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art. 85 bis Dpr 309/90

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Sequestro Preventivo: Quando la Confisca Allargata è Irregolare
Un Pubblico Ministero ha richiesto un sequestro preventivo per beni destinati a confisca allargata, basandosi su una condanna definitiva. Il Tribunale ha annullato il sequestro. La Cassazione ha confermato l'annullamento, dichiarando inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. Ha stabilito che, in presenza di una sentenza irrevocabile, la richiesta di sequestro preventivo per confisca allargata spetta al giudice dell'esecuzione, non al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP). L'iniziativa del Pubblico Ministero e della polizia giudiziaria in questa fase è stata considerata irregolare, poiché il sequestro non era legato a una nuova ipotesi di reato ma a una sentenza già definitiva.
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Confisca per sproporzione e beni da spaccio
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza che ometteva di disporre la **Confisca per sproporzione** su somme di denaro e strumenti di spaccio. Nonostante la condanna per detenzione di ingenti quantità di stupefacenti, il giudice di merito non aveva valutato l'ingiustificata ricchezza dell'imputato, risultato disoccupato da anni. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di reati legati agli stupefacenti, il denaro di cui non si giustifica la provenienza deve essere confiscato se sproporzionato rispetto al reddito, unitamente ai beni strumentali all'attività illecita.
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Confisca allargata: sequestro per sproporzione reddito
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla **confisca allargata** di somme di denaro rinvenute nella disponibilità di un soggetto indagato per detenzione di stupefacenti. Nonostante la difesa avesse presentato documentazione relativa a rimesse familiari e attività lavorativa, i giudici hanno ritenuto tali prove insufficienti a giustificare il possesso di oltre quattromila euro in contanti. La sentenza ribadisce che, in presenza di reati gravi come lo spaccio, scatta una presunzione di illiceità per i beni di valore sproporzionato al reddito, gravando sull'indagato l'onere di dimostrarne la provenienza lecita in modo rigoroso.
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Ingente quantità: quando scatta la confisca dei beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento riguardante il traffico di stupefacenti. Il ricorrente contestava l'applicazione dell'aggravante dell'ingente quantità e la confisca di oltre 120.000 euro rinvenuti in suo possesso. La Suprema Corte ha chiarito che i quantitativi di cocaina e hashish sequestrati superavano ampiamente le soglie numeriche stabilite dalla giurisprudenza di legittimità. Inoltre, la confisca è stata ritenuta legittima a causa della totale assenza di redditi leciti e della mancata giustificazione sulla provenienza del denaro, trovato suddiviso in sacchetti sottovuoto.
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Confisca denaro: appello inammissibile se immotivato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati di droga. L'appello contestava la confisca denaro (1.400 euro), ma la Corte ha confermato la decisione, basata sull'incompatibilità della somma con lo stato di disoccupazione e sulla mancata giustificazione della sua provenienza lecita.
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Confisca per sproporzione: la motivazione nel patteggiamento
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di patteggiamento per traffico di stupefacenti. Viene analizzata la legittimità di una confisca per sproporzione di circa 7.300 euro a carico di un imputato che, nonostante gestisse attività commerciali, aveva un reddito dichiarato molto basso. La Corte rigetta il ricorso, ritenendo sufficiente la motivazione, seppur sintetica, del giudice di merito che aveva evidenziato la palese sproporzione tra la somma e il reddito dichiarato, basandosi anche su precedenti provvedimenti cautelari.
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Confisca allargata: sequestro anche senza nesso diretto
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro preventivo su una somma di denaro, finalizzato alla confisca allargata, nei confronti di un individuo indagato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che, per questo tipo di misura, non è necessario provare il nesso di pertinenzialità diretta tra il denaro e il reato, essendo sufficiente dimostrare la sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato dall'indagato, il quale non è riuscito a giustificarne la lecita provenienza.
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Trasporto stupefacenti: la fuga prova la colpevolezza?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per concorso in trasporto stupefacenti. La Corte ha stabilito che il ruolo di autista, unito al tentativo di fuga e ad altri indizi, è sufficiente a dimostrare una partecipazione consapevole al crimine, rendendo la condanna legittima. Anche la confisca di denaro di provenienza ingiustificata è stata confermata.
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Confisca per sproporzione: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti, confermando la legittimità della confisca per sproporzione. La decisione si basa sulla manifesta sproporzione tra il denaro sequestrato e la capacità reddituale dell'imputato, disoccupato, e sulla sua incapacità di fornire una valida giustificazione sulla provenienza della somma, a prescindere da un nesso diretto con il reato contestato.
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Confisca per sproporzione: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti, confermando la confisca per sproporzione di una somma di denaro pari a 14.690 euro. La Corte ha stabilito che, in assenza di una prova convincente sulla provenienza lecita e data la sproporzione rispetto al reddito, la confisca è legittima ai sensi dell'art. 240-bis del codice penale.
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Confisca per sproporzione: no alla restituzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato contestava la confisca di una somma di denaro, sostenendo che non fosse provento diretto del reato. La Corte ha confermato la legittimità della confisca per sproporzione, basata sull'art. 240 bis c.p., poiché l'imputato non era in grado di giustificare la provenienza lecita del denaro, che risultava sproporzionato rispetto al suo reddito quasi inesistente.
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Confisca per sproporzione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione. Il sequestro riguardava contanti e quattro orologi di lusso. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e manifestamente infondato, confermando che la palese sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, quasi nulli, è un presupposto sufficiente per la misura, senza necessità di provare un nesso diretto tra i beni e i reati contestati (nella specie, traffico di stupefacenti).
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Confisca denaro spaccio: quando è illegittima?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza riguardo alla confisca denaro spaccio. Un tribunale aveva confiscato 1200 euro a un soggetto condannato per la cessione di due dosi di cocaina, ma la Suprema Corte ha stabilito l'illegittimità del provvedimento per mancanza di prove che collegassero l'intera somma allo specifico reato contestato. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio sul punto della confisca.
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Confisca per sproporzione: quando il denaro è sequestrato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti, confermando la confisca di una somma di denaro. La decisione si basa sul principio della confisca per sproporzione, poiché l'imputato, disoccupato e senza permesso di soggiorno, non ha potuto giustificare la legittima provenienza del denaro, a prescindere da un legame diretto con il singolo reato contestato.
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