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Art. 88 T.U.L.P.S. (R.D. n. 773/1931)

6 provvedimenti

Imposta unica sulle scommesse: bookmaker condannato senza sanatoria
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento relativo al mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012, raccolta in Italia tramite un centro di trasmissione dati intermediario. Il bookmaker sosteneva di aver regolarizzato la propria posizione fiscale tramite la procedura di emersione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sanatoria non si perfeziona se il singolo centro di raccolta non è più attivo o non aderisce alla procedura. Inoltre, per i tributi nazionali non armonizzati, non sussiste un obbligo di confronto preventivo prima dell'accertamento se non vi sono state ispezioni fisiche nei locali dell'attività. Il bookmaker perde la causa e deve pagare l'imposta.
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Esercizio abusivo scommesse: non è reato se la legge discrimina
Una società straniera, accusata di esercizio abusivo di scommesse in Italia, ha ottenuto l'annullamento del sequestro dei suoi marchi. La difesa ha sostenuto con successo che la società era vittima di leggi nazionali discriminatorie, che di fatto le impedivano di ottenere la necessaria licenza per operare. Il Tribunale della Libertà ha accolto questa tesi, ritenendo che la condotta non costituisse reato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura perché troppo generico e non focalizzato sulle specifiche motivazioni della sentenza precedente. Viene così sancito un principio importante: l'esercizio abusivo di scommesse non è punibile se lo Stato stesso crea barriere discriminatorie all'accesso al mercato, in violazione del diritto europeo.
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Solo PC per scommettere? È esercizio abusivo: condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per esercizio abusivo di scommesse a carico del titolare di un centro collegato a un bookmaker estero privo di licenza italiana. Secondo i giudici, allestire un locale con postazioni informatiche dedicate esclusivamente a raccogliere scommesse online per un operatore straniero non è una semplice fornitura di servizi, ma una vera e propria attività di intermediazione illecita. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva e confermando l'impossibilità di concedere una seconda sospensione condizionale della pena a causa di un precedente penale per furto.
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Onere della prova scommesse illegali: colpevoli ma liberi
Due gestori di un centro scommesse sono stati condannati per aver raccolto giocate per un operatore straniero senza licenza italiana. In loro difesa, sostenevano che il bando di gara statale fosse discriminatorio e antieconomico. La Corte di Cassazione ha respinto la loro tesi, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova scommesse illegali: spetta all'imputato, e non all'accusa, dimostrare che il bando era effettivamente discriminatorio. Nonostante abbia confermato la colpevolezza nel merito, la Corte ha annullato la sentenza. Il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, poiché era trascorso troppo tempo dai fatti. I gestori, quindi, non sconteranno alcuna pena.
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Esercizio abusivo scommesse: sanatoria tardiva non cancella reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per esercizio abusivo raccolta scommesse a carico del titolare di un centro scommesse affiliato a un bookmaker straniero privo di licenza italiana. L'imputato sosteneva di essere stato discriminato e di aver tentato una regolarizzazione. I giudici hanno però stabilito che la procedura di sanatoria, avvenuta in ritardo e solo parzialmente, non cancella il reato commesso in precedenza. L'attività di raccolta scommesse senza la necessaria autorizzazione di pubblica sicurezza resta un illecito penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Scommesse Abusive: Condanna Annullata per Prescrizione del Reato
Una operatrice di un centro scommesse viene condannata per esercizio abusivo di scommesse per conto di un bookmaker estero. La sua difesa sostiene che il bookmaker sia stato discriminato da una clausola del bando di gara statale, che imponeva la cessione gratuita di tutti i beni (inclusi marchio e software) a fine concessione. La Cassazione ritiene fondato il ricorso, criticando i giudici precedenti per non aver valutato l'impatto economico di tale clausola sui beni immateriali. Tuttavia, il tempo trascorso ha causato la prescrizione del reato. Di conseguenza, la Corte annulla la condanna e chiude il caso definitivamente.
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