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Art. 84 Codice Civile

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Inquadramento superiore: la firma non basta per essere Quadro Direttivo
Una lavoratrice ha chiesto l'inquadramento superiore come quadro direttivo, sostenendo che le sue mansioni di funzionario della riscossione coattiva comportassero elevate responsabilità e poteri esterni. Dopo un primo accoglimento e un annullamento della Cassazione (Cass. n. 33378/2018), il giudice di rinvio ha respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha ora dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice. Ha ribadito che il mero potere di firma di atti di riscossione, pur con valenza esterna, non basta a dimostrare i poteri negoziali e l'autonomia richiesti per l'inquadramento superiore. L'Azienda ha vinto e la lavoratrice deve pagare le spese legali.
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Concordato preventivo e meritevolezza: debiti non bloccano il piano
Un'azienda in crisi ha richiesto l'accesso alla procedura di concordato preventivo per salvare l'attività. L'Agenzia fiscale si è opposta, contestando i passati debiti tributari e la mancanza di meritevolezza dell'imprenditore. I giudici di merito hanno omologato la proposta, evidenziando che i bilanci fotografavano fedelmente la situazione aziendale reale. L'ente fiscale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei temi di Concordato preventivo e meritevolezza, la legge non richiede una condotta passata impeccabile del debitore. L'omologazione dipende dalla trasparenza delle informazioni e dalla fattibilità del piano per i creditori. Gli atti in frode rilevano solo se ingannano concretamente il voto dei creditori. L'ente creditore deve rimborsare oltre diecimila euro di spese legali.
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Valore di liquidazione nel concordato: stop ai finti plusvalori
Un'Azienda in crisi propone un concordato preventivo in continuità indiretta basato sull'offerta d'acquisto della propria attività. Nel determinare il valore di liquidazione nel concordato, l'Azienda indica tuttavia una stima dei singoli beni molto più bassa, qualificando la differenza rispetto all'offerta reale come un plