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Artt. 98 e 99 l. fall.

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Pignoramento presso terzi in liquidazione: il credito non ammesso
Una ex-moglie ha tentato di recuperare l'assegno di mantenimento dovuto dal suo ex-marito tramite un pignoramento presso terzi sullo stipendio erogato da un'azienda. L'azienda è poi entrata in liquidazione coatta amministrativa. La donna ha chiesto l'ammissione del suo credito allo stato passivo dell'azienda, ma il commissario liquidatore ha rifiutato, sostenendo che l'azienda vantava un controcredito verso l'ex-marito. La Corte di Cassazione ha confermato il rifiuto, stabilendo che l'ordinanza di assegnazione era successiva all'apertura della liquidazione e che la donna non aveva provato l'esistenza del credito del marito verso l'azienda, rendendo inefficace il pignoramento presso terzi in liquidazione.
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Credito studio associato: a chi spetta il compenso?
Uno studio professionale ha richiesto l'ammissione di un credito al passivo di una società in amministrazione straordinaria per l'attività di sindaco svolta da un proprio socio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il titolare del credito studio associato è il singolo professionista che ha eseguito la prestazione, non lo studio stesso, a meno che non venga fornita prova di una cessione del credito o di un mandato all'incasso. L'obbligo statutario del socio di conferire l'opera professionale allo studio ha valenza solo interna e non è opponibile ai terzi.
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Sospensione necessaria e fallimento: la Cassazione decide
Una società locatrice ha presentato ricorso in Cassazione dopo il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di una società conduttrice fallita. Il ricorrente sosteneva che il giudizio di opposizione allo stato passivo dovesse essere sospeso (invocando la sospensione necessaria) in attesa della definizione di un'altra causa revocatoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio della scarsa compatibilità della sospensione necessaria con la procedura di accertamento del passivo, la cui decisione ha efficacia limitata al concorso fallimentare e non crea un rischio di conflitto tra giudicati.
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Credito in prededuzione: requisiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società fornitrice che chiedeva l'ammissione integrale del proprio credito in prededuzione nei confronti di una grande impresa in amministrazione straordinaria. La decisione si fonda sul principio di autosufficienza del ricorso: il ricorrente non ha dimostrato di aver contestato specificamente la ratio decidendi del provvedimento impugnato, la quale si basava sulla mancata prova dei requisiti di fatto necessari per qualificare la prestazione come essenziale al risanamento ambientale.
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Onere della prova: Cassazione su prove testimoniali
Uno studio professionale ha proposto opposizione allo stato passivo di una società fallita per ottenere l'ammissione di un credito per prestazioni professionali. Il Tribunale ha respinto la domanda per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo che il Tribunale avesse valutato le prove in modo eccessivamente generico e apodittico. La Corte ha chiarito che l'analisi della prova testimoniale deve essere correlata a tutti gli atti di causa, stabilendo un importante principio sull'onere della prova e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Garanzia fondo PMI: il diritto di surroga del garante
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente gestore del fondo di garanzia per le PMI, che paga una parte del debito di un'impresa poi fallita, non è un coobbligato solidale ma un garante con un'obbligazione autonoma verso la banca finanziatrice. Di conseguenza, ha diritto di surrogarsi nei diritti del creditore e di insinuare il proprio credito nel fallimento, anche se il creditore originario non è stato integralmente soddisfatto. L'ordinanza chiarisce che la garanzia fondo PMI ha natura pubblicistica e non soggiace alle regole sulla duplicazione dei crediti previste per i coobbligati.
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Privilegio professionale avvocato: la Cassazione chiarisce
Una professionista legale si opponeva alla reiezione parziale del suo credito professionale nello stato passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo principi fondamentali sul privilegio professionale avvocato. In particolare, ha chiarito che il biennio per il privilegio decorre dalla cessazione dell'incarico e non dalla data del fallimento, e che il giudice deve esaminare eventuali accordi scritti sul compenso. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Leasing traslativo: le regole prima del fallimento
Un caso di leasing traslativo di un'auto di lusso, risolto prima del fallimento dell'utilizzatore. La società finanziaria ha chiesto l'ammissione al passivo per i canoni non pagati, basandosi sulla legge fallimentare. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per i contratti già risolti si applica l'art. 1526 c.c., che prevede un equo compenso e non il pagamento dei canoni. La domanda basata su tale norma è stata però ritenuta tardiva e quindi inammissibile.
