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Art. 97 Costituzione

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2111 provvedimenti

Assunzione enti pubblici: no conversione senza concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava la conversione di contratti a termine in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per una dipendente di un ente pubblico economico. La sentenza ribadisce che l'obbligo di assunzione tramite concorso pubblico si applica anche a tali enti, qualora siano sottoposti a controllo, tutela o vigilanza da parte della pubblica amministrazione regionale, impedendo la stabilizzazione automatica del personale precario.
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Credito d’imposta inesistente: la Cassazione decide
Una società si è vista contestare un credito d'imposta per R&S, maturato nel 2007 e utilizzato nel 2009. L'Amministrazione Finanziaria lo ha qualificato come credito d'imposta inesistente a causa di una normativa successiva (del 2008) che introduceva un'autorizzazione preventiva. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'azienda, cassando la sentenza precedente per omessa pronuncia sulla motivazione dell'atto e sull'applicazione delle sanzioni. Pur confermando la legittimità della legge retroattiva, la Corte ha sottolineato la necessità di distinguere correttamente tra credito inesistente e credito non spettante ai fini sanzionatori, rinviando il caso a un nuovo esame.
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Perdita di chance: PA condannata per scelta immotivata
Un Ente Locale è stato condannato a risarcire un dipendente per la perdita di chance di ottenere una posizione organizzativa. La Cassazione ha confermato che la scelta del candidato deve essere motivata e basata su una valutazione comparativa, non integrabile in giudizio.
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Retrodatazione economica: no stipendio senza lavoro
Un gruppo di dipendenti pubblici, ammessi a un concorso dopo un contenzioso, ha richiesto la retrodatazione economica della loro promozione a dirigente per allinearla a quella degli altri vincitori. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la retrodatazione giuridica dell'anzianità non conferisce il diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati. Il rimedio legale corretto sarebbe stata un'azione per il risarcimento del danno da ritardata assunzione, non una richiesta di differenze retributive.
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Obbligo di motivazione: incarichi PA e trasparenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione ha un preciso obbligo di motivazione nel conferire incarichi organizzativi. Una dipendente aveva contestato l'assegnazione di ruoli a colleghi e la revoca anticipata del proprio incarico. La Corte ha cassato la decisione d'appello, affermando che la scelta discrezionale dell'ente deve sempre fondarsi su una valutazione comparativa trasparente e sul rispetto dei principi di correttezza e buona fede, a tutela del lavoratore pretermesso.
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Decadenza graduatoria: rinuncia e limiti del bando
Un ente pubblico ha dichiarato una lavoratrice decaduta da una graduatoria nazionale dopo il suo rifiuto di un posto da una graduatoria regionale. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che la clausola di decadenza graduatoria, prevista dal bando di selezione, si applicava esclusivamente alla graduatoria regionale e non poteva essere estesa a quella nazionale, in quanto atto distinto e successivo.
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Posizione organizzativa: nomina e valutazione comparata
Una dipendente comunale contesta la revoca del suo incarico di posizione organizzativa e la successiva nomina di un collega. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il conferimento di una posizione organizzativa, pur essendo un atto di gestione privatistica, richiede sempre una valutazione comparativa tra gli aspiranti, nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede. La revoca dell'incarico iniziale, avvenuta senza tale procedura, è stata ritenuta legittima, così come il successivo conferimento basato su una comparazione motivata.
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Spoil system: limiti per dirigenti non apicali
Un dirigente regionale, licenziato a seguito di un cambio di governo, ottiene ragione in Cassazione. La Corte ha stabilito che lo spoil system si applica esclusivamente ai dirigenti "apicali" (di vertice), e non a figure manageriali subordinate, la cui revoca basata su criteri fiduciari risulta pertanto illegittima. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la quantificazione del risarcimento.
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Onere probatorio e perdita di chance: guida pratica
Un funzionario pubblico ha impugnato una procedura di selezione interna, lamentando irregolarità e chiedendo un risarcimento per la perdita di chance. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il ricorrente non ha adempiuto al suo onere probatorio. Non è sufficiente denunciare vizi procedurali, ma è necessario dimostrare, tramite un'analisi comparativa, di avere avuto concrete probabilità di ottenere l'incarico rispetto ai candidati vincitori.
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Cessazione incarico dirigenziale: non è licenziamento
Una dirigente pubblica, il cui ruolo di Direttore Generale è stato eliminato a seguito di una legge regionale che ha soppresso l'ente da lei diretto, ha impugnato la fine del suo rapporto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la cessazione dell'incarico dirigenziale non costituisce un licenziamento, ma una risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione, causata da un atto normativo (factum principis). Di conseguenza, non si applicano le tutele previste per i licenziamenti illegittimi.
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Mobilità volontaria: no alla qualifica dirigenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la mobilità volontaria nel pubblico impiego non consente di ottenere un inquadramento in una qualifica superiore, come quella dirigenziale, se il dipendente non ha precedentemente superato un apposito concorso pubblico. Il caso riguardava un funzionario trasferitosi da un'amministrazione provinciale a un'agenzia regionale, che rivendicava la qualifica di dirigente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la mobilità comporta una cessione del contratto e non una progressione di carriera, la quale è subordinata al principio costituzionale del concorso pubblico.
