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Art. 87 d.P.R. 309/90

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Cannabis: aggravante ingente quantità valida anche con campione parziale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per la coltivazione di un'enorme piantagione di cannabis. L'imputato sosteneva che il calcolo della sostanza drogante fosse errato, perché basato su un campione non rappresentativo dell'intero sequestro (che includeva anche fusti e rami privi di principio attivo). La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo che la valutazione tecnica dei giudici precedenti era logica e non poteva essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, è stata confermata l'applicazione dell'aggravante dell'ingente quantità, che comporta un notevole aumento della pena.
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Confisca obbligatoria: droga e patteggiamento
La Corte di Cassazione ha chiarito che la confisca obbligatoria della sostanza stupefacente deve essere sempre disposta dal giudice, anche in caso di sentenza di patteggiamento. Nel caso esaminato, il tribunale di merito aveva omesso di ordinare la confisca della droga sequestrata durante un procedimento per spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando parzialmente la sentenza e disponendo direttamente la confisca e la distruzione dello stupefacente, ribadendo la natura imperativa di tale misura di sicurezza patrimoniale.
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Fatto di lieve entità: quando le quantità escludono l’attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di ingenti quantitativi di eroina e marijuana. L'imputato sosteneva di aver solo ospitato i veri trafficanti, ignorando la droga nascosta nella sua proprietà. La Corte ha confermato la condanna, escludendo l'applicabilità dell'attenuante del fatto di lieve entità a causa delle enormi quantità di stupefacenti (2 kg di eroina e 4 kg di marijuana), delle modalità di occultamento e del coinvolgimento in un circuito di spaccio trans-regionale, ritenendo tali elementi decisivi.
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Coltivazione domestica: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per coltivazione domestica di marijuana. I tentativi di contestare la valutazione delle prove e l'attendibilità delle analisi sul THC sono stati respinti, poiché costituiscono una richiesta di riesame del merito, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'ordinanza ribadisce che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis c.p.p., il ricorso patteggiamento è consentito solo per motivi tassativi, quali vizi della volontà, erronea qualificazione giuridica o illegalità della pena, non ravvisati nel caso di specie.
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Spaccio di lieve entità: la quantità non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di quasi 500 grammi di marijuana. La Corte ha stabilito che la qualificazione del reato come spaccio di lieve entità non può basarsi solo sulla quantità, ma richiede una valutazione complessiva che include la professionalità dell'attività e la capacità di diffusione della sostanza, elementi che nel caso di specie erano tali da escludere la minima offensività. Confermata anche la confisca del cellulare, in quanto strumento del reato.
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