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Art. 96 l. fall.

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107 provvedimenti

Improcedibilità domanda: il fallimento attrae la causa
Un ente pubblico citava in giudizio un'ATI per vizi costruttivi. A seguito del fallimento di una delle società coinvolte, la Corte di Cassazione conferma l'improcedibilità della domanda nel giudizio ordinario, stabilendo che la causa deve proseguire dinanzi al tribunale fallimentare. La questione, rilevabile d'ufficio, ha effetto su tutte le parti coinvolte.
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Onere della prova: chi deve produrre il contratto?
Una società ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente pagate. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, attribuendo al cliente l'onere della prova tramite la produzione del contratto e di tutti gli estratti conto. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione, chiarendo che l'onere della prova può ricadere sulla banca, specialmente se il cliente non è in grado di produrre il contratto perché mai ricevuto o perché inesistente in forma scritta.
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Espromissione e risanamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la validità di un contratto di espromissione stipulato da due soci per garantire il debito residuo della loro società verso una banca. L'accordo era collegato all'adesione della banca a un piano di risanamento, che implicava una rinuncia parziale al credito. I soci avevano sostenuto la nullità dell'espromissione per mancanza di causa. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Ha stabilito che l'accordo era valido, interpretandolo come un'espromissione liberatoria finalizzata a garantire l'integrale soddisfacimento del creditore. I motivi di ricorso sono stati giudicati inammissibili per genericità e per la pretesa di un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Onere della prova nel fallimento: no danni senza prove
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione al passivo di un fallimento per un ingente credito. La decisione sottolinea che l'onere della prova grava interamente sul creditore, che deve dimostrare non solo l'esistenza del suo diritto ma anche ogni singola voce di danno, sia come perdita subita che come mancato guadagno. Senza una prova rigorosa, il giudice non può concedere il risarcimento, neanche tramite una valutazione equitativa. La Corte ribadisce di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Onere della prova: Cassazione chiarisce i termini
Una società di revisione si opponeva all'esclusione del proprio credito dal passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del fallimento, ha chiarito che l'onere della prova grava interamente sul creditore, il quale deve dimostrare non solo l'incarico ma anche l'effettivo svolgimento della prestazione sin dal ricorso in opposizione, senza possibilità di produrre documenti in un momento successivo, a meno che la curatela non sollevi eccezioni proceduralmente nuove.
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Astensione obbligatoria giudice: quando è nulla la decisione
Una società creditrice ha impugnato un decreto del Tribunale fallimentare che aveva ammesso solo parzialmente e senza privilegio un suo credito, escludendone un altro. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, accogliendo il motivo di ricorso relativo alla composizione del collegio giudicante. Nello specifico, il giudice che presiedeva il collegio era lo stesso che aveva agito come giudice delegato nella fase di verifica dello stato passivo, una situazione che impone l'astensione obbligatoria del giudice. La sua partecipazione ha quindi viziato l'intero provvedimento, rendendolo nullo.
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Cessione d’azienda e debiti: chi risponde?
Una recente sentenza della Corte d'Appello chiarisce la responsabilità dell'imprenditore a seguito di una cessione d'azienda. Il caso riguardava un contratto di associazione in partecipazione per un progetto immobiliare. L'imprenditore individuale ha poi conferito la sua azienda in una nuova società. La Corte ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, per i contratti non ancora esauriti si applica l'art. 2558 c.c., che prevede la successione automatica del cessionario nel contratto, liberando così il cedente da responsabilità personali per le obbligazioni future. La responsabilità del cedente per debiti pregressi (art. 2560 c.c.) si applica solo a debiti già consolidati al momento della cessione.
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