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Perdita di chance: come provare il danno risarcibile?
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per non essere stato selezionato per incarichi dirigenziali, lamentando procedure illegittime. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un risarcimento per la perdita di chance, calcolandolo sulla base di una probabilità di successo pari a quella degli altri candidati. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il risarcimento per perdita di chance non è automatico. Il lavoratore deve dimostrare una 'elevata probabilità, prossima alla certezza' di ottenere il risultato sperato, non essendo sufficiente provare la mera illegittimità della procedura o una generica possibilità di successo.
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Indennità esclusività medici: no all’aumento automatico
La Corte di Cassazione, riformando le sentenze di merito, ha stabilito che l'aumento dell'indennità esclusività medici e l'assegnazione di un incarico superiore non sono automatici dopo 5 anni di servizio. L'aumento rientra nel blocco stipendiale e l'incarico dipende da posti disponibili e risorse finanziarie, non costituendo un diritto soggettivo del dirigente medico.
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Diritto di ripetizione Stato: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'intervento dello Stato a copertura delle garanzie prestate dai soci di una cooperativa agricola insolvente non estingue il diritto di ripetizione dello Stato nei confronti del socio che abbia contribuito al dissesto. La sentenza di patteggiamento del socio per reati fallimentari è considerata prova sufficiente della sua 'immeritevolezza' a beneficiare della liberazione incondizionata dal debito, legittimando l'azione di recupero delle somme da parte dell'Amministrazione.
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Ordine di demolizione: è proporzionato e legittimo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34997/2024, ha confermato un ordine di demolizione di un immobile abusivo, anche se emesso quasi vent'anni dopo la condanna definitiva. Il lungo tempo trascorso e il fatto che l'immobile sia un'abitazione non rendono la demolizione sproporzionata, poiché secondo la Corte prevale l'esigenza di ripristinare la legalità violata e l'ordine urbanistico.
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Perdita di chance nel pubblico: quando è risarcibile?
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio l'Amministrazione per demansionamento e perdita di chance a seguito di una riorganizzazione interna. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando che la domanda per perdita di chance deve essere specifica e non un generico lamento. Inoltre, ha ribadito l'assenza di un diritto all'assegnazione di un incarico dirigenziale specifico, data la fungibilità normativa di tali ruoli, e ha chiarito l'autonomia dell'Avvocatura dello Stato nel decidere se impugnare o meno una sentenza.
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Tassazione rifiuti speciali: la Cassazione chiarisce
Una società di grande distribuzione ha contestato un avviso di pagamento per la tassa rifiuti (TARES), sostenendo l'esenzione per le aree in cui si formano rifiuti speciali da imballaggio, gestiti in proprio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la superficie dove si producono rifiuti speciali non assimilabili, come gli imballaggi terziari, è esclusa dalla parte variabile del tributo. La sentenza chiarisce i principi sulla tassazione rifiuti speciali, sottolineando l'onere del contribuente di provare la produzione e il corretto smaltimento, e il dovere del giudice di valutare tali prove.
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Società di comodo: no al diniego rimborso IVA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24176/2024, ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo non può prevalere sui principi del diritto europeo in materia di IVA. Il caso riguardava una società immobiliare che si era vista negare un rimborso IVA a seguito dell'acquisto di un immobile da ristrutturare, poiché non aveva superato il "test di operatività". La Corte, richiamando una pronuncia della Corte di Giustizia UE, ha affermato che il diritto alla detrazione IVA non può essere negato sulla base di una presunzione legale legata a soglie di reddito, se la società dimostra di esercitare un'effettiva attività economica, anche se in fase preparatoria. Di conseguenza, la normativa nazionale è stata disapplicata e il diritto al rimborso della società è stato confermato.
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IRAP studi associati: quando si paga l’imposta?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23949/2024, ha rigettato il ricorso di un professionista contro una cartella di pagamento per IRAP. Il caso verteva sulla debenza dell'imposta per un avvocato operante in forma associata. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per gli studi associati, l'IRAP è sempre dovuta, in quanto l'esercizio dell'attività in forma associata costituisce di per sé il presupposto impositivo, a prescindere dal requisito dell'autonoma organizzazione del singolo. È stato inoltre negato l'effetto vincolante di una precedente sentenza favorevole relativa ad annualità diverse.
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Dichiarazione integrativa tardiva e credito IVA
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società che si è vista negare un credito IVA perché omesso nella dichiarazione originale. Nonostante la possibilità di presentare una dichiarazione integrativa tardiva e di contestare la pretesa del Fisco in giudizio, la Corte ha sottolineato che il contribuente deve sempre fornire la prova documentale dell'effettiva esistenza del credito. In assenza di tale prova, la richiesta dell'Agenzia delle Entrate è legittima. La sentenza chiarisce anche che, in caso di controlli automatizzati su dati certi, non è obbligatorio l'invio preventivo dell'avviso bonario.
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