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Circolare DAP 2 ottobre 2017

16 provvedimenti

Colloqui in regime di 41-bis tra vertici del clan: stop ai visti
Un detenuto sottoposto al carcere duro ha chiesto di svolgere colloqui visivi con il figlio, anch'egli ristretto nello stesso regime. Il Tribunale di Sorveglianza ha autorizzato gli incontri ritenendo prioritario il legame familiare, superando il parere contrario degli organi antimafia. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione evidenziando il ruolo di vertice criminale di entrambi i soggetti e il pericolo concreto di messaggi non verbali o criptici a tutela del clan. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ministeriale e ha annullato il permesso. La Corte ha stabilito che i colloqui in regime di 41-bis tra familiari detenuti richiedono un rigoroso bilanciamento tra l'affettività e la sicurezza pubblica. Il giudice deve verificare in concreto le cautele necessarie per impedire comunicazioni illecite prima di concedere l'autorizzazione.
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Acquisto riviste al 41-bis: stop alle testate speciali
Un detenuto sottoposto al regime carcerario speciale ha richiesto l'acquisto di una rivista specializzata non inclusa nell'elenco ufficiale dell'istituto. Il Magistrato di sorveglianza ha respinto la richiesta, ma il Tribunale di sorveglianza ha successivamente accolto il reclamo, autorizzando l'ordine della testata tramite i canali interni con visto di censura. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando il rischio di comunicazioni occulte e l'assenza di una lesione a diritti fondamentali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso ministeriale e ha annullato senza rinvio l'ordinanza, stabilendo che le regole sull'acquisto riviste al 41-bis non ledono i diritti di informazione e studio se non riguardano canali e pubblicazioni già autorizzati.
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Colloqui detenuto 41-bis: sì alla telefonata tra coniugi in carcere
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto ai colloqui di un detenuto in regime 41-bis con la moglie, anch'essa reclusa in Alta Sicurezza. Il Ministero della Giustizia si era opposto per ragioni di sicurezza, dato che entrambi erano legati alla stessa organizzazione criminale. La Corte ha stabilito che i colloqui del detenuto 41-bis con familiari detenuti non sono vietati in assoluto. Possono essere autorizzati caso per caso, con adeguate cautele come la videoregistrazione, per bilanciare il diritto alla famiglia con le esigenze di sicurezza. La Corte ha quindi concesso la singola telefonata richiesta, ma ha annullato l'autorizzazione generica per contatti futuri, che dovranno essere richiesti e valutati singolarmente. Vince il Detenuto sulla singola richiesta, ma il Ministero ottiene che non vi sia un'autorizzazione automatica per il futuro.
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Colloquio 41-bis: sì al video col fratello, ma solo con parere DDA
Un detenuto in regime di 41-bis chiede di effettuare un colloquio in videochiamata con il fratello, anch'egli detenuto. Il Tribunale di Sorveglianza concede il permesso, ma il Ministero della Giustizia ricorre in Cassazione. La Suprema Corte annulla la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in questi casi, il **parere DDA obbligatorio** deve essere sempre acquisito. Sebbene non vincolante, questo parere è indispensabile per bilanciare correttamente il diritto del detenuto ai rapporti familiari con le inderogabili esigenze di sicurezza pubblica. L'omissione di questo passaggio procedurale rende illegittima l'autorizzazione al colloquio.
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Limitazione canali TV detenuto: diritto o scelta del carcere?
Un detenuto in regime di 41-bis chiede di accedere a più canali televisivi oltre a quelli già forniti dall'istituto penitenziario. L'amministrazione nega la richiesta. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei giudici precedenti, dà ragione all'amministrazione. La sentenza stabilisce che la limitazione dei canali televisivi per un detenuto non viola il suo diritto all'informazione, a condizione che sia garantito l'accesso alle principali emittenti nazionali. Questa scelta rientra nel potere organizzativo della struttura carceraria e non costituisce una lesione di un diritto fondamentale del detenuto. Di conseguenza, il ricorso del Ministero della Giustizia viene accolto.
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Regime 41-bis: Niente Cibi di Lusso per Mantenere il Potere
Un detenuto sottoposto al regime penitenziario 41-bis lamentava una lista di prodotti alimentari acquistabili più ristretta rispetto a quella di un altro carcere. Il Tribunale di Sorveglianza gli aveva dato ragione, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che limitare l'acquisto di certi beni è una misura legittima e funzionale allo scopo del 'carcere duro'. L'obiettivo del regime penitenziario 41-bis è proprio quello di impedire ai boss di usare beni 'di pregio' per mantenere potere e carisma all'interno del carcere. Pertanto, la differenziazione degli elenchi tra diversi istituti è giustificata da esigenze di sicurezza e non viola alcun diritto.
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Colloqui telefonici detenuto 41-bis: Sicurezza batte Comodità
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ha contestato la regola che imponeva al suo avvocato di recarsi nell'istituto penitenziario più vicino per effettuare le telefonate. La sua richiesta era di poter svolgere i colloqui tramite apparecchiature situate direttamente nello studio professionale del legale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della restrizione. La Corte ha stabilito che i colloqui telefonici del detenuto al 41-bis devono sottostare a regole precise per verificare l'identità dell'interlocutore e prevenire contatti con soggetti non autorizzati. La sicurezza e la prevenzione prevalgono sulla comodità.
