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Art. 96 Legge Fallimentare

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39 provvedimenti

Insinuazione al passivo: obbligo anche con sentenza?
Una società, nonostante una sentenza di primo grado a suo favore, si è vista negare il proprio credito verso un professionista dichiarato fallito perché non aveva presentato la domanda di insinuazione al passivo. La Corte di Cassazione ha confermato che questo adempimento spetta sempre al creditore, anche in pendenza di un giudizio di appello. L'obbligo di insinuazione al passivo è un passo fondamentale e non delegabile.
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Indennizzo durata processo: come si calcola il valore
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sul calcolo dell'indennizzo per l'irragionevole durata del processo (legge Pinto) in ambito fallimentare. Con l'ordinanza n. 23899/2024, ha stabilito che il valore di riferimento per determinare il tetto massimo dell'indennizzo non è la somma concretamente riscossa dal creditore, ma l'intero credito ammesso al passivo fallimentare. Questa decisione ribalta il precedente orientamento di una Corte d'Appello, che aveva limitato l'indennizzo sulla base dell'importo effettivamente pagato, notevolmente inferiore. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei creditori, affermando che il valore della causa deve essere parametrato al diritto accertato e non a variabili successive come la capienza dell'attivo fallimentare.
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Domanda tardiva: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda tardiva di ammissione al passivo di una banca in liquidazione coatta. Nonostante i creditori avessero ottenuto una sentenza favorevole, la loro richiesta è stata presentata oltre il termine di decadenza previsto dalla legge. La Corte ha ribadito che il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo è dipeso da una causa a lui non imputabile, e che un lungo lasso di tempo trascorso dopo il passaggio in giudicato della sentenza, senza agire, costituisce un ritardo colpevole. La sentenza sottolinea la rigidità dei termini procedurali e l'inderogabilità della procedura di accertamento del passivo.
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Domanda tardiva: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18527/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori che avevano presentato una domanda tardiva di insinuazione al passivo di un istituto di credito in liquidazione coatta. La Corte ha confermato che, a seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 181/2015, il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo nella presentazione della domanda è dipeso da causa a lui non imputabile, anche per il periodo successivo alla cessazione dell'impedimento. Un ritardo di dieci mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che accertava il credito è stato ritenuto ingiustificato.
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Credito prededucibile: quando non è ammesso
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento di un credito prededucibile a un professionista per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda di concordato da parte della società, prima del decreto di ammissione, interrompe il nesso di funzionalità necessario, rendendo il credito non prededucibile nel successivo fallimento.
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Domanda tardiva LCA: la Cassazione chiarisce la procedura
Una società agricola ha presentato una domanda tardiva di risarcimento danni nell'ambito di una Liquidazione Coatta Amministrativa (LCA). Il Tribunale ha respinto la domanda decidendo direttamente in composizione collegiale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che la domanda tardiva LCA deve seguire un iter giudiziale specifico, con una prima decisione da parte di un giudice istruttore monocratico, e non di un collegio. L'errore ha privato la società di un grado di giudizio, pertanto il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame secondo la procedura corretta.
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Insinuazione al passivo: come modificare la domanda
Una società creditrice ha presentato una domanda di insinuazione al passivo per un importo errato a causa di un errore di calcolo. Il Tribunale aveva respinto la successiva correzione, ritenendola una domanda nuova non ammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la rettifica del quantum, basata sui medesimi fatti e contratti originariamente prodotti, costituisce una semplice e lecita 'emendatio' della domanda di insinuazione al passivo, non una 'mutatio' vietata.
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Giudicato decreto ingiuntivo: la sua forza nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudicato formatosi su un decreto ingiuntivo non opposto prima del fallimento impedisce al giudice fallimentare di dichiarare la nullità del contratto sottostante. Il credito, basato su un titolo divenuto definitivo, copre sia il dedotto che il deducibile, cristallizzando la validità del rapporto e rendendolo opponibile alla massa dei creditori. Di conseguenza, la pretesa del creditore, anche per il riconoscimento di un privilegio, non può essere respinta sulla base di una presunta invalidità del titolo contrattuale.
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Appello inammissibile: onere di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un appello inammissibile per violazione del principio di autosufficienza. Il ricorrente, nel contestare la genericità del precedente atto d'appello, non ha trascritto nel ricorso le parti essenziali dello stesso, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza della critica. La decisione sottolinea come la mancata riproduzione degli elementi necessari a comprendere la doglianza conduca inevitabilmente a una pronuncia di inammissibilità, senza esame del merito.
