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Art. 90 Testo Unico Bancario

15 provvedimenti

Legittimazione passiva ente ponte: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente ponte, creato nel contesto di una risoluzione bancaria, non possiede la legittimazione passiva per rispondere delle pretese risarcitorie avanzate dagli azionisti della banca originaria. La decisione si fonda sulla necessità di garantire la stabilità finanziaria del nuovo istituto, trasferendogli solo le passività esplicitamente previste nel provvedimento di cessione e non oneri pregressi e incerti. Le pretese degli azionisti, pertanto, devono essere rivolte verso l'ente originario posto in liquidazione.
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Cessione azienda bancaria: chi paga i debiti?
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente percepite su un conto corrente, poi estinto. Successivamente, la banca è stata posta in liquidazione e un'altra banca ha acquisito un suo ramo d'azienda. La Corte d'Appello ha negato la responsabilità della banca acquirente, sostenendo che il rapporto, essendo già estinto al momento della cessione azienda bancaria, non rientrava nel perimetro delle passività trasferite. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha rinviato la decisione per trattare la questione insieme ad altri casi analoghi, data la sua rilevanza.
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Contratto a termine nullo: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13271/2024, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando la nullità di un contratto a termine per genericità della causale. La Corte ha ribadito che la giustificazione per l'assunzione a tempo determinato, come un generico 'incremento di attività', deve essere specifica e dettagliata per essere valida. La nullità della clausola comporta la conversione del rapporto di lavoro in tempo indeterminato, e gli obblighi si trasferiscono al datore di lavoro cessionario in caso di trasferimento d'azienda.
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Interruzione del processo: la Cassazione chiarisce
Un fideiussore si oppone a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Successivamente, la banca viene posta in liquidazione coatta amministrativa, causando l'interruzione del processo. I giudici di merito dichiarano estinto il giudizio per tardiva riassunzione, ritenendo che il termine decorresse dalla pubblicazione della liquidazione in Gazzetta Ufficiale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il termine per la riassunzione decorre non dalla conoscenza legale dell'evento, ma dalla dichiarazione giudiziale di interruzione del processo. Questo principio, già affermato per il fallimento, viene esteso anche alla liquidazione coatta amministrativa.
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Cessione contenzioso bancario: i rapporti estinti
Una società in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio una banca, successivamente posta in liquidazione coatta amministrativa. Le attività e passività della banca sono state trasferite a un grande gruppo bancario. La questione centrale era se la causa, relativa a un rapporto contrattuale già concluso, fosse inclusa nel trasferimento. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, ha stabilito che la cessione del contenzioso bancario non comprende le liti su rapporti estinti. La motivazione si basa sull'interpretazione degli accordi di cessione, che escludevano le passività non funzionali alla continuità dell'impresa acquirente. Di conseguenza, quest'ultima è stata ritenuta priva di legittimazione passiva.
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Cessione Banche Venete: esclusi i rapporti estinti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale riguardo la cessione Banche Venete. Le controversie legali relative a rapporti bancari già conclusi (estinti) al momento della cessione d'azienda non sono state trasferite all'istituto di credito acquirente. La Corte ha chiarito che il contratto di cessione, interpretato alla luce della sua finalità, escludeva tali passività in quanto non funzionali alla futura attività della banca cessionaria. Di conseguenza, l'istituto acquirente non può essere citato in giudizio per tali questioni, che restano in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria.
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Cessione d’azienda bancaria: chi paga i debiti?
Con l'ordinanza n. 22732/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione d'azienda bancaria. La Corte ha chiarito che la banca acquirente non è responsabile per i debiti derivanti da rapporti contrattuali (come un conto corrente) che erano già stati chiusi prima della data della cessione, anche se all'epoca era in corso una causa legale. La mera pendenza di una lite non è sufficiente a trasferire la passività. Di conseguenza, la legittimazione passiva per tali debiti rimane in capo alla banca originaria in liquidazione. La sentenza impugnata, che aveva condannato la banca acquirente, è stata annullata con rinvio.
