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Art. 92 l.fall.

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32 provvedimenti

Interruzione del processo: da quando decorre il termine?
Una parte acquirente avviava una causa per ottenere il trasferimento di un immobile, ma il processo veniva interrotto a seguito del fallimento della società venditrice. Il Tribunale dichiarava estinto il giudizio per tardiva riassunzione, calcolando il termine dalla conoscenza legale del fallimento. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, stabilendo che, in caso di interruzione del processo, il termine per la riassunzione decorre dalla dichiarazione giudiziale dell'interruzione stessa e non dalla mera conoscenza dell'evento interruttivo. La causa è stata quindi rimessa al giudice di primo grado.
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Domanda ultratardiva: quando il ritardo è colpevole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che aveva presentato una domanda ultratardiva di ammissione al passivo di un'altra società in amministrazione straordinaria. Il rigetto si fonda sull'irragionevole e colpevole ritardo di oltre 36 mesi nella presentazione della domanda, evidenziando che il termine annuale non è un diritto assoluto ma va valutato secondo un criterio di ragionevolezza e diligenza del creditore.
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Privilegio spese esecutive: prova di utilità essenziale
Una creditrice ha impugnato in Cassazione il provvedimento del Tribunale che negava il riconoscimento di un privilegio speciale per le spese di procedure esecutive avviate prima del fallimento di una società. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per ottenere tale privilegio è necessario dimostrare l'effettiva utilità delle azioni esecutive per la massa dei creditori e indicare specificamente i beni su cui grava la prelazione. Inoltre, è stata confermata l'inammissibilità della richiesta di interessi ulteriori, in quanto costituiva una modifica non consentita della domanda originaria di insinuazione al passivo.
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Ammissione al passivo del fideiussore: la Cassazione
Un istituto di credito si è visto negare l'ammissione al passivo del fideiussore fallito. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il creditore di un fideiussore fallito ha pieno diritto di partecipare al concorso, a differenza del creditore garantito da ipoteca su bene di un terzo. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra garanzie personali e reali nelle procedure concorsuali e l'ammissione al passivo del fideiussore.
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Opponibilità locazione pignoramento: il caso risolto
Una società conduttrice ha tentato di far valere l'opponibilità di un contratto di locazione contro una procedura esecutiva, basandosi su un primo accordo antecedente al pignoramento. Tuttavia, un secondo contratto, ritenuto novativo, era stato stipulato dopo l'inizio della procedura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il secondo contratto è inopponibile ai creditori e che le spese di manutenzione non possono essere compensate con i canoni dovuti. Il caso chiarisce i limiti dell'opponibilità locazione pignoramento.
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Recupero aiuti di Stato: chi può agire in giudizio?
La Cassazione ha stabilito che il Commissario Straordinario per il recupero aiuti di Stato non ha legittimazione ad agire in giudizio per l'ammissione al passivo fallimentare. Tale potere spetta all'Agente della Riscossione o all'ente creditore. Il ricorso del Commissario è stato rigettato per carenza di legittimazione attiva.
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Occupazione abusiva: giurisdizione del giudice ordinario
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto un conflitto di giurisdizione tra tribunale ordinario e TAR. Il caso riguardava una richiesta di pagamento per l'occupazione abusiva di un'area demaniale portuale da parte di una società fallita, a seguito della scadenza di una concessione. La Corte ha stabilito che la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, poiché la pretesa dell'ente pubblico non deriva dall'esercizio di poteri autoritativi, ma dalla tutela di un diritto soggettivo di natura patrimoniale, assimilabile a quella di un qualsiasi proprietario.
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Ratio Decidendi: l’importanza di impugnare tutto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di riscossione contro l'esclusione di un credito da un fallimento. La decisione originaria del giudice si basava su due distinte ragioni (ratio decidendi): la tardività della domanda e la possibile duplicazione di un credito già ammesso. Poiché la società ricorrente ha impugnato solo una delle due motivazioni, l'altra è divenuta definitiva, rendendo inutile e quindi inammissibile l'esame del motivo contestato.
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Terzo datore di ipoteca: diritti nel fallimento
Una società creditrice si è vista negare il diritto di partecipare alla ripartizione dei proventi dalla vendita di un immobile ipotecato, di proprietà di un terzo datore di ipoteca fallito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il creditore non è tenuto a presentare domanda di insinuazione al passivo nel fallimento del terzo garante. Può invece intervenire direttamente nella fase di ripartizione dell'attivo per soddisfare il proprio credito, in virtù del principio di "responsabilità senza debito" che caratterizza la figura del terzo datore di ipoteca.
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Domanda tardiva: PEC errata non basta a giustificarla
Una società, cessionaria di un credito verso un'entità fallita, ha presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo, sostenendo di non aver mai ricevuto l'avviso a causa di un indirizzo PEC errato utilizzato dal curatore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La Corte ha chiarito che l'invio dell'avviso a un indirizzo PEC presente in un registro pubblico, anche se obsoleto ma ancora attivo, costituisce una notifica valida. La mancata contestazione da parte del creditore di questa motivazione fondamentale ha reso l'appello inammissibile.
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Inammissibilità del ricorso: carenza d’interesse
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un acquirente contro il fallimento del fornitore di una cucina. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché le questioni centrali del ricorso (risoluzione del contratto e gravità dell'inadempimento) erano già state definite con una sentenza passata in giudicato in un altro procedimento parallelo, conclusosi con un accordo transattivo tra le parti.
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Notifica via PEC: la prova con stampa PDF è valida?
Una banca impugnava il rigetto della sua domanda tardiva in un fallimento, sostenendo la nullità della notifica via PEC dell'avviso, provata solo con stampe PDF. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il giudice di merito può ritenere idonea tale prova documentale e che la contestazione sulla sua efficacia probatoria non costituisce motivo di ricorso per violazione di legge, ma una richiesta di riesame dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Il ricorso confuso e la non violazione del 'minimo costituzionale' nella motivazione hanno contribuito alla decisione.
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