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Art. 85 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

5 provvedimenti

Sequestro preventivo: la motivazione del periculum
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32706/2024, ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione. Il ricorrente lamentava la mancata motivazione del 'periculum in mora', ovvero il pericolo che i beni potessero essere dispersi. La Corte ha chiarito che, sebbene il Tribunale del riesame avesse errato nel ritenere non necessaria tale motivazione, aveva comunque fornito una seconda motivazione valida e autonoma, basata su intercettazioni che dimostravano l'intento di occultare il patrimonio. Questo 'doppio binario' motivazionale ha reso l'ordinanza legittima, confermando l'importanza di una giustificazione concreta del pericolo per disporre un sequestro preventivo.
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Sequestro preventivo: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione. La Corte ha ribadito che il 'periculum in mora' non può mai essere presunto, ma deve essere concretamente motivato. In questo caso, un'intercettazione che rivelava l'intento di occultare i beni è stata ritenuta una motivazione sufficiente a giustificare la misura cautelare, sanando un errore di diritto commesso dal Tribunale del riesame.
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Pena accessoria: non si riduce con la pena principale
A seguito di una condanna per reati di droga, un individuo ha subito la sospensione della patente come pena accessoria. Nonostante la pena principale sia stata ridotta in fase esecutiva, la Cassazione ha confermato che la durata della pena accessoria non viene automaticamente rimodulata, in quanto la sua determinazione segue criteri autonomi e non è legata proporzionalmente alla pena detentiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Associazione per traffico di stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di associazione per traffico di stupefacenti, confermando in larga parte la sentenza di condanna. La Corte ha chiarito che per configurare il reato associativo è sufficiente un accordo stabile e una struttura minima, anche in presenza di conflitti interni. Tuttavia, ha annullato con rinvio la decisione per due imputati: uno per violazione del divieto di peggiorare la pena in appello (reformatio in peius) e l'altro per mancata motivazione di una pena accessoria, ribadendo l'importanza del rispetto dei principi procedurali.
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Esecuzione pene accessorie: quando inizia il ritiro
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esecuzione di una pena accessoria, come il ritiro della patente, può avvenire in modo autonomo e anche prima dell'espiazione della pena principale. Un condannato aveva chiesto la sospensione del ritiro della patente, sostenendo che gli impediva di lavorare e quindi di accedere all'affidamento in prova. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la competenza a sospendere la pena accessoria spetta al Tribunale di Sorveglianza, ma solo dopo aver concesso la misura alternativa e valutato le esigenze di reinserimento sociale.
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