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Corte Cost. sent. n. 24/2019

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Sorveglianza speciale e pericolosità sociale tra lavoro e reati
Un cittadino ha impugnato la misura della sorveglianza speciale e pericolosità sociale con obbligo di soggiorno per tre anni, sostenendo di avere un'offerta di lavoro come operaio per tre mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un impiego temporaneo non cancella un'abitudine radicata a compiere reati contro il patrimonio. L'autonomia del procedimento di prevenzione permette al giudice di valutare l'intero stile di vita del soggetto, prescindendo dall'esito di singoli processi penali non conclusi con assoluzione piena. La misura personale di sicurezza rimane quindi del tutto valida ed efficace.
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Revocazione della confisca: limiti e giudice competente
Due soggetti estranei al procedimento originario richiedono alla Corte d'Appello la revocazione della confisca di alcuni immobili. I richiedenti fondano la domanda sull'illegittimità costituzionale dei presupposti della pericolosità generica. La Corte d'Appello dichiara la propria incompetenza e rimette gli atti al Tribunale originario. La Corte di Cassazione conferma questa decisione e dichiara inammissibile il ricorso dei cittadini. Per i procedimenti iniziati prima del 13 ottobre 2011, la disciplina transitoria del Codice Antimafia impone l'uso della vecchia legge. Di conseguenza, l'interessato non può azionare la revocazione della confisca dinanzi alla Corte d'Appello, ma deve richiedere la revoca ordinaria allo stesso Tribunale che aveva ordinato l'ablazione patrimoniale.
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Confisca di prevenzione: i beni illeciti restano allo Stato
Un soggetto e i suoi familiari hanno richiesto la revoca della confisca definitiva dei propri beni patrimoniali. I richiedenti invocavano una sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato illegittima una specifica ipotesi di pericolosità generica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la confisca di prevenzione. I giudici hanno chiarito che il provvedimento ablatorio si fondava in modo autonomo e solido su altre ragioni: l'abituale commissione di gravi reati fiscali con accumulo di ingenti profitti illeciti e i legami con la criminalità organizzata. Inoltre, le pronunce interpretative della Consulta non possono cancellare il giudicato su una misura patrimoniale già definitiva.
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Confisca di prevenzione: patrimonio a terzi ma ricchezza illecita
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un ingente patrimonio, inclusi immobili e quote societarie, riconducibile a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. I beni, sebbene intestati a familiari e a un terzo, sono stati considerati frutto di attività illecite a causa della netta sproporzione tra il loro valore e i redditi dichiarati. La sentenza stabilisce che la confisca di prevenzione non è una sanzione penale, ma una misura recuperatoria. Essa mira a sottrarre al circuito criminale le ricchezze di origine illecita, anche quando il proprietario formale è un prestanome che ha agito per conto del soggetto pericoloso.
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Sorveglianza Speciale annullata: reati isolati non bastano
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di sorveglianza speciale per pericolosità applicata a un uomo sulla base di tre episodi di spaccio avvenuti in un solo anno. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: per applicare questa grave misura restrittiva non bastano condotte criminali isolate o estemporanee. È necessario dimostrare che la persona vive 'abitualmente' con i proventi di attività illecite, ovvero che il crimine rappresenta una fonte di reddito stabile e continuativa nel tempo. In assenza di questa prova rigorosa, la misura è illegittima. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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