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Interruzione del processo per fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 322/2024, ha chiarito un punto cruciale sull'interruzione del processo a causa del fallimento di una delle parti. La Corte ha stabilito che, sebbene l'interruzione sia automatica, il termine perentorio di tre mesi per riassumere il giudizio decorre non dalla mera conoscenza del fallimento, ma dal momento in cui la dichiarazione giudiziale di interruzione viene portata a conoscenza di tutte le parti, inclusa la curatela fallimentare. Nel caso di specie, una Corte d'appello aveva erroneamente dichiarato estinto il processo, ritenendo che la curatela avesse riassunto la causa tardivamente. La Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che, in assenza di una formale dichiarazione di interruzione comunicata alle parti, il termine per la riassunzione non era neppure iniziato a decorrere.
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Risoluzione contratto mutuo: il fallimento è causa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la risoluzione contratto mutuo può derivare automaticamente dal fallimento del debitore principale. Se il curatore fallimentare non subentra nel contratto e il creditore si insinua al passivo, il contratto si considera risolto. Di conseguenza, il creditore può legittimamente agire contro i fideiussori per recuperare il credito residuo, poiché il fallimento è stato invocato come causa petendi fin dall'inizio dell'azione monitoria.
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Ammissione al passivo con riserva: il coobbligato
Una società, coobbligata per debiti tributari di un'altra società poi fallita, si oppone al diniego di ammissione del proprio credito di regresso allo stato passivo. Il Tribunale aveva respinto la richiesta per mancata prova del pagamento integrale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione, in attesa di definire questioni fondamentali sull'ammissione al passivo con riserva del credito del coobbligato, anche prima del pagamento integrale, e sulla natura di tale credito come condizionale.
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Insinuazione al passivo: TFR e crediti futuri
Una società che, in seguito a una retrocessione di ramo d'azienda, si era fatta carico di debiti lavorativi (ferie, TFR) di un'altra impresa, poi fallita, ha tentato l'insinuazione al passivo per recuperare tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiari: per l'azione surrogatoria è necessaria la prova rigorosa del pagamento, e i crediti futuri come il TFR non ancora maturato non possono essere ammessi al passivo fallimentare, neppure con riserva.
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Insinuazione al passivo TFR: quando è escluso il credito
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di una società di ammettere al passivo del fallimento di un'altra impresa un credito per TFR e ferie dei dipendenti trasferiti. La Corte ha chiarito che l'insinuazione al passivo TFR è inammissibile se il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore, poiché il credito non è ancora esigibile al momento della dichiarazione di fallimento, configurandosi come un credito futuro. La domanda relativa alle ferie è stata respinta per mancanza di prova del pagamento.
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Giudicato endofallimentare: no a nuova domanda
La Corte di Cassazione conferma che il rigetto non opposto di una domanda di ammissione al passivo fallimentare crea un giudicato endofallimentare. Questo preclude la possibilità di riproporre la stessa domanda in via tardiva, anche se nel frattempo una sentenza ha accertato il diritto del creditore. Il creditore avrebbe dovuto chiedere l'ammissione 'con riserva' in attesa della definizione del giudizio esterno.
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Credito condizionato: come insinuarsi al passivo
La Cassazione chiarisce che un credito derivante da una sanzione amministrativa va considerato un credito condizionato fin dal momento in cui viene commesso l'illecito. Pertanto, deve essere insinuato al passivo con riserva all'inizio del procedimento sanzionatorio, non alla sua conclusione, per non essere considerato tardivo e quindi escluso.
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Appello e fallimento: si può proseguire il giudizio?
Un'impresa creditrice si oppone alla decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato improcedibile il suo appello a seguito del fallimento della società debitrice. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo un principio chiave sul rapporto tra appello e fallimento: il giudizio di impugnazione, se iniziato prima della dichiarazione di fallimento, deve proseguire. La sentenza di primo grado, anche se non definitiva, costituisce titolo per l'insinuazione al passivo con riserva, e l'appello è lo strumento corretto per il curatore per contestarla o per il creditore per riformarla.
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Insinuazione al passivo: basta l’estratto di ruolo
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34751 del 10/11/2021, la Corte ha risolto un contrasto sull'insinuazione al passivo dei crediti tributari e previdenziali. Si è stabilito che per ammettere il credito non è necessaria la notifica dell'avviso di accertamento esecutivo o dell'avviso di addebito, essendo sufficiente la produzione dell'estratto di ruolo. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti previdenziali resta quinquennale anche se la cartella non è stata opposta.
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Risoluzione contratto fallimento: la guida completa
Un'impresa chiede la risoluzione di un contratto e la restituzione di somme. La controparte fallisce e il processo si interrompe automaticamente. La Corte d'Appello, dopo aver annullato gli atti successivi al fallimento, dichiara la domanda di risoluzione contratto fallimento improcedibile, perché di competenza esclusiva del Giudice Delegato per garantire la par condicio creditorum.
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