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Artt. 49 e 56 TFUE

20 provvedimenti

Sanzioni Imposta Unica Scommesse: Cassazione annulla per incertezza
L'Azienda di Scommesse ha contestato un accertamento per l'imposta unica sulle scommesse relativa al 2010. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'imposta per il bookmaker estero, anche senza concessione. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni. La Suprema Corte ha riconosciuto una obiettiva incertezza normativa per l'anno 2010 sulla soggettività passiva dell'imposta. Questo ha portato all'annullamento delle sanzioni, ma non del tributo principale. La sentenza chiarisce i limiti di applicazione delle sanzioni imposta unica scommesse in presenza di ambiguità legislative.
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Imposta unica scommesse: sanzioni annullate per incertezza normativa
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emesso un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse contro una società estera di betting per l'anno 2010. La società ha contestato la legittimità dell'imposta e la validità dell'atto per mancata traduzione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'imposta, ribadendo che non vi è discriminazione tra operatori nazionali ed esteri e che la tassa non è un'IVA. Ha anche ritenuto sanata la nullità per mancata traduzione, dato che la società si è comunque difesa. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni, riconoscendo un'obiettiva incertezza normativa per il 2010 sulla soggettività passiva del bookmaker estero. Le sanzioni sono state annullate, e le spese compensate.
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Imposta Scommesse CTD: Ricevitoria Vince, Fisco Paga per il 2009
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'Imposta unica scommesse CTD per i periodi antecedenti al 2011. Un titolare di un Centro Trasmissione Dati, che operava per un bookmaker estero, si era visto recapitare un avviso di accertamento per l'imposta relativa al 2009. La Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha dato ragione al contribuente. Ha chiarito che, per gli anni d'imposta prima del 2011, il CTD non è il soggetto tenuto a pagare il tributo. Questo perché, con i contratti già in essere, non aveva la possibilità di trasferire il costo dell'imposta sul bookmaker, violando così il principio di capacità contributiva. Di conseguenza, l'unico responsabile del pagamento per quel periodo è il bookmaker stesso.
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Peculato gestore slot: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46012/2023, ha confermato la condanna per peculato a carico del legale rappresentante di una società che gestiva apparecchi da gioco. Il caso riguardava l'omesso versamento delle somme dovute a titolo di Prelievo Erariale Unico (PREU) e altri canoni. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'intero incasso delle slot machine è considerato denaro pubblico sin dal momento della sua riscossione. Pertanto, il mancato versamento da parte dell'esercente integra il reato di peculato gestore slot, in quanto quest'ultimo agisce come incaricato di pubblico servizio e agente contabile. L'appello dell'imputato, basato sulla presunta natura privatistica delle somme e sulla pendenza di un giudizio amministrativo, è stato rigettato.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma la tassa
Una società di scommesse estera e il suo centro di trasmissione dati (CTD) in Italia hanno impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tassa è dovuta anche da operatori senza concessione statale. Ha stabilito che la normativa non viola il diritto UE, non è discriminatoria e non costituisce un'imposta sul volume d'affari vietata.
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Imposta Unica Scommesse: obblighi per operatori esteri
Un operatore di scommesse con sede all'estero ha impugnato avvisi di accertamento relativi all'Imposta Unica Scommesse, lamentando la mancata traduzione degli atti e la violazione di principi nazionali e unionali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la gestione di scommesse sul territorio italiano attraverso centri di trasmissione dati integra il presupposto impositivo, a prescindere dalla sede legale dell'operatore o dalla presenza di una concessione statale. La Corte ha escluso qualsiasi discriminazione e violazione del diritto UE, ribadendo la piena legittimità della normativa tributaria italiana.
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Imposta unica scommesse: no retroattività per ricevitorie
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse per l'anno 2007 a carico del titolare di una ricevitoria che operava per conto di un bookmaker estero privo di concessione. Richiamando una pronuncia della Corte Costituzionale, i giudici hanno sancito l'illegittimità dell'applicazione retroattiva della normativa che estende la responsabilità fiscale agli intermediari per le annualità d'imposta antecedenti al 2011.
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Incertezza normativa: annullate sanzioni fiscali
La Cassazione ha annullato le sanzioni fiscali a carico di un bookmaker estero per l'imposta unica sulle scommesse del 2010, riconoscendo una condizione di incertezza normativa oggettiva. Sebbene l'imposta sia dovuta, la poco chiara legislazione dell'epoca giustifica la non applicazione delle sanzioni. Rigettate le altre doglianze, inclusa quella sulla mancata traduzione dell'avviso di accertamento.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione si pronuncia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità solidale per l'evasione dell'imposta unica scommesse da parte di un centro trasmissione dati (CTD) italiano. La Corte ha stabilito che, per l'anno d'imposta 2011, sia il bookmaker che il CTD sono soggetti passivi del tributo, respingendo le eccezioni relative alla mancata traduzione dell'atto, alla presunta violazione del diritto UE e all'incertezza normativa.
