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Art. 9 l.fall.

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26 provvedimenti

Centro degli interessi principali: la sede reale vince
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra due tribunali, stabilendo che per l'apertura della liquidazione giudiziale è competente il foro in cui si trova il centro degli interessi principali (COMI) effettivo dell'impresa, anche se diverso dalla sede legale formale. La decisione si basa su prove concrete che dimostravano come l'intera attività direttiva, amministrativa e operativa della società debitrice si svolgesse in una provincia diversa da quella della sede legale, risultata essere un mero recapito. Viene così confermata la prevalenza della realtà sostanziale su quella formale.
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Competenza territoriale fallimento: la Cassazione ordina
Una società dichiarata fallita contesta la competenza territoriale del tribunale, sostenendo che la sua sede effettiva si trovi altrove. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, sospende la decisione e dispone l'acquisizione di tutti i documenti dei gradi precedenti per poter valutare nel merito la questione della competenza territoriale fallimento, in quanto su tale punto agisce come giudice del fatto.
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Competenza territoriale liquidazione: il COMI e la sede
Una sentenza della Corte d'Appello di Roma chiarisce i criteri per la determinazione della competenza territoriale liquidazione. Il caso riguardava una società con sede legale a Roma e centro operativo a Novara. La Corte ha rigettato il reclamo contro la dichiarazione di liquidazione, stabilendo che, a seguito della chiusura della sede operativa, la presunzione di coincidenza del Centro degli Interessi Principali (COMI) con la sede legale non era stata superata, confermando così la competenza del Tribunale di Roma e lo stato di insolvenza della società.
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Procedura prefallimentare: coordinamento con concordato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società dichiarata fallita, la quale aveva avviato una procedura di concordato preventivo in un tribunale diverso da quello dove era già pendente la procedura prefallimentare. La Corte ha stabilito che, per garantire il coordinamento tra i due procedimenti, era onere della società debitrice presentare la domanda di concordato dinanzi al primo giudice adito per il fallimento, anche se ritenuto incompetente. La mancata adozione di tale condotta procedurale preclude la possibilità di lamentare la prevalenza della dichiarazione di fallimento.
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Reclamo fallimentare: quando l’appello è tardivo
Una società propone ricorso in Cassazione contro la sentenza che ha confermato la sua dichiarazione di fallimento. I motivi del ricorso, tra cui l'incompetenza territoriale del tribunale e l'omessa notifica, vengono rigettati. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando la tardività delle eccezioni procedurali, che dovevano essere sollevate nel primo grado di giudizio, e l'infondatezza delle altre censure. La decisione ribadisce l'importanza del rispetto dei termini perentori nel reclamo fallimentare.
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Sede legale fittizia: la competenza non si sposta
La Corte d'Appello ha respinto il reclamo dell'amministratore di una società in liquidazione giudiziale. La Corte ha stabilito che l'eccezione di incompetenza territoriale, basata su una sede legale fittizia, era tardiva e infondata. La competenza è stata confermata nel luogo del 'centro degli interessi principali' effettivo dell'azienda, e non presso la sede formale. È stato inoltre confermato il grave stato di insolvenza della società.
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