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Art. 9 Codice della Crisi d'Impresa

7 provvedimenti

Liquidazione controllata: la notifica via PEC accorcia i tempi
Una debitrice ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato l'apertura della procedura di liquidazione controllata a suo carico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine di trenta giorni. Questo termine breve decorre dalla comunicazione integrale del provvedimento inviata via PEC dalla cancelleria del tribunale, che equivale alla notifica formale. Inoltre, la Corte ha chiarito che a questa materia non si applica la sospensione feriale estiva dei termini. Di conseguenza, la debitrice perde la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato, mentre la procedura di liquidazione controllata viene definitivamente confermata.
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Esdebitazione dell’incapiente negata: il disinteresse costa caro
Una debitrice, socia illimitatamente responsabile di una società di persone, ha richiesto l'esdebitazione dell'incapiente per azzerare i propri debiti fiscali. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, evidenziando che il debito derivava da anni di sistematica evasione fiscale e totale disinteresse della donna per la gestione aziendale. La Corte d'Appello ha revocato il beneficio per colpa grave della debitrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della donna inammissibile perché presentato oltre il termine di sei mesi, chiarendo che a questa procedura non si applica la sospensione feriale estiva. Inoltre, avendo la ricorrente insistito nel giudizio nonostante una proposta di definizione anticipata, la Corte l'ha condannata per abuso del processo al pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie a favore dell'Erario e della Cassa delle Ammende.
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Termine per ricorso in Cassazione: azienda vince ma perde tutto
Un'azienda debitrice ha presentato un ricorso contro la revoca di una liquidazione giudiziale, ma lo ha fatto oltre la scadenza prevista. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il termine per ricorso in Cassazione in materia di crisi d'impresa è di soli 30 giorni e non è soggetto alla sospensione feriale estiva. Di conseguenza, l'azienda che ha agito in ritardo ha perso la causa per un vizio di forma ed è stata condannata a pagare le spese legali all'azienda creditrice. La sentenza sottolinea l'importanza cruciale del rispetto delle scadenze processuali.
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Liquidazione giudiziale: l’inerzia del debitore non lo salva
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso di una società contro l'apertura della liquidazione giudiziale richiesta da due creditori. La società debitrice contestava la regolarità della notifica del ricorso, avvenuta nelle mani del portiere presso la sede legale risultante dal registro imprese, e lamentava la mancata prova del superamento delle soglie di indebitamento da parte dei creditori. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica alla sede legale tramite portiere è pienamente valida. Inoltre, ha ribadito un principio fondamentale: nel procedimento per l'apertura della liquidazione giudiziale, l'onere di provare il mancato superamento delle soglie dimensionali spetta all'imprenditore debitore, non ai creditori. Non essendosi costituita nel primo giudizio e non avendo depositato i bilanci, la società ha subìto le conseguenze della propria inerzia processuale.
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Ricorso Cassazione Liquidazione: termine di 30 giorni
Una società in liquidazione ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che apriva la sua liquidazione giudiziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato oltre il termine perentorio di 30 giorni. La sentenza chiarisce che il termine ricorso cassazione dimezzato, previsto dal Codice della Crisi d'Impresa, si applica per garantire la celerità dei procedimenti, anche quando la sentenza d'appello riforma una precedente decisione di rigetto.
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Sovraindebitamento L. 3/2012: nuove norme non retroattive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di sovraindebitamento L. 3/2012. La Corte ha stabilito che la sospensione feriale dei termini si applica a tali procedure e che le modifiche legislative successive non possono essere invocate se il termine procedurale cui si riferiscono (l'udienza di omologazione) è già decorso al momento della loro entrata in vigore, negando così la possibilità di presentare una nuova proposta di accordo.
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Prova cessione credito: i limiti del sindacato in Cassazione
In un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare, alcuni creditori contestavano l'ammissione di un ingente credito, sostenendo la mancanza di una valida prova della cessione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva del giudice di merito. Il sindacato della Suprema Corte è limitato alla verifica che la motivazione del provvedimento non sia meramente apparente o illogica, senza poter entrare in una nuova analisi dei fatti. Di conseguenza, il ricorso principale è stato respinto e quello incidentale assorbito.
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