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Cibo in carcere: meno scelta non è disparità di trattamento
Un detenuto ha denunciato una presunta disparità di trattamento perché il catalogo dei generi alimentari acquistabili nel suo carcere era più limitato rispetto a quello di un altro istituto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: la semplice differenza tra i prodotti disponibili in diverse carceri non costituisce una discriminazione. Se il catalogo offerto è adeguato a soddisfare le esigenze alimentari e di salute, e il vitto di base è garantito, le diverse scelte organizzative dei singoli istituti sono legittime. Non esiste un diritto del detenuto ad avere esattamente lo stesso identico catalogo in ogni carcere d'Italia. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Accesso canali TV detenuto: la scelta non è un diritto assoluto
Un detenuto sottoposto al regime speciale 41-bis chiedeva di poter vedere più canali televisivi rispetto a quelli offerti dall'istituto penitenziario. Inizialmente i giudici di sorveglianza gli avevano dato ragione. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, stabilendo che l'accesso canali televisivi detenuto non è un diritto assoluto. Se l'amministrazione garantisce la visione dei principali canali nazionali, la limitazione dell'offerta non viola il diritto all'informazione. Si tratta di una semplice scelta organizzativa interna al carcere, non di una lesione dei diritti fondamentali del detenuto. Di conseguenza, il Ministero della Giustizia ha vinto il ricorso e la richiesta del detenuto è stata respinta definitivamente.
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Permanenza all’aria aperta 41-bis: Diritto a 2 ore, Ministero KO
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un detenuto a due ore di permanenza all'aria aperta 41-bis, stabilendo che questo tempo non può essere ridotto né confuso con l'ora dedicata alla socialità. Il Ministero della Giustizia sosteneva che una circolare limitasse a due ore totali il tempo fuori dalla cella. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che la socialità e l'aria aperta hanno finalità diverse (relazionale la prima, di salute la seconda) e che le circolari non possono limitare un diritto previsto dalla legge. Il ricorso del Ministero è stato dichiarato inammissibile, dando ragione al detenuto.
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Permanenza all’aria aperta 41-bis: Diritto vince su circolare
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero della Giustizia contro un detenuto in regime speciale. Il Ministero voleva includere l'ora di socialità nelle due ore massime di uscita dalla cella. La Corte ha stabilito che la 'permanenza all'aria aperta 41-bis' è un diritto distinto e separato dalle attività di socialità, poiché hanno finalità diverse: la prima tutela la salute, la seconda le relazioni. Una circolare amministrativa non può limitare questo diritto, che può essere ridotto solo per motivi eccezionali e individuali. Il detenuto ha quindi diritto a due ore d'aria più il tempo per la socialità. Il ricorso del Ministero è stato dichiarato inammissibile.
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Trasferimento detenuti: chi paga le spese di trasporto?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del trasferimento detenuti e della ripartizione delle spese di spedizione dei beni personali. Un detenuto aveva contestato l'addebito dei costi per il trasporto di un materasso ortopedico e di oltre quattrocento libri durante uno spostamento tra istituti non richiesto dall'interessato. La Suprema Corte ha annullato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, stabilendo che l'Amministrazione deve farsi carico delle spese entro i limiti di peso normativi, a meno che il trasferimento non sia avvenuto su istanza del detenuto stesso.
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Regime 41-bis: limiti ai colloqui tra familiari.
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della legittimità dei colloqui tra familiari entrambi sottoposti al Regime 41-bis. Il caso nasce dal ricorso del Ministero della Giustizia contro un'ordinanza che aveva autorizzato tali incontri senza considerare il parere della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene il diritto ai rapporti familiari non sia negato a priori, esso deve essere bilanciato con le stringenti esigenze di sicurezza pubblica. La decisione sottolinea l'obbligo per i giudici di merito di valutare attentamente le informazioni fornite dalla DDA per prevenire possibili comunicazioni tra esponenti della criminalità organizzata.
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Regime differenziato: limiti ai beni dei detenuti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto in regime differenziato contro il diniego di consegna di un orologio non conforme ai regolamenti interni. Il provvedimento ribadisce che il magistrato di sorveglianza può decidere de plano in caso di manifesta infondatezza del reclamo. La Corte ha inoltre chiarito che le valutazioni sulla conformità tecnica degli oggetti personali rispetto alle norme di sicurezza dell'istituto penitenziario costituiscono giudizi di merito non sindacabili in sede di legittimità.
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Colloqui detenuti 41-bis: Sicurezza batte affetto familiare
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso dei colloqui detenuti 41-bis tra familiari appartenenti alla stessa organizzazione criminale. Un detenuto al 'carcere duro' aveva chiesto di effettuare videochiamate con la moglie, anch'essa detenuta e accusata di far parte dello stesso clan mafioso. La Corte ha annullato la decisione che autorizzava i colloqui. Ha stabilito un principio fondamentale: la necessità di impedire contatti con l'organizzazione criminale prevale sul diritto all'affettività familiare quando esiste un concreto pericolo per la sicurezza pubblica. Il giudice deve valutare con estrema cautela il rischio che i colloqui diventino un veicolo per scambiare informazioni e ordini, specialmente se il clan è ancora attivo sul territorio.
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Sanzione disciplinare: proporzionalità e motivazione
La Corte di Cassazione analizza un caso di sanzione disciplinare inflitta a un detenuto per lo scambio non autorizzato di scritti. Pur confermando la legittimità della norma violata, la Corte annulla la decisione per totale carenza di motivazione sul principio di proporzionalità, sottolineando l'obbligo del giudice di valutare l'adeguatezza della pena inflitta.
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