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Imposta unica scommesse: il bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità solidale con un centro trasmissione dati (CTD) italiano per il pagamento dell'imposta unica scommesse. La Corte ha stabilito che sia il bookmaker straniero sia il CTD sono soggetti passivi d'imposta, che la normativa è compatibile con il diritto UE e che, per i periodi d'imposta successivi al 2010, non è possibile invocare l'incertezza normativa per evitare le sanzioni.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e CTD
Un centro di trasmissione dati, agendo per conto di un bookmaker estero, ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che anche gli intermediari privi di concessione sono soggetti passivi del tributo. La pronuncia stabilisce la piena compatibilità della normativa con il diritto nazionale ed europeo, in particolare per i periodi d'imposta successivi al 2010, escludendo che si tratti di un'imposta sul volume d'affari vietata.
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Imposta unica scommesse: CTD responsabile in solido
Un gestore di un centro trasmissione dati (CTD) che raccoglieva scommesse per un bookmaker estero è stato ritenuto responsabile per il pagamento della imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando il principio della responsabilità solidale tra il gestore del CTD e il bookmaker. La Corte ha ribadito che l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte in Italia, indipendentemente dalla sede dell'operatore, basandosi su una giurisprudenza ormai consolidata.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un bookmaker estero e del suo centro trasmissione dati, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa al 2012. La Corte ha stabilito che entrambi i soggetti sono solidalmente responsabili per il tributo, in quanto l'attività di 'gestione' delle scommesse si realizza in Italia attraverso il CTD. È stata inoltre esclusa ogni violazione del diritto dell'Unione Europea, sia sotto il profilo della discriminazione che della presunta natura di imposta sulla cifra d'affari.
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Imposta unica scommesse: chi paga tra CTD e bookmaker?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7247/2024, ha rigettato il ricorso di un centro trasmissione dati (CTD) e di una società di scommesse estera, confermando la loro responsabilità solidale per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. La Corte ha stabilito che, a seguito della legge interpretativa del 2010, la soggettività passiva del tributo si estende a chiunque gestisca l'attività di scommesse in Italia, anche se per conto di operatori esteri privi di concessione. Viene inoltre chiarito che la notifica dell'atto in lingua italiana alla società estera non viola il diritto di difesa e che, per l'annualità 2011, non sussiste più l'incertezza normativa che avrebbe potuto giustificare l'esenzione dalle sanzioni.
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Imposta unica scommesse: no sanzioni per incertezza
Una società estera operante nel settore delle scommesse è stata ritenuta soggetta all'imposta unica scommesse in Italia per l'anno 2010, pur agendo senza concessione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del tributo, in linea con il diritto UE, ma ha annullato le relative sanzioni. La decisione si fonda sul principio di obiettiva incertezza normativa, ritenendo che prima di una legge interpretativa del 2010 non fosse chiaro l'obbligo fiscale per tali operatori.
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Imposta unica scommesse: no sanzioni per il passato
Una società di scommesse estera ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse per l'anno 2010. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32028/2024, ha confermato che il tributo è dovuto anche dagli operatori privi di concessione che raccolgono scommesse in Italia. Tuttavia, ha annullato le sanzioni applicate, riconoscendo una condizione di oggettiva incertezza normativa esistente prima delle modifiche legislative del 2010, che giustifica la non punibilità della violazione.
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Raccolta abusiva scommesse: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di raccolta abusiva scommesse, annullando con rinvio la sentenza d'appello per alcuni imputati. Per due di essi, la condanna è stata annullata per contraddittorietà della motivazione sul loro ruolo effettivo. Per altri due, l'annullamento riguarda solo il trattamento sanzionatorio per violazione del divieto di 'reformatio in peius', avendo la corte d'appello lasciato invariata la pena nonostante la prescrizione di un capo d'imputazione. La Corte ha ribadito che l'attività di intermediazione di scommesse in Italia richiede sempre un'autorizzazione nazionale, anche se affiliati a un bookmaker estero.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un operatore di scommesse estero che contestava l'applicazione dell'imposta unica scommesse per gli anni 2009, 2010 e 2011. L'ordinanza conferma la legittimità dell'imposta per gli operatori stranieri che raccolgono gioco in Italia, ritenendola non discriminatoria e compatibile con il diritto UE. Tuttavia, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso, annullando le sanzioni relative agli anni 2009 e 2010 a causa della condizione di 'obiettiva incertezza normativa' esistente prima della legge interpretativa del 2010, che ha chiarito l'ambito di applicazione del tributo.
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Raccolta scommesse illegale: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un operatore condannato per raccolta scommesse illegale per conto di una società estera. La Corte ha stabilito che spetta all'imputato l'onere di provare la presunta natura discriminatoria della normativa nazionale rispetto al diritto UE, che avrebbe impedito alla società estera di ottenere la concessione. In assenza di tale prova, la condanna è legittima.
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Riduzione compensi gioco lecito: la decisione
Una sentenza della Corte di Appello di Firenze ha confermato la condanna di una società di gestione di apparecchi da gioco a pagare una somma a una società concessionaria a titolo di 'riduzione compensi gioco lecito', un prelievo introdotto dalla Legge di Stabilità 2015. La Corte ha rigettato tutti i motivi di appello, stabilendo la competenza territoriale del Tribunale in base al domicilio del creditore al momento della scadenza dell'obbligazione. Ha inoltre ritenuto manifestamente infondata la questione di costituzionalità sul criterio di calcolo del prelievo, basato sul numero di apparecchi anziché sul volume delle giocate, e ha confermato che il gestore è responsabile del versamento, avendo trattenuto indebitamente somme destinate alla filiera.
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