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Corte Costituzionale n. 253 del 2019

5 provvedimenti

Permesso premio reati ostativi: la Cassazione nega il beneficio al condannato
Il Condannato, detenuto per gravi reati di associazione mafiosa, ha richiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio, sostenendo che non avesse dimostrato un effettivo e profondo distacco dal contesto criminale di appartenenza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che per ottenere il permesso premio reati ostativi non sono sufficienti la buona condotta in carcere o dichiarazioni superficiali. È necessaria una revisione critica autentica del proprio passato e l'assenza di collegamenti attuali o futuri con la criminalità organizzata.
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Permesso premio detenuti: negato per mancata rottura con la criminalità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Detenuto, condannato per traffico di stupefacenti e reato associativo con aggravante transnazionale. Il Detenuto aveva chiesto un permesso premio, ma il Tribunale di Sorveglianza lo aveva negato. La Cassazione ha confermato il diniego, sottolineando la scarsa collaborazione del Detenuto con la giustizia e l'assenza di prove concrete sulla rottura dei suoi legami con l'organizzazione criminale. Anche se la Corte Costituzionale ha aperto alla possibilità del permesso premio senza collaborazione, è fondamentale escludere ogni pericolo di ripristino di attività illecite, circostanza non dimostrata nel caso specifico.
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Permesso Premio Negato a Detenuto 41-bis: Pericolosità e Legami Mafia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto sottoposto al regime del 41-bis, che aveva chiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa della persistente pericolosità sociale del detenuto e del pericolo di fuga, evidenziando i suoi collegamenti con la criminalità organizzata e un precedente tentato omicidio in carcere. La Suprema Corte ha confermato che per i detenuti 41-bis, la concessione del permesso premio richiede la prova rigorosa dell'assenza di collegamenti attuali con la mafia e di pericolosità. Ha inoltre chiarito che il permesso premio implica l'uscita dal carcere, non la fruizione all'interno dell'istituto.
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Permesso premio 41-bis: negato a detenuto per legami con la mafia
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del permesso premio 41-bis a un detenuto condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto la richiesta, evidenziando la mancata collaborazione con la giustizia e la persistenza di collegamenti con la criminalità organizzata ('ndrangheta). La Suprema Corte ha ribadito che, anche in assenza di collaborazione, è fondamentale escludere l'attualità o il pericolo di ripristino dei legami con la criminalità organizzata per concedere il permesso premio 41-bis, cosa che nel caso specifico non è avvenuta. Il ricorso del detenuto è stato dichiarato inammissibile.
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Collaborazione impossibile: detenuto perde, confonde le procedure
Un detenuto, condannato per associazione mafiosa, chiede un permesso premio e l'accertamento della sua 'collaborazione impossibile' per ottenerlo. Il Tribunale di Sorveglianza rigetta la richiesta perché le sue dichiarazioni sono giudicate non utili dalla Procura. Il detenuto ricorre in Cassazione, sostenendo che il Tribunale avrebbe dovuto valutare anche l'assenza di suoi legami attuali con la criminalità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Spiega che la procedura per accertare la collaborazione impossibile è distinta e separata da quella che valuta la pericolosità attuale. Il Tribunale ha agito correttamente, limitandosi a giudicare l'utilità della collaborazione, unico oggetto della richiesta.
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