata. Per il secondo avviso, accoglie il ricorso, stabilendo che in caso di contestazione della delega di firma, spetta all'Amministrazione Finanziaria e non al contribuente fornire la prova della sua esistenza. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società, in contenzioso con l'Amministrazione Finanziaria per accertamenti Ires e Irap, ha aderito alla definizione agevolata prevista dal d.l. n. 119/2018 durante il giudizio in Cassazione. Avendo provveduto al pagamento integrale, la Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese e escludendo l'applicazione del doppio contributo unificato.
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Notifica telematica: obbligo e conseguenze nel PTT
Un ricorso del contribuente contro un accertamento IRPEF è stato dichiarato inammissibile perché notificato in forma cartacea anziché tramite la prescritta notifica telematica. La Corte di Cassazione ha confermato che, per le controversie di valore superiore a 3.000 euro e successive all'ottobre 2018, la modalità telematica è l'unica consentita, e il suo mancato rispetto costituisce un vizio insanabile che porta all'inammissibilità dell'atto.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
Una società contesta una cartella IVA, e dopo vari gradi di giudizio, la Cassazione dichiara estinto il procedimento a seguito di una richiesta di definizione agevolata. L'Agenzia delle Entrate chiede la revocazione di tale ordinanza, ma in seguito annulla il proprio diniego alla definizione e chiede essa stessa la cessazione della materia del contendere. La Corte accoglie la richiesta, confermando l'estinzione del giudizio di revocazione e compensando le spese.
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Prescrizione crediti tributari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i diversi termini di prescrizione per i crediti tributari. La Corte ha stabilito che per le imposte erariali (IRPEF, IRAP, IVA) si applica il termine ordinario di dieci anni, mentre per le sanzioni e gli interessi il termine è di cinque anni. La decisione affronta anche questioni procedurali cruciali, come le modalità di contestazione delle copie documentali e la legittimità della difesa in giudizio dell'Agente della riscossione tramite avvocati del libero foro.
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Estinzione del giudizio per rottamazione-ter
Una società impugna avvisi di accertamento per dazi e IVA. In Cassazione, aderisce alla rottamazione-ter, paga il dovuto e rinuncia al ricorso. La Corte, preso atto della rinuncia accettata dalla controparte e della documentazione probatoria, dichiara l'estinzione del giudizio a spese compensate.
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Definizione agevolata: notifiche e pagamenti
La Cassazione accoglie il ricorso di una società, stabilendo che per la definizione agevolata l'Agenzia delle Entrate deve notificare gli atti al difensore e non alla parte. Inoltre, ai fini del calcolo, si devono scomputare tutti gli importi già versati, anche a titolo di sanzioni e interessi. La procedura si perfeziona con la sola domanda se il dovuto è già stato pagato.
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