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Art. 9-ter Codice della Strada

5 provvedimenti

Sanzioni amministrative accessorie: il Giudice non può sospendere la patente
Un Lavoratore, condannato con decreto penale a una multa, si è visto applicare dal Giudice dell'esecuzione anche la sospensione della patente di guida per un anno e mezzo, come sanzioni amministrative accessorie. Il Lavoratore ha contestato questa decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il Giudice dell'esecuzione non ha il potere di applicare sanzioni amministrative accessorie e che il procedimento era stato avviato in modo irregolare da un ente non legittimato. L'ordinanza di sospensione è stata annullata.
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Gara di Velocità: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per aver partecipato a una gara di velocità non autorizzata, con l'aggravante della recidiva reiterata. Ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo che le motivazioni presentate fossero generiche e non contestassero in modo specifico le decisioni dei giudici precedenti. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta delle spese processuali e una sanzione alla cassa delle ammende.
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Sospensione della patente di guida: stop di 3 anni e pena sospesa
Due conducenti, dopo aver ingaggiato una gara automobilistica nel centro cittadino provocando un grave incidente con feriti, concordano un patteggiamento per il reato di gareggiamento in velocità. Il giudice applica anche la sanzione della sospensione della patente di guida per la durata massima di tre anni. Gli imputati ricorrono in Cassazione, ritenendo eccessiva e non motivata la durata della sanzione accessoria, soprattutto a fronte della concessione delle attenuanti generiche e della pena sospesa. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici chiariscono che la sanzione amministrativa risponde a criteri autonomi di gravità del sinistro e delle lesioni, indipendenti dalle valutazioni sulla pena principale. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Gara di velocità: la folle sfida stradale costa tre anni
Due automobilisti sono stati condannati a tre anni di reclusione per aver ingaggiato una pericolosa gara di velocità di notte in città, culminata in uno scontro stradale in cui ha perso la vita un terzo conducente e altre persone sono rimaste ferite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due conducenti, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la gara di velocità si configura anche senza un accordo preventivo, quando vi è una sfida tacita e reciproca a superarsi che condiziona la guida. Inoltre, il nesso causale tra la competizione e il decesso è pienamente sussistente, poiché le singole violazioni stradali erano strumentali alla gara stessa, svoltasi ad altissima velocità con continui sorpassi.
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Gara clandestina: minacciare la Polizia non esclude la tenuità
Un motociclista viene condannato per aver partecipato a una gara clandestina. I giudici gli negano la non punibilità per **particolare tenuità del fatto** a causa del suo comportamento minaccioso verso le Forze dell'Ordine durante il controllo. La Corte di Cassazione interviene e chiarisce un principio fondamentale: la condotta successiva al reato è rilevante solo se aggrava l'offesa specifica per cui si è processati. Minacciare gli agenti lede il buon andamento della Pubblica Amministrazione, non la sicurezza stradale (bene protetto dalla norma sulle gare). Pertanto, tale comportamento non può impedire l'applicazione della tenuità del fatto. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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