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Corte Costituzionale n. 291/2013

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Revoca misura di prevenzione: Detenzione non basta, serve interesse concreto
Un Lavoratore, già collaboratore di giustizia e detenuto fino al 2036, aveva richiesto la revoca di una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) la cui esecuzione era sospesa. Sosteneva che il suo status di collaboratore eliminasse la sua pericolosità sociale. La Corte d'Appello aveva dichiarato la richiesta inammissibile per mancanza di un interesse concreto e attuale. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la `revoca misura di prevenzione` è possibile anche in detenzione, ma solo se l'interessato dimostra un interesse concreto e attuale, cosa che il Lavoratore non aveva fatto. Il ricorso è stato rigettato.
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Attualità della pericolosità sociale: condotta positiva vs. legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che confermava una misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale) per un individuo precedentemente legato a un sodalizio mafioso. Il Ricorrente aveva contestato la decisione, sostenendo che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente valutato il suo positivo comportamento in carcere e la sua attuale attività lavorativa lecita in una regione diversa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il giudice di merito deve sempre verificare l'attualità della pericolosità sociale, considerando tutti gli elementi che indicano un possibile allontanamento dalle dinamiche criminali. La sentenza sottolinea che la presunzione di pericolosità non può essere l'unico fondamento, specialmente dopo un lungo periodo di detenzione e un cambiamento di vita.
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Violazione Misura Prevenzione: Obbligo Soggiorno e Pericolosità Sociale
Un Lavoratore è stato condannato per violazione misura di prevenzione, avendo infranto l'obbligo di soggiorno e associandosi a un pregiudicato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la nullità della sentenza per difetto di correlazione tra accusa e sentenza e la mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'imputazione era sufficientemente chiara e che la pericolosità sociale del Lavoratore era attuale, evidenziata dalla sua partecipazione a un'aggressione in un contesto di pregiudicati. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali.
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Revoca della condanna per sorveglianza speciale: ricorso respinto
Un cittadino ha richiesto la revoca della condanna per sorveglianza speciale subita per aver violato le prescrizioni della misura di prevenzione a suo carico. Il condannato sosteneva che i fatti fossero ormai privi di rilevanza penale a causa della mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale dopo un periodo di carcere, richiamando recenti sentenze della Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la pronuncia della Consulta non cancella automaticamente le condanne irrevocabili riguardanti situazioni già esaurite, specialmente quando la misura è stata applicata in conformità con le norme del periodo o quando la pericolosità è stata espressamente confermata dal giudice. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Notifica misura di prevenzione: sentenza inefficace
Un soggetto è stato condannato per la violazione degli obblighi derivanti dalla sorveglianza speciale. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna perché il decreto che applicava la misura di prevenzione non era mai stato formalmente notificato all'interessato. La sentenza chiarisce che, senza una notifica formale, la misura è inefficace e la sua violazione non costituisce reato, poiché la mera conoscenza di fatto delle prescrizioni non è sufficiente a renderla esecutiva.
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