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Artt. 98 e 99 Legge Fallimentare

13 provvedimenti

Onere della Prova nel Fallimento: Credito Negato e Sanzioni
Una società fallita chiede di ammettere un ingente credito verso un'altra azienda fallita per canoni di locazione, utenze e danni. Il Tribunale rigetta la domanda per totale assenza di prove concrete. La società creditrice ricorre in Cassazione, ma la Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: l'onere della prova nel fallimento spetta interamente a chi vanta il credito. Non basta affermare un diritto, bisogna dimostrarlo con documenti certi. A causa della manifesta infondatezza del ricorso, la società ricorrente subisce una pesante condanna per lite temeraria, oltre al pagamento delle spese legali.
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Contraddittorio su data certa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che aveva escluso un credito bancario da un fallimento per mancanza di data certa sui contratti. La Corte ha stabilito che il giudice, pur potendo rilevare d'ufficio tale mancanza, ha violato il principio del contraddittorio non sottoponendo la questione alle parti. La decisione sottolinea la necessità di un corretto contraddittorio su data certa e il valore probatorio degli estratti conto, che non possono essere ignorati.
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Crediti controversi e confisca: no all’ammissione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di un suo credito allo stato passivo di un consorzio sottoposto a confisca di prevenzione. La Corte ha stabilito che i crediti controversi, privi del requisito della certezza documentale anteriore al sequestro, non possono essere ammessi. Viene inoltre chiarito che il potere del giudice della prevenzione è di mera verifica documentale e non di accertamento nel merito, a differenza di quanto avviene in ambito fallimentare. L'eccezione di incompatibilità del giudice è stata respinta perché non sollevata tempestivamente.
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Compenso professionista concordato: quando è negato?
Un professionista si è visto negare il compenso per aver redatto un piano di concordato preventivo poi fallito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, non per il semplice fallimento della procedura, ma a causa dei gravi e numerosi errori commessi dal professionista nella stesura del piano. L'ordinanza chiarisce che il grave inadempimento contrattuale, che rende la prestazione radicalmente inidonea allo scopo, fa venir meno il diritto al compenso del professionista per il concordato, anche se l'obbligazione è di mezzi e non di risultato.
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Mutuo fondiario: limiti e validità del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17633/2024, ha stabilito che un mutuo fondiario resta valido anche se supera il limite di finanziabilità previsto dalla legge. Citando un precedente delle Sezioni Unite, la Corte ha chiarito che tale limite è una norma di vigilanza prudenziale e la sua violazione non comporta la nullità del contratto né la perdita delle garanzie ipotecarie. Di conseguenza, il giudice non può riqualificare d'ufficio il contratto in mutuo ordinario. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Cessione in blocco: prova e Gazzetta Ufficiale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28790/2024, ha stabilito che nella cessione in blocco di crediti, la sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito se il debitore contesta l'esistenza stessa del contratto di cessione. In tal caso, il cessionario ha l'onere di fornire una prova documentale del trasferimento. La Corte ha rigettato il ricorso di una società che, in un procedimento fallimentare, non era riuscita a dimostrare l'inclusione del proprio credito nell'operazione di cessione.
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Opposizione stato passivo: rigetto e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditrice contro il rigetto della sua opposizione allo stato passivo. La decisione si fonda sull'esistenza di un precedente giudizio che aveva già accertato un credito a favore della società fallita, di fatto compensando le pretese della creditrice. L'ordinanza sottolinea i rigorosi limiti procedurali per contestare il travisamento della prova e l'omessa pronuncia.
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Insinuazione al passivo del garante: i requisiti
Un Agente della Riscossione vede respinta la propria domanda di ammissione al passivo fallimentare per un credito derivante da una garanzia pubblica. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, sottolineando l'importanza della specificità degli atti processuali. La decisione chiarisce che una domanda di insinuazione al passivo del garante deve essere dettagliata e che un ricorso generico contro una delle plurime ragioni della decisione di merito ne causa l'inammissibilità totale per difetto di interesse.
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Compenso liquidatore: onere della prova e limiti
La richiesta di compenso di un liquidatore contro il fallimento della società è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il professionista non aveva fornito prove sufficienti dell'attività gestionale svolta, specialmente dopo l'omologazione di un concordato preventivo. La sentenza ribadisce che il diritto al compenso liquidatore è subordinato alla dimostrazione concreta del lavoro eseguito.
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Prova del credito: l’estratto di ruolo è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente della riscossione contro la decisione di un Tribunale che ne aveva respinto l'istanza di ammissione al passivo fallimentare. La causa verteva sulla corretta prova del credito, che secondo i giudici non era stata fornita in modo adeguato. L'agente aveva depositato un prospetto riepilogativo invece del necessario estratto di ruolo. La Suprema Corte ha chiarito che contestare la valutazione delle prove documentali da parte del giudice di merito non costituisce un motivo valido per un ricorso per cassazione, confermando l'importanza di una documentazione precisa per la prova del credito.
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Opposizione stato passivo: quando la domanda è nuova?
Una società creditrice ha proposto opposizione allo stato passivo di un fallimento, chiedendo la restituzione di somme versate in base a un contratto di subaffitto d'azienda ritenuto nullo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La domanda basata sulla nullità è stata considerata 'nuova' e quindi inammissibile rispetto a quella originaria fondata sulla risoluzione per inadempimento. Inoltre, la valutazione sull'esistenza del contratto locativo originario è un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Onere della prova CCNL nel fallimento: la Cassazione
Un dirigente si opponeva all'esclusione dal passivo fallimentare della sua indennità di preavviso. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nell'ambito delle opposizioni al passivo, l'onere della prova del CCNL invocato grava sul lavoratore, poiché si applica il rito ordinario e non le norme speciali del processo del lavoro che concedono al giudice poteri istruttori d'ufficio.
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Opposizione stato passivo: prova del credito ipotecario
Un istituto di credito ha visto respingere il proprio ricorso per cassazione contro la mancata ammissione di un credito ipotecario al passivo fallimentare. La Corte Suprema ha ribadito che, nel giudizio di opposizione allo stato passivo, il creditore ha l'onere di produrre immediatamente tutti i documenti costitutivi del proprio diritto, come la nota di iscrizione ipotecaria, non potendo presentarli in una fase successiva del processo. La richiesta di una nuova valutazione delle prove documentali è stata dichiarata inammissibile.
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