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Leasing traslativo: cosa succede in caso di fallimento?
Una società di leasing ha richiesto il pagamento di canoni insoluti a un'azienda fallita, per un contratto di leasing risolto prima della dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando l'applicazione dell'art. 1526 c.c. per il leasing traslativo. Secondo la Corte, la società concedente deve restituire i canoni riscossi e ha diritto solo a un equo compenso per l'uso del bene, una pretesa che deve essere formulata correttamente includendo la stima del valore del bene recuperato.
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Interpretazione del contratto: limiti del giudice di merito
Un professionista ha impugnato la decisione del Tribunale che aveva ammesso solo parzialmente il suo credito in una procedura di liquidazione, basandosi su una specifica interpretazione del contratto relativo al suo compenso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione del contratto è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, a meno che non vi sia una violazione delle regole legali di ermeneutica o una motivazione illogica.
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Ammissione al passivo: prova del credito e limiti
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo di una società fallita per oltre un milione di euro. La domanda, basata su un'ordinanza di pagamento poi revocata, è stata respinta. L'appello del professionista è stato ugualmente rigettato dalla Corte di Cassazione, la quale ha ribadito che per l'ammissione al passivo è necessaria una prova solida e rigorosa del credito. Una semplice perizia di parte è stata ritenuta insufficiente, e non è possibile richiedere una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) con finalità meramente esplorative per sopperire alla carenza probatoria.
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Mutuo solutorio: la Cassazione ne conferma la validità
La Corte di Cassazione, uniformandosi a una recente pronuncia delle Sezioni Unite, ha stabilito la piena validità del cosiddetto mutuo solutorio. Il caso riguardava una società finanziaria la cui richiesta di ammissione al passivo di un fallimento era stata respinta perché il contratto di mutuo era stato utilizzato per estinguere un debito preesistente senza un effettivo passaggio di denaro. La Suprema Corte ha cassato la decisione, affermando che la messa a disposizione giuridica della somma sul conto corrente del debitore è sufficiente a perfezionare il contratto, rendendo valido l'obbligo di restituzione. La causa è stata rinviata al tribunale per un nuovo esame alla luce di questo principio.
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Privilegio sanzioni fiscali: Cassazione estende tutela
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio sanzioni fiscali sui beni mobili del debitore, previsto dall'art. 2752 c.c., si applica a tutte le sanzioni previste dalla normativa sulle imposte sui redditi, anche se non sono direttamente collegate a un'imposta evasa. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un'azienda in amministrazione straordinaria, riformando la decisione del tribunale che aveva negato il privilegio per mancanza di un nesso di 'accessorietà' tra sanzione e tributo. La decisione si fonda sull'intento del legislatore di tutelare il rapporto fiscale nel suo complesso, garantendo la pretesa erariale in senso lato.
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Onere della prova: la Cassazione sul piano attestato
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di opposizione allo stato passivo fallimentare, spetta al creditore l'onere della prova dell'esistenza di un valido piano attestato di risanamento per sottrarre una garanzia all'azione revocatoria del curatore. Nel caso specifico, un istituto di credito non aveva fornito la prova adeguata, in quanto il piano non era stato prodotto o non era stato sottoscritto dal debitore. Di conseguenza, la Corte ha rigettato il ricorso del creditore, confermando che la garanzia ipotecaria non poteva beneficiare della causa di esenzione dalla revocatoria.
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Opponibilità al fallimento: la Cassazione decide
Un condominio ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per oneri non pagati. La richiesta, basata su un decreto ingiuntivo poi revocato e su altri documenti, è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La sentenza sottolinea che per l'opponibilità al fallimento, le prove del credito devono essere specifiche, prodotte correttamente e dotate di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento.
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