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d.l. n. 119 del 2018, art. 6

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30 provvedimenti

Compensazione spese legali e pace fiscale: la Cassazione
Un contribuente impugna una cartella esattoriale e successivamente aderisce alla pace fiscale. La Corte di Cassazione stabilisce che in questi casi si applica la compensazione spese legali, escludendo il criterio della soccombenza virtuale. Tuttavia, annulla la condanna del Tribunale per l'eccessività delle spese liquidate, rideterminando l'importo secondo i parametri di legge.
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Credito d’imposta autotrasporti: scadenza perentoria
Una società di autotrasporto ha utilizzato nel 2013 un credito d'imposta maturato nel 2011. L'Agenzia delle Dogane ha contestato la tardività dell'operazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1292/2024, ha confermato che il credito d'imposta autotrasporti, secondo la normativa all'epoca vigente, doveva essere utilizzato in compensazione entro l'anno solare di maturazione. La successiva modifica legislativa del 2012, che ha esteso il termine, non ha efficacia retroattiva. Pertanto, la compensazione era tardiva e la pretesa dell'amministrazione finanziaria legittima.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo basato su una gestione antieconomica, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare. L'ordinanza chiarisce che l'amministrazione finanziaria può utilizzare presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti per determinare il reddito, spostando sul contribuente l'onere di provare la correttezza del proprio operato. Il contraddittorio preventivo non è sempre un requisito di validità dell'atto.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio
Una società ha risolto una controversia fiscale relativa a IRES, IVA e IRAP attraverso una definizione agevolata, versando un importo ridotto. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato la regolarità della procedura. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Definizione agevolata: diniego e revoca estinzione
Una società contribuente, dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio contro l'Agenzia delle Entrate, ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, ottenendo un decreto di estinzione del processo in Cassazione. Successivamente, l'Agenzia ha emesso un diniego alla domanda di definizione e ha chiesto la revoca del decreto. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5911/2025, ha stabilito che il meccanismo previsto dalla Legge 197/2022 consente all'Agenzia di chiedere la revoca dell'estinzione in caso di diniego. Di conseguenza, il processo riprende per l'esame del merito. La Corte ha quindi revocato l'estinzione e accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia, rinviando la causa al giudice d'appello.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
Una società agricola e una sua socia, dopo aver impugnato alcuni avvisi di accertamento fiscale, hanno aderito alla definizione agevolata prevista dal d.l. n. 119/2018. Avendo presentato domanda e versato gli importi dovuti, e in assenza di un diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, confermando l'efficacia di questo strumento per risolvere le liti pendenti.
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Definizione agevolata: sì per l’atto di pagamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'intimazione di pagamento notificata agli ex soci e all'ex liquidatore di una società estinta costituisce il primo atto impositivo nei loro confronti. Di conseguenza, la controversia che ne deriva è ammissibile alla definizione agevolata. La Corte ha chiarito che, quando un atto è il primo a comunicare la pretesa fiscale al contribuente (in questo caso, i successori della società), esso è impugnabile nel merito e rientra nell'ambito della sanatoria, portando all'estinzione del giudizio pendente.
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Imposta di Registro: Fissa o Proporzionale? Il Caso
La Corte di Cassazione ha chiarito il regime fiscale applicabile a un conferimento immobiliare in una società, eseguito nell'ambito di una più ampia operazione urbanistica. La controversia verteva sull'applicazione dell'imposta di registro in misura fissa o proporzionale. La Corte ha stabilito che il conferimento a una società, pur essendo collegato a una convenzione con un Comune che prevedeva la cessione gratuita di altre aree, costituisce un'operazione autonoma. Pertanto, non beneficia delle agevolazioni previste per specifici programmi di edilizia pubblica e deve essere assoggettato a imposta di registro proporzionale, in quanto operazione societaria distinta e non sinallagmatica alla cessione gratuita.
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Condono fiscale: l’Agenzia deve calcolare i pagamenti
Un contribuente aderisce a un condono fiscale, ma sorge una controversia sull'importo residuo. La Corte di Cassazione stabilisce che l'Agenzia delle Entrate, nel calcolare il debito, deve tener conto di tutti i pagamenti effettuati dal contribuente, anche quelli precedenti alla domanda di condono. La Corte nega inoltre la possibilità di applicare un nuovo condono su somme già oggetto di una precedente sanatoria, definendolo un inammissibile "condono di condono".
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Motivazione Apparente: Sentenza Annullata dalla Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società e ai suoi soci un maggior reddito. La Corte di Cassazione annulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, poiché si limitava a richiamare un'altra decisione senza esporne il contenuto e le ragioni. Il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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