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Corte Costituzionale, sentenza n. 253 del 2019

6 provvedimenti

Mafia: Buona Condotta in Carcere ma Permesso Premio Negato
Un detenuto, condannato a trent'anni per associazione mafiosa e omicidi, ha richiesto un permesso premio. La sua richiesta si basava sulla lunga detenzione, la regolare condotta carceraria e l'età avanzata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di sorveglianza. Per i condannati per 'permesso premio reati ostativi', la sola buona condotta non è sufficiente. È necessario fornire elementi concreti che dimostrino un distacco totale e definitivo dall'ambiente criminale di origine. In assenza di tale prova, la presunzione di pericolosità sociale non può essere superata e il beneficio va negato.
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Permesso Premio Negato: Sospetto del Clan Non Basta, Serve Prova
Un detenuto, condannato per associazione mafiosa, si è visto negare un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha basato la sua decisione quasi esclusivamente sul parere negativo della Direzione Distrettuale Antimafia, che presumeva la persistenza dei legami con il clan di appartenenza. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice non può limitarsi a recepire passivamente il parere della D.D.A., ma deve valutare in modo autonomo e approfondito tutti gli elementi disponibili, inclusi i report positivi del carcere sulla condotta del detenuto. La sentenza ribadisce un principio fondamentale sul tema del permesso premio a detenuti ostativi: il solo sospetto di legami con la criminalità, non supportato da prove concrete e attuali, non è sufficiente a negare il beneficio.
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Permesso premio negato: legami economici col clan pesano più della buona condotta
La Corte di Cassazione ha negato un permesso premio a un detenuto all'ergastolo per reati di mafia. La decisione si basa sulla persistente pericolosità sociale dell'uomo, evidenziata da legami ancora attuali con il suo clan di appartenenza. Secondo i giudici, la buona condotta in carcere non è sufficiente se non si dimostra una rottura netta e definitiva con il passato criminale. In questo caso, il continuo sostegno economico del clan al detenuto e alla sua famiglia è stato considerato la prova decisiva del legame ancora esistente, rendendo impossibile la concessione del permesso premio per criminalità organizzata.
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Permesso premio negato: detenuto modello ma ancora capo per il clan
Un detenuto per associazione mafiosa ottiene un permesso premio grazie a un percorso carcerario esemplare. La Procura, però, impugna la decisione. Un'intercettazione tra altri criminali rivela che, nonostante la detenzione, l'uomo è ancora considerato una figura di spicco, un leader carismatico pronto a riprendere il comando una volta libero. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Procura. Sancisce che per il **permesso premio reati ostativi** non basta la buona condotta. Il giudice deve valutare con estremo rigore ogni elemento che possa indicare una persistente pericolosità sociale, inclusa la 'fama' criminale del detenuto. La mancata valutazione di un elemento così decisivo rende illegittima la concessione del beneficio, che viene quindi annullato con rinvio per un nuovo esame.
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Collegamenti criminalità organizzata: no semilibertà
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che concedeva la semilibertà a un detenuto condannato all'ergastolo per reati di stampo mafioso. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione del Tribunale di Sorveglianza, sottolineando che per superare la presunzione di persistenza dei collegamenti con la criminalità organizzata sono necessarie prove rigorose e specifiche, non bastando la sola buona condotta carceraria.
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Permesso premio: la Cassazione sui reati ostativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto, condannato per gravi reati legati al traffico di stupefacenti, contro il diniego di un permesso premio. La sentenza sottolinea che, per la concessione del beneficio, la sola condotta carceraria regolare non è sufficiente. È necessaria una valutazione rigorosa dell'assenza di pericolosità sociale, che tenga conto della gravità dei reati commessi e della mancanza di una revisione critica del proprio passato criminale. La mancata collaborazione con la giustizia, pur non essendo un ostacolo assoluto, viene considerata un forte indizio di pericolosità attuale.
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