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Art. 94 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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809 provvedimenti

Altri anni per Art. 94 Codice di Procedura Penale

Esigenze cautelari e mafia: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione mafiosa. La sentenza stabilisce che, per reati di questo tipo, le esigenze cautelari si presumono esistenti e il solo passare del tempo non è sufficiente a dimostrare che l'indagato abbia reciso i legami con l'organizzazione criminale. Viene ribadito il forte onere probatorio a carico della difesa per superare la presunzione di pericolosità sociale.
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Estorsione e metodo mafioso: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza 10419/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha ribadito che, per configurare l'estorsione con metodo mafioso, è sufficiente che la richiesta di 'pizzo' avvenga in un contesto territoriale a nota influenza criminale, anche senza minacce esplicite. La decisione conferma la custodia cautelare in carcere, sottolineando l'irrilevanza delle censure sulla ricostruzione dei fatti in sede di legittimità.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna accusata di essere a capo di un'associazione per il traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la validità della misura cautelare in carcere, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza basati su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, anche in assenza di contatti diretti tra la presunta leader e tutti i membri del gruppo, valorizzando la struttura compartimentata dell'organizzazione.
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Metodo mafioso: Cassazione su estorsione e carcere
Un uomo, accusato di tentata estorsione, ha impugnato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, negando l'uso del metodo mafioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la richiesta di un "regalo" in cambio di "protezione" è un linguaggio tipicamente mafioso sufficiente a integrare l'aggravante. La Corte ha inoltre confermato che la presunzione legale per la detenzione in carcere si applica anche ai reati tentati con tale aggravante.
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Ricorso per cassazione e custodia cautelare: il caso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere. La Corte conferma la valutazione del tribunale del riesame, che aveva ravvisato un concreto e attuale pericolo di fuga e di recidiva, basandosi su intercettazioni e altri elementi investigativi, ritenendo il ricorso una mera richiesta di rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre indagati contro un'ordinanza di custodia cautelare per tentata estorsione aggravata. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sui gravi indizi di colpevolezza, ribadendo che la Corte non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione del giudice di merito. Viene inoltre precisato che la sospensione feriale dei termini si applica ai reati aggravati dal metodo mafioso, a differenza dei reati associativi.
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Ricorso inammissibile per estorsione: la Cassazione
Un soggetto in custodia cautelare per estorsione aggravata presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che l'accusa si basi su dichiarazioni inattendibili e che la questione sia di natura civilistica. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è riesaminare i fatti o la credibilità delle prove, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del provvedimento impugnato, che in questo caso è stata ritenuta immune da vizi.
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Gravi indizi di colpevolezza e ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina. La difesa lamentava l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, ma la Corte ha stabilito che le censure erano di mero fatto, volte a una nuova valutazione delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione sottolinea che il controllo della Cassazione si limita a verificare la logicità della motivazione del provvedimento impugnato, non a riesaminare nel merito gli elementi indiziari.
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Metodo mafioso: Cassazione su estorsione e minacce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una misura cautelare per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha confermato che l'aggravante sussiste quando le minacce evocano la forza intimidatrice di un clan, anche senza una formale affiliazione. L'eccezione sull'inutilizzabilità delle intercettazioni è stata respinta in quanto non decisiva rispetto al resto del quadro probatorio.
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Custodia cautelare 416 bis: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10230/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato in custodia cautelare per associazione di tipo mafioso. La Corte ha ribadito che, in tema di custodia cautelare 416 bis, la semplice affermazione di dissociazione e il tempo trascorso non sono sufficienti per superare la presunzione di pericolosità, essendo necessarie prove concrete di un distacco definitivo dal clan.
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Associazione di tipo mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso. La sentenza chiarisce che la partecipazione al sodalizio non richiede la commissione di specifici reati, essendo sufficiente la 'messa a disposizione' nei confronti del gruppo. Inoltre, il trasferimento all'estero non è stato ritenuto sufficiente a superare la presunzione di pericolosità sociale, dato il mantenimento dei contatti con altri membri dell'organizzazione.
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Metodo mafioso: quando si applica l’aggravante
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato accusato di tentata estorsione. La sentenza chiarisce che per l'aggravante del metodo mafioso non è necessaria la prova dell'appartenenza a un clan, ma è sufficiente che la condotta violenta o minacciosa evochi nella vittima la forza intimidatrice tipica delle associazioni criminali, inducendola a cedere per timore.
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Consulenza tecnica di parte: onere della prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata. Il motivo è la mancata e incongrua valutazione, da parte del Tribunale del Riesame, di una consulenza tecnica di parte che contestava l'identificazione vocale dell'indagato in un'intercettazione chiave. La Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta all'accusa e che il giudice non può liquidare le prove difensive senza una motivazione adeguata, specialmente dopo un precedente annullamento per la stessa ragione.
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Presunzione esigenze cautelari: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la misura della custodia in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito la validità della presunzione esigenze cautelari per tali gravi reati, sottolineando che la difesa non ha fornito prove concrete per superarla. La motivazione del Tribunale del Riesame sulla gravità indiziaria è stata ritenuta logica e congrua.
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Ricorso inammissibile: genericità e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una misura di custodia cautelare in carcere per reati associativi. Il ricorso è stato respinto per la genericità dei motivi, in particolare riguardo all'eccezione di inutilizzabilità delle intercettazioni. La Corte ha ribadito che è onere della difesa indicare specificamente gli atti viziati e la loro rilevanza. Inoltre, ha confermato la validità della presunzione di pericolosità per i reati di tipo mafioso, non superata da argomentazioni generiche.
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Esigenze cautelari: gravità del fatto e recidiva
Un uomo è stato posto in custodia cautelare in carcere per traffico di cocaina. Ha presentato ricorso sostenendo la mancanza di attuali esigenze cautelari e l'inutilizzabilità delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il pericolo di recidiva può essere desunto dalla gravità concreta del reato e dai precedenti penali, non solo dal tipo di reato astratto. La detenzione dei suoi fornitori è stata considerata irrilevante.
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Terrorismo 270-bis: ricorso inammissibile
Un individuo, indagato per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo (art. 270-bis c.p.), ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è riesaminare le prove, ma verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice di merito. La sentenza conferma che una sistematica attività di propaganda e proselitismo online può integrare la condotta di partecipazione al reato di terrorismo 270-bis.
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Misura cautelare carceraria: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della misura cautelare carceraria per un indagato di rapina aggravata, ritenendola adeguata nonostante il soggetto fosse già agli arresti domiciliari per altri reati. La decisione si fonda sull'alto rischio di recidiva e sulla personalità dell'indagato, elementi che rendono la detenzione in carcere l'unica opzione idonea a tutelare le esigenze cautelari, a prescindere dal rispetto di altre misure meno afflittive.
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Esigenze cautelari: il tempo non basta a ridurle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Secondo la Corte, per valutare l'attenuazione delle esigenze cautelari, non sono sufficienti il mero decorso del tempo e la buona condotta in detenzione, specialmente a fronte di una spiccata e pregressa pericolosità sociale del soggetto, comprovata da numerosi precedenti per reati gravi.
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità e spese
La Corte di Cassazione affronta il caso di un imputato che, dopo aver presentato ricorso contro il diniego di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, presenta una dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando un principio fondamentale: poiché l'inammissibilità deriva da una sopravvenuta carenza di interesse non colpevole, l'imputato non deve essere condannato al pagamento delle spese processuali né di una sanzione pecuniaria.
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