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Art. 98 Costituzione

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70 provvedimenti

Detrazione credito IVA: nullità dichiarazione cartacea
Una società si è vista negare la detrazione di un credito IVA perché la relativa dichiarazione era stata inviata su carta anziché telematicamente. La Corte di Cassazione, pur confermando la nullità della dichiarazione per vizio di forma, ha stabilito che il diritto alla detrazione non viene meno se il contribuente riesce a dimostrare la sussistenza dei requisiti sostanziali del credito. In questo caso, il ricorso della società è stato respinto perché non ha fornito prove sufficienti, spostando su di essa l'onere della prova a causa dell'irregolarità formale.
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Rimborso iscrizione albo: no se c’è libera professione
Una dirigente biologa di un'azienda sanitaria pubblica ha chiesto il rimborso della tassa di iscrizione all'albo professionale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5462/2025, ha respinto la richiesta, ribaltando la decisione della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che il rimborso iscrizione albo non è dovuto quando il professionista, pur in regime di esclusiva, ha la facoltà di svolgere attività libero-professionale. Poiché l'iscrizione non serve l'interesse esclusivo del datore di lavoro ma anche quello potenziale del dipendente, il costo resta a carico di quest'ultimo.
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Rimborso iscrizione albo: no se c’è libera professione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5467/2025, ha negato il diritto al rimborso dell'iscrizione all'albo per una dirigente biologa dipendente di un'Azienda Sanitaria. La Corte ha stabilito che, a differenza di altre professioni come quella forense, la possibilità per i biologi di svolgere attività libero-professionale, anche se limitata, esclude che l'iscrizione sia nell'interesse esclusivo del datore di lavoro pubblico. Pertanto, la spesa rimane a carico del professionista in quanto requisito per l'esercizio dell'attività in generale. La decisione chiarisce un importante principio sul rimborso iscrizione albo nel pubblico impiego.
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Rimborso iscrizione albo: no se c’è attività libera
La Corte di Cassazione ha negato il diritto al rimborso dell'iscrizione all'albo per una dirigente biologa impiegata nel Servizio Sanitario Nazionale. La Corte ha stabilito che, a differenza degli avvocati pubblici, i dirigenti sanitari possono svolgere attività libero-professionale intramuraria. Pertanto, l'iscrizione all'albo non è nell'esclusivo interesse del datore di lavoro, ma anche del professionista, che deve sostenerne il costo. La sentenza chiarisce un importante principio sul rimborso iscrizione albo nel pubblico impiego.
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Conflitto di interessi dipendente pubblico: no a extra
Un dipendente di un ente pubblico si è visto negare l'autorizzazione per un'attività extra lavorativa a causa di un potenziale conflitto di interessi dipendente pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, sottolineando che la necessità di garantire imparzialità e buon andamento della P.A. prevale, anche in assenza di un conflitto attuale e provato. Il solo rischio che l'attività secondaria interferisca con le funzioni istituzionali dell'ente è sufficiente a giustificare il divieto.
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Insegnante pubblico impiego: obbligo autorizzazione
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare a carico di una docente per aver ricoperto per anni cariche amministrative in enti non profit senza la prescritta autorizzazione. La sentenza sottolinea che per un insegnante pubblico impiego l'obbligo di autorizzazione preventiva sussiste anche per incarichi gratuiti, al fine di tutelare il principio di esclusività del rapporto di lavoro e prevenire conflitti di interesse.
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Prescrizione crediti lavoro: il caso LSU nella PA
Una lavoratrice impiegata per anni da un Comune come lavoratrice socialmente utile (LSU) ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato di fatto. La Corte di Cassazione ha però stabilito che la prescrizione crediti lavoro decorre anche in costanza di rapporto. A differenza del settore privato, nel pubblico impiego non si può configurare un timore del licenziamento (metus) che sospenda la prescrizione, poiché la legge esclude la possibilità di stabilizzazione. La Corte ha quindi confermato la decisione d'appello che aveva ridotto le somme dovute alla lavoratrice applicando la prescrizione quinquennale.
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Rimborso iscrizione albo: no per biologi pubblici
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'Azienda Sanitaria Locale non è tenuta a rimborsare le spese di iscrizione all'albo professionale a una propria dirigente biologa, anche se operante in regime di esclusività. Secondo la Corte, l'iscrizione è un requisito essenziale per l'esercizio della professione in sé, e non una spesa sostenuta nel solo interesse del datore di lavoro pubblico. La sentenza ribalta le decisioni dei gradi di merito che avevano invece concesso il rimborso.
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Indebito previdenziale: quando si applica la regola?
Un pensionato ricopriva contemporaneamente i ruoli di dipendente, amministratore unico e socio della propria azienda. A seguito di un accertamento che ha disconosciuto il rapporto di lavoro subordinato, l'INPS ha revocato la pensione e richiesto la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di restituzione, stabilendo che in caso di indebito previdenziale derivante da una condotta dolosa del pensionato nel creare il titolo, si applica la regola generale della piena ripetibilità (art. 2033 c.c.) e non le norme speciali sull'irripetibilità.
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Rimborso iscrizione albo: no per biologi pubblici
Una biologa dipendente del Servizio Sanitario Nazionale in regime di esclusività ha richiesto il rimborso della quota di iscrizione all'albo professionale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20616/2025, ha negato tale diritto, stabilendo che la quota è un onere che grava sul professionista. La Corte ha chiarito che l'iscrizione è un requisito per esercitare la professione in generale e non una spesa sostenuta nell'esclusivo interesse del datore di lavoro pubblico, poiché la normativa non pone un divieto assoluto di svolgere attività libero-professionale.
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