LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 99 R.D. 267/1942 (Legge Fallimentare)

0 provvedimenti

Opposizione allo stato passivo: vietato aumentare le richieste
Un professionista chiedeva l'ammissione dei propri compensi nel fallimento di una società. Il giudice delegato accoglieva la richiesta solo parzialmente. Il professionista cedeva poi il credito a una società terza. La cessionaria proponeva opposizione allo stato passivo, pretendendo somme maggiori e la collocazione in prededuzione non richiesta in origine. Il Tribunale riconosceva soltanto gli importi indicati nella domanda iniziale, escludendo incrementi. La società cessionaria impugnava il provvedimento in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato il rigetto: nel giudizio di opposizione allo stato passivo vige il divieto assoluto di introdurre domande nuove o modificare al rialzo le richieste quantitative già avanzate. La natura impugnatoria del rito impone la massima celerità e tutela la parità di tutti i creditori.
Continua »
Prescrizione dei contributi previdenziali: vale anche se tardiva
Un'azienda sottoposta ad amministrazione straordinaria ha contestato i crediti pretesi dall'ente previdenziale e dall'agente di riscossione durante l'insinuazione al passivo. Il Tribunale territoriale aveva ammesso i debiti contributivi, ritenendo tardiva l'eccezione difensiva della società. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda. I giudici supremi hanno chiarito che la prescrizione dei contributi previdenziali opera automaticamente di diritto ed è rilevabile d'ufficio dal magistrato in qualunque momento della causa. L'ente pubblico non può infatti rinunciare alla prescrizione già maturata. La Suprema Corte ha dunque cassato il decreto impugnato per quanto riguarda i crediti contributivi, ordinando un nuovo esame dei conteggi.
Continua »
Cessione di ramo d’azienda: nulla la decisione senza esame
Una grande impresa in amministrazione straordinaria stipula un contratto di cessione di ramo d'azienda con riserva di proprietà verso una società commerciale. A seguito del fallimento della società acquirente, il curatore si scioglie dall'accordo. L'impresa venditrice chiede l'ammissione allo stato passivo per ottenere il controvalore del complesso aziendale non restituito e altre somme. I giudici di merito respingono la domanda dichiarando nullo il contratto originario, limitandosi a copiare le motivazioni di un diverso processo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'impresa cedente, stabilendo che la motivazione fondata su un mero rinvio acritico ad altri provvedimenti costituisce un vizio radicale. Il giudice deve esaminare autonomamente la fattispecie contrattuale per dichiararne l'eventuale nullità.
Continua »
Ammissione al passivo fallimentare: nullità e credito
Una società in amministrazione straordinaria ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società acquirente per crediti derivanti dalla cessione di rami d'azienda e da un successivo accordo di restituzione. Il Tribunale ha respinto le richieste dichiarando nullo il contratto originario tramite richiami generici ad altre decisioni e negando i crediti risarcitori legati ai ritardi nella riconsegna dei beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, censurando la motivazione apparente sulla nullità contrattuale e l'errata interpretazione dell'accordo transattivo. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che le domande di credito indeterminate nel loro importo complessivo risultano originariamente inammissibili.
Continua »
Opposizione allo stato passivo: prove tardive e rigetto
Una lavoratrice ha richiesto l'ammissione al credito di circa 78.000 euro per trattamento di fine rapporto nei confronti di una società fallita. Gli organi fallimentari hanno respinto la richiesta a causa della mancata produzione dell'estratto contributivo che dimostrasse il lavoro subordinato. La dipendente ha quindi promosso il giudizio di opposizione allo stato passivo, depositando la documentazione INPS soltanto nel corso della causa e contestando la composizione del collegio. Il Tribunale ha confermato il diniego per tardività della prova documentale e inidoneità delle testimonianze. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice, sancendo la preclusione assoluta nel depositare nuovi documenti dopo il deposito dell'atto introduttivo.
Continua »
Insinuazione allo stato passivo: somme certe o rigetto
Un dirigente aziendale ha promosso domanda di insinuazione allo stato passivo nei confronti dell'ente datore di lavoro, sottoposto ad amministrazione straordinaria. Il lavoratore ha richiesto differenze retributive, indennità e risarcimento danni per demansionamento, senza quantificare con precisione la somma pretesa. La richiesta rinviava genericamente a una vecchia proposta negoziale con detrazione di importi percepiti e a perizie contabili. I giudici hanno dichiarato inammissibile l'istanza per assoluta incertezza della somma. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la corretta insinuazione allo stato passivo impone l'esatta quantificazione monetaria della pretesa nell'atto introduttivo.
Continua »
Opposizione allo stato passivo: prova libera per il dipendente
Un lavoratore ha avanzato domanda di ammissione al fallimento di una società per crediti retributivi, derivanti dal passaggio d'azienda e da un successivo contratto a progetto. Il Tribunale ha accolto solo in minima parte la pretesa, ritenendo non provato per iscritto il trasferimento aziendale e non riqualificabile il rapporto. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto l'opposizione allo stato passivo. La Suprema Corte ha chiarito che il dipendente non deve ridepositare gli atti già presenti nel fascicolo fallimentare. Inoltre, il lavoratore è terzo rispetto alla cessione aziendale, potendo dimostrare il passaggio con qualsiasi mezzo probatorio senza limiti di forma scritta. Infine, i giudici hanno censurato l'omessa valutazione sulla reale natura subordinata del rapporto.
Continua »
Trasferimento d’azienda e crediti di lavoro: la prova libera
Un lavoratore ha fatto opposizione allo stato passivo del fallimento della società datrice per ottenere il riconoscimento di somme dovute per prestazioni subordinate. Il Tribunale ha respinto la richiesta ritenendo non dimostrato il passaggio societario senza il contratto scritto di cessione e ignorando le domande sulla natura subordinata del rapporto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia. I giudici hanno chiarito che, in materia di trasferimento d'azienda e crediti di lavoro, il lavoratore è un terzo estraneo all'accordo commerciale tra imprese e può dimostrare il passaggio dei dipendenti con qualsiasi mezzo di prova, senza l'obbligo di depositare l'atto scritto formale. Inoltre, il giudice deve acquisire d'ufficio i documenti già indicati nella prima fase e pronunciarsi su tutte le istanze di riqualificazione contrattuale.
Continua »
TFR al Fondo Tesoreria INPS: no al passivo fallimentare
Una lavoratrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare della sua ex azienda per recuperare il trattamento di fine rapporto maturato. Il Tribunale ha respinto l'istanza: la società fallita aveva già regolarmente versato le quote del TFR al Fondo Tesoreria INPS, estinguendo ogni proprio debito. Inoltre, il rapporto di lavoro era proseguito senza interruzioni con l'azienda acquirente a seguito di una cessione aziendale. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato integralmente il provvedimento del tribunale e ha rigettato il ricorso della dipendente, condannandola alle spese legali. I giudici hanno chiarito che il versamento all'ente previdenziale libera il datore di lavoro insolvente da qualsiasi obbligo e impedisce l'insinuazione del credito nella procedura concorsuale.
Continua »