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Art. 98 TUIR

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Accertamento Fiscale vs Deducibilità Costi: La Cassazione Rimanda
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Società e ai suoi Soci presunte operazioni inesistenti e l'indebita deducibilità costi. Gli accertamenti riguardavano un maggior reddito d'impresa, IRAP e IVA, oltre a sanzioni. La disputa verteva su costi per materiali ferrosi da una società svizzera (all'epoca considerata 'black list') e l'errata contabilizzazione di una cessione di impianto industriale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della commissione tributaria regionale. Ha riscontrato vizi nella motivazione del giudice inferiore, specialmente riguardo alla valutazione della deducibilità costi e delle operazioni inesistenti. Il caso tornerà alla commissione tributaria regionale per un nuovo esame.
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Deducibilità degli interessi passivi: il fisco blocca i soci
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società consortile la deducibilità degli interessi passivi derivanti da ingenti finanziamenti dei soci, ritenendo l'operazione in contrasto con le norme sulla sottocapitalizzazione. Il Consorzio sosteneva di possedere un'autonoma capacità di credito, ma ha poi mutato la propria tesi difensiva in Cassazione, chiedendo di valutare il patrimonio complessivo delle imprese consorziate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per verificare il superamento delle soglie di deducibilità, le partecipazioni del socio qualificato e delle sue parti correlate vanno sommate globalmente e non valutate singolarmente. Questa interpretazione evita facili elusioni fiscali. Di conseguenza, il Consorzio ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Thin capitalization: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi riguardanti un avviso di accertamento IRES basato sulla disciplina della thin capitalization. La controversia riguardava l'indeducibilità di interessi passivi su finanziamenti erogati da una società controllante a una controllata. La Corte ha stabilito che l'autonoma capacità di credito della società deve essere valutata sul patrimonio netto contabile e non sui valori di mercato degli immobili. Inoltre, ha chiarito che il regime di esclusione del 95% degli interessi attivi per la controllante si applica esclusivamente ai finanziamenti diretti, confermando la legittimità del calcolo che esclude riduzioni proporzionali basate su garanzie prestate a terzi.
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Onere della prova: chi deve provare il diritto?
Una società richiedeva un rimborso per interessi passivi, sostenendo di essere esente dalle regole sulla 'thin capitalization'. Le corti inferiori le hanno dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione basandosi sul principio dell'onere della prova. Ha stabilito che spetta al contribuente, e non all'amministrazione finanziaria, dimostrare di possedere i requisiti per beneficiare di una deduzione fiscale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Dichiarazione integrativa: i termini per la correzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4790/2024, ha rigettato il ricorso di una società, chiarendo i termini per la presentazione della dichiarazione integrativa. La Corte ha ribadito che la correzione di errori a favore del contribuente deve avvenire entro il termine di presentazione della dichiarazione dell'anno successivo. Una presentazione tardiva non sana l'errore ai fini della compensazione con una pretesa fiscale, ma lascia aperta la via della richiesta di rimborso. La sentenza affronta anche le norme sulla sottocapitalizzazione, ritenendole applicabili anche alle società che svolgono attività di trading di partecipazioni.
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Onere della prova: Cassazione e deducibilità interessi
Una società ha richiesto la deducibilità di interessi passivi tramite dichiarazione integrativa. Dopo decisioni favorevoli nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte, prima di decidere nel merito su questioni come l'onere della prova e l'ultra petita, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per acquisire i fascicoli di merito, sospendendo il giudizio.
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Elusione fiscale leveraged buyout: la Cassazione
La Cass. Civ., Sez. 5, n. 34595 del 30/12/2019, ha stabilito che un'operazione di elusione fiscale leveraged buyout si configura quando manca una valida ragione economica. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, confermando che l'onere di provare la sostanza economica dell'operazione, volta a dedurre oneri finanziari (push down del debito), spetta al contribuente e non basta un generico riferimento a modelli finanziari leciti.
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Elusione fiscale e operazioni societarie: la Cassazione
Con la sentenza n. 34750 del 31/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. V, ha chiarito importanti principi in materia di elusione fiscale. Il caso riguardava una complessa operazione societaria (fusione e conferimento d'azienda) che, secondo l'Agenzia delle Entrate, era priva di valide ragioni economiche e finalizzata a ottenere vantaggi fiscali indebiti. La Corte ha confermato la natura elusiva dell'operazione, negando la deducibilità di ammortamenti derivanti dalla rivalutazione di un marchio e chiarendo che, in caso di conferimento, solo la società ricevente può dedurre gli ammortamenti per l'intero anno.
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