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Cessione azienda bancaria: i debiti esclusi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22563/2025, affronta il tema della cessione azienda bancaria in un contesto di liquidazione. Viene chiarito che i contenziosi relativi a rapporti bancari già estinti al momento della cessione non vengono trasferiti all'istituto acquirente. La Corte sottolinea che il criterio determinante non è la pendenza della lite, ma la funzionalità del rapporto all'esercizio futuro dell'impresa bancaria del cessionario, come definito nel contratto di cessione. Di conseguenza, la banca acquirente è stata dichiarata priva di legittimazione passiva.
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Contenzioso escluso: la Cassazione sui debiti pregressi
Un cliente ha citato in giudizio una banca per interessi illegittimi su un conto corrente. Successivamente, la banca è stata posta in liquidazione coatta amministrativa e i suoi rami d'azienda sono stati ceduti a un grande gruppo bancario. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che la banca acquirente non è responsabile per i debiti derivanti da rapporti già estinti al momento della cessione. Tali controversie rientrano nella categoria del "contenzioso escluso" dal perimetro del trasferimento, e la responsabilità resta in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria.
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Contenzioso escluso: debiti di conti estinti
Una società aveva citato in giudizio una banca per l'applicazione di condizioni illegittime su un conto corrente, chiuso anni prima. Successivamente, la banca è stata posta in liquidazione e un suo ramo d'azienda è stato ceduto a un grande istituto di credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'istituto acquirente non è tenuto a rispondere del debito originario. La motivazione si basa sull'interpretazione del contratto di cessione, che definiva come 'contenzioso escluso' tutte le liti relative a rapporti giuridici già estinti al momento del trasferimento, in quanto non più funzionali all'attività d'impresa della banca cessionaria.
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Cessione contenzioso escluso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel contesto della cessione di azienda delle banche venete, la banca acquirente non è responsabile per le passività derivanti da rapporti bancari già estinti al momento della cessione. Tali controversie rientrano nel cosiddetto "cessione contenzioso escluso", come definito dal contratto di cessione, la cui interpretazione è centrale per delimitare il perimetro delle passività trasferite. La funzionalità del rapporto rispetto all'attività futura dell'acquirente è il criterio decisivo.
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Decadenza d’ufficio e locazione: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di una locazione commerciale interrotta da una banca in liquidazione. Il Tribunale aveva negato al locatore il risarcimento per ritardata consegna basandosi su una decadenza d'ufficio non eccepita dalla banca. La Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che tale decadenza può essere sollevata solo dalla parte interessata e non dal giudice. Inoltre, ha riaffermato il valore vincolante della precedente ammissione al passivo del credito per ripristino da parte del commissario liquidatore (giudicato endoconcorsuale).
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Cessione azienda bancaria: chi paga i debiti?
La Corte di Cassazione chiarisce che in una cessione azienda bancaria regolata da leggi speciali, l'istituto acquirente non risponde dei debiti verso gli azionisti della banca in crisi se questi sono esplicitamente esclusi dal perimetro della cessione. La decisione sottolinea come la finalità di stabilità finanziaria giustifichi questa deroga, allocando il rischio d'impresa sugli azionisti e confermando la legittimità della normativa di settore.
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Cessione contenzioso bancario: la guida completa
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale nella cessione del contenzioso bancario. Con l'ordinanza n. 15689/2025, ha stabilito che la banca acquirente non subentra nelle cause relative a rapporti bancari già estinti prima della cessione. La semplice pendenza di una lite non è sufficiente a trasferire la passività. Il criterio dirimente è che il rapporto sia 'inerente e funzionale' all'attività della banca cessionaria, condizione che non sussiste per i contratti ormai chiusi. Questa decisione si fonda sull'interpretazione del contratto di cessione, che prevale nel definire l'esatto perimetro delle passività trasferite.
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Cessione contenziosi: i rapporti estinti esclusi
In un caso di cessione di rami d'azienda bancari a seguito di liquidazione, la Corte di Cassazione ha stabilito che la banca acquirente non subentra nelle cause legali relative a rapporti contrattuali (come conti correnti) già chiusi al momento della cessione. La decisione si fonda sull'interpretazione del contratto di cessione, il quale escludeva i contenziosi non funzionali alla futura attività d'impresa dell'acquirente. Pertanto, la semplice pendenza di una lite non è sufficiente a trasferire la passività, che resta in capo all'entità in liquidazione.
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