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Art. 87 Codice Civile

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Concordato preventivo e meritevolezza: debiti non bloccano il piano
Un'azienda in crisi ha richiesto l'accesso alla procedura di concordato preventivo per salvare l'attività. L'Agenzia fiscale si è opposta, contestando i passati debiti tributari e la mancanza di meritevolezza dell'imprenditore. I giudici di merito hanno omologato la proposta, evidenziando che i bilanci fotografavano fedelmente la situazione aziendale reale. L'ente fiscale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei temi di Concordato preventivo e meritevolezza, la legge non richiede una condotta passata impeccabile del debitore. L'omologazione dipende dalla trasparenza delle informazioni e dalla fattibilità del piano per i creditori. Gli atti in frode rilevano solo se ingannano concretamente il voto dei creditori. L'ente creditore deve rimborsare oltre diecimila euro di spese legali.
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Valore di liquidazione nel concordato: stop ai finti plusvalori
Un'Azienda in crisi propone un concordato preventivo in continuità indiretta basato sull'offerta d'acquisto della propria attività. Nel determinare il valore di liquidazione nel concordato, l'Azienda indica tuttavia una stima dei singoli beni molto più bassa, qualificando la differenza rispetto all'offerta reale come un plusvalore liberamente distribuibile ai creditori. Il Tribunale e la Corte d'Appello dichiarano la proposta inammissibile. L'Azienda ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso ma stabilisce un fondamentale principio di diritto: il valore di liquidazione nel concordato deve includere la reale offerta d'acquisto dell'azienda in esercizio. Non è lecito sottostimare i beni simulando una vendita atomistica al solo scopo di distribuire arbitrariamente le risorse. L'Azienda perde il ricorso.
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Concordato preventivo liquidatorio: stop se i dati mancano
Un ente creditore ha presentato istanza per aprire la liquidazione giudiziale contro una società in crisi. La debitrice ha risposto depositando un piano di concordato preventivo liquidatorio per bloccare il fallimento. Il tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta a causa di gravi lacune informative, omessa certificazione dei debiti previdenziali e fiscali e mancata indicazione delle possibili azioni legali. La corte d'appello ha confermato la decisione, aprendo la liquidazione giudiziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice. I giudici hanno chiarito che il controllo del tribunale sulla completezza informativa è doveroso e rigoroso. In presenza di vizi gravi e insanabili, il tribunale non è obbligato a fissare una seconda udienza se le parti hanno già partecipato al procedimento unitario.
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Compenso per ore eccedenti: negato il pagamento durante le ferie
Un docente con incarico di Coordinatore Provinciale per l'educazione fisica ha richiesto il pagamento del compenso per ore eccedenti le 18 ore settimanali ordinarie, pretendendo che tale somma gli venisse corrisposta anche durante il periodo di ferie. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Corte di Cassazione ha parzialmente ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che il compenso per ore eccedenti ha natura accessoria ed è strettamente legato all'effettivo svolgimento delle ore aggiuntive. Di conseguenza, non spetta in modo automatico durante le ferie, periodo in cui il lavoratore ha diritto alla sola retribuzione normale, con esclusione delle indennità per prestazioni straordinarie o aggiuntive. Il Ministero dell'Istruzione vince quindi su questo specifico punto.
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Compenso ore eccedenti coordinatore: il Ministero perde in Cassazione
Il Ministero dell'Istruzione ha impugnato la decisione che riconosceva a un docente, coordinatore provinciale per l'educazione fisica, il diritto a percepire il compenso ore eccedenti coordinatore per le ore prestate oltre le 18 settimanali. Il Ministero sosteneva che il docente, essendo distaccato presso l'ufficio scolastico con un orario di 36 ore settimanali, non avesse svolto ore eccedenti e che il compenso dovesse essere forfettario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando che l'esonero dall'insegnamento non cancella il parametro delle 18 ore settimanali come limite oltre il quale calcolare le ore eccedenti. Pertanto, il docente ha diritto al compenso calcolato su base oraria maggiorata.
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Business plan inattendibile e compenso professionale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di compenso di un professionista per la redazione di un business plan inattendibile. Il piano, basato su dati contabili aziendali del tutto inattendibili, è stato considerato privo di utilità per la procedura di concordato. La Corte ha statuito che la diligenza professionale include il dovere di verificare la veridicità dei dati di partenza.
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Opposizione a decreto ingiuntivo e concordato
Una società ha presentato opposizione a un decreto ingiuntivo per una fornitura commerciale, contestando una minima parte dell'importo richiesto. Durante la causa, la stessa società ha avviato una procedura di concordato preventivo. Il Tribunale ha stabilito che l'opposizione a decreto ingiuntivo deve comunque essere decisa nel merito, revocando il decreto iniziale per l'inesattezza dell'importo e condannando il debitore al pagamento della somma corretta, oltre alle spese legali.
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Impugnazione matrimonio affini: l’interesse ereditario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15028/2024, ha stabilito che l'erede legittimo possiede un interesse valido e attuale per l'impugnazione del matrimonio tra affini in linea retta, quando tale unione pregiudica i suoi diritti successori. Nel caso specifico, un uomo aveva impugnato il matrimonio contratto dal suo defunto parente con la figlia della prima moglie di quest'ultimo (la sua figliastra). La Corte ha confermato la nullità del matrimonio, ritenendo l'interesse economico dell'erede sufficiente a giustificare l'azione, poiché il matrimonio, affetto da nullità insanabile per violazione di norme di ordine pubblico, stava erodendo il patrimonio ereditario.
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Concordato preventivo: la fattibilità giuridica del piano
Una società alberghiera, dopo un'operazione di scissione, ha proposto un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva omologato il piano, ritenendo l'omologazione illegittima senza il previo voto dei creditori. Inoltre, ha censurato la mancata valutazione della fattibilità giuridica del piano, in particolare riguardo la concreta capacità patrimoniale della società beneficiaria della scissione di soddisfare i creditori. La Cassazione ha sottolineato che il giudice deve effettuare una verifica sostanziale e non meramente formale del piano proposto.
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