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Art. 982 Codice Civile

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Notifica dell’accettazione della donazione: vince l’erede
Un proprietario dona la nuda proprietà di un appartamento a un ente religioso, che accetta con atto separato senza però notificare l'accettazione. Alla morte del donante, l'erede universale rivendica l'immobile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'erede, stabilendo che la notifica dell'accettazione della donazione tramite ufficiale giudiziario è un requisito solenne e indispensabile per il perfezionamento del contratto. La semplice conoscenza informale del donante non è sufficiente. Inoltre, l'ente non può invocare l'usucapione poiché, in mancanza di un contratto perfetto e con riserva di usufrutto in capo al donante, ha esercitato una mera detenzione e non il possesso del bene.
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Utili da liquidazione: al socio o all’usufruttuario? Cassazione sospende
Un contribuente, nudo proprietario di quote societarie, chiede un rimborso fiscale derivante dalla liquidazione della società. L'Amministrazione Finanziaria nega il rimborso, sostenendo che il diritto spetti all'usufruttuario delle quote, non al nudo proprietario. La controversia si concentra sulla corretta attribuzione e sulla spettanza utili da liquidazione. La Corte di Cassazione, rilevando la presenza di altri ricorsi sulla medesima questione, non ha deciso il caso nel merito. Ha invece emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare la causa, valutando l'opportunità di una trattazione congiunta con i casi pendenti. La questione su chi abbia diritto al rimborso resta, per ora, irrisolta.
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Usufrutto quote: a chi spetta l’utile da liquidazione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11152/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di usufrutto quote societarie. Il caso riguardava alcuni nudi proprietari di quote di una s.r.l. che, a seguito della liquidazione della società, ritenevano di avere diritto al rimborso del credito d'imposta sull'utile distribuito. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che l'utile derivante dalla liquidazione, ovvero la somma che eccede il costo di acquisto della quota, è da considerarsi un "frutto civile". Poiché l'usufrutto non si estingue con la messa in liquidazione ma solo con la cancellazione della società, tale frutto spetta all'usufruttuario, il quale diventa l'unico soggetto passivo del rapporto tributario.
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Diritto di usufrutto: quando si estingue per non uso?
Un padre, dopo aver venduto la nuda proprietà di un'azienda agricola e aver trattenuto per sé il diritto di usufrutto, è stato citato in giudizio dalla figlia e dalla società acquirente, che sostenevano l'estinzione del diritto per non uso ventennale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che anche atti di godimento parziali o sporadici, come visitare la proprietà, mantenere la residenza, accedere ai locali o costituire un'ipoteca sul diritto stesso, sono sufficienti a interrompere la prescrizione e a conservare il diritto di usufrutto.
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Rinuncia agli atti: chi paga le spese legali?
Un gruppo di condomini ha perso una causa contro una società costruttrice riguardo la proprietà di alcune aree. Alcuni hanno fatto appello, ma poi hanno effettuato la rinuncia agli atti. La Cassazione ha chiarito che chi rinuncia deve sempre pagare le spese, salvo diverso accordo, e non è possibile la compensazione da parte del giudice. Inoltre, ha stabilito i criteri per la condanna in solido.
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Usufrutto quote societarie: a chi spetta l’utile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di liquidazione di una società, l'utile tassabile derivante spetta all'usufruttuario e non al nudo proprietario. L'analisi si concentra sulla natura dell'usufrutto quote societarie e definisce l'utile da liquidazione come un frutto civile, attribuendone la titolarità, e il relativo rapporto d'imposta, all'usufruttuario.
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Usufrutto quote sociali: a chi spetta l’utile?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11170/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di usufrutto quote sociali. In caso di liquidazione di una società, gli utili che eccedono il costo di acquisto delle quote non spettano al nudo proprietario, ma all'usufruttuario. Tali somme sono considerate 'frutti civili' della partecipazione e, di conseguenza, il rapporto d'imposta sorge tra l'amministrazione finanziaria e l'usufruttuario, il quale è tenuto al pagamento delle imposte su tali redditi.
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Indennità di occupazione: quando non è dovuta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1314/2024, ha stabilito che il comproprietario che cede a terzi il proprio diritto di usufrutto su un immobile rinuncia volontariamente al godimento del bene. Di conseguenza, non può richiedere l'indennità di occupazione all'altro comproprietario che lo utilizza in via esclusiva. La Corte ha inoltre chiarito che la proposizione di una domanda riconvenzionale per la divisione dei frutti civili di altri beni comuni è sufficiente a manifestare il dissenso verso l'uso esclusivo da parte dell'altro contitolare.
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Scrittura privata vendita: quando è definitiva e revoca
La Corte di Cassazione ha stabilito che una scrittura privata di vendita può costituire un contratto definitivo con effetto traslativo immediato, e non un mero preliminare, anche se le parti prevedono un successivo atto notarile. Di conseguenza, tale vendita è idonea a revocare un precedente legato testamentario avente ad oggetto lo stesso immobile. La Corte ha cassato la decisione d'appello che, valorizzando la previsione di un futuro rogito e la mancata trascrizione, aveva erroneamente qualificato l'accordo come preliminare, senza considerare la chiara volontà delle parti di trasferire subito la proprietà, manifestata con l'uso di termini come 'cede e vende' e il pagamento integrale del prezzo.
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Usucapione immobile familiare: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una donna che chiedeva il riconoscimento dell'usucapione sull'immobile familiare. La richiesta si basava su una promessa di donazione non formalizzata da parte del suocero. I giudici hanno confermato che la convivenza con il marito e altri familiari co-proprietari esclude il requisito del possesso esclusivo, necessario per l'usucapione. Inoltre, è stata dichiarata inammissibile la querela di falso contro i documenti probatori per la sua genericità.
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