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Art. 93 R.D. 267/1942 (Legge Fallimentare)

8 provvedimenti

Opposizione allo stato passivo: vietato aumentare le richieste
Un professionista chiedeva l'ammissione dei propri compensi nel fallimento di una società. Il giudice delegato accoglieva la richiesta solo parzialmente. Il professionista cedeva poi il credito a una società terza. La cessionaria proponeva opposizione allo stato passivo, pretendendo somme maggiori e la collocazione in prededuzione non richiesta in origine. Il Tribunale riconosceva soltanto gli importi indicati nella domanda iniziale, escludendo incrementi. La società cessionaria impugnava il provvedimento in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato il rigetto: nel giudizio di opposizione allo stato passivo vige il divieto assoluto di introdurre domande nuove o modificare al rialzo le richieste quantitative già avanzate. La natura impugnatoria del rito impone la massima celerità e tutela la parità di tutti i creditori.
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Privilegio dei crediti previdenziali: prova piena e ammissione
L'Ente Previdenziale chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di una società per contributi non versati, invocando la prelazione sui beni mobili. Il Tribunale riconosceva solo parzialmente il credito e lo degradava a rango chirografario, contestando la mancanza dell'indicazione specifica dei singoli beni e ritenendo insufficienti le denunce contributive telematiche. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Ente: il privilegio dei crediti previdenziali ha natura generale e grava sull'intero compendio mobiliare, rendendo superflua la descrizione analitica dei beni. Inoltre, le denunce telematiche trasmesse dal datore di lavoro costituiscono piena prova del debito contributivo con valore confessorio. La Suprema Corte ha cassato la decisione con rinvio.
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Restituzione bene leasing: chi paga le spese di custodia
Una società di leasing risolve un contratto prima del fallimento dell'utilizzatrice e ottiene la restituzione bene leasing tramite domanda di rivendica fallimentare. La concedente evita però di ritirare il bene, un ingombrante stampo nautico, lasciandolo per anni nei capannoni della procedura e invocando una clausola contrattuale che imponeva all'utilizzatrice la consegna a proprie spese. Il fallimento agisce per ottenere il rimborso delle ingenti spese di custodia e sorveglianza. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del fallimento: il contratto era già sciolto prima del crac e le clausole non vincolano la procedura. La società proprietaria deve rimborsare le spese di custodia maturate dal momento della costituzione in mora.
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Ammissione al passivo fallimentare: nullità e credito
Una società in amministrazione straordinaria ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società acquirente per crediti derivanti dalla cessione di rami d'azienda e da un successivo accordo di restituzione. Il Tribunale ha respinto le richieste dichiarando nullo il contratto originario tramite richiami generici ad altre decisioni e negando i crediti risarcitori legati ai ritardi nella riconsegna dei beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, censurando la motivazione apparente sulla nullità contrattuale e l'errata interpretazione dell'accordo transattivo. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che le domande di credito indeterminate nel loro importo complessivo risultano originariamente inammissibili.
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Opposizione allo stato passivo: prove tardive e rigetto
Una lavoratrice ha richiesto l'ammissione al credito di circa 78.000 euro per trattamento di fine rapporto nei confronti di una società fallita. Gli organi fallimentari hanno respinto la richiesta a causa della mancata produzione dell'estratto contributivo che dimostrasse il lavoro subordinato. La dipendente ha quindi promosso il giudizio di opposizione allo stato passivo, depositando la documentazione INPS soltanto nel corso della causa e contestando la composizione del collegio. Il Tribunale ha confermato il diniego per tardività della prova documentale e inidoneità delle testimonianze. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice, sancendo la preclusione assoluta nel depositare nuovi documenti dopo il deposito dell'atto introduttivo.
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Insinuazione allo stato passivo: somme certe o rigetto
Un dirigente aziendale ha promosso domanda di insinuazione allo stato passivo nei confronti dell'ente datore di lavoro, sottoposto ad amministrazione straordinaria. Il lavoratore ha richiesto differenze retributive, indennità e risarcimento danni per demansionamento, senza quantificare con precisione la somma pretesa. La richiesta rinviava genericamente a una vecchia proposta negoziale con detrazione di importi percepiti e a perizie contabili. I giudici hanno dichiarato inammissibile l'istanza per assoluta incertezza della somma. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la corretta insinuazione allo stato passivo impone l'esatta quantificazione monetaria della pretesa nell'atto introduttivo.
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Insinuazione allo stato passivo: rigetto per prove generiche
Un professionista contabile ha richiesto l'insinuazione allo stato passivo di una società fallita per un credito professionale di oltre 57.000 euro relativo a compensi per tenuta contabile e consulenza del lavoro. Il Tribunale ha accolto solo parzialmente la richiesta per circa 8.000 euro, respingendo la restante somma a causa della genericità delle prove fornite e dell'inammissibilità di nuove domande proposte per la prima volta in sede di opposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista dichiarandolo inammissibile. I giudici supremi hanno confermato che il creditore ha l'onere inderogabile di dimostrare con precisione la natura, la portata e la specifica quantificazione delle prestazioni eseguite, non potendo delegare alla procedura fallimentare la ricostruzione dei propri crediti né ampliare l'oggetto della domanda originaria nei gradi successivi di giudizio.
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Aggio di riscossione: stop al compenso senza notifica
L'Agente della Riscossione ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per tributi non pagati, includendo l'aggio di riscossione, i diritti di notifica e gli interessi di mora. Il Tribunale ha negato il riconoscimento dell'aggio e delle spese accessorie perché la notifica della cartella di pagamento è avvenuta dopo la sentenza di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il compenso dell'esattore diventa credito concorsuale solo se l'attività esecutiva inizia formalmente prima dell'apertura del fallimento. La semplice presa in carico interna del debito da parte del concessionario non fa maturare alcun diritto all'aggio a carico della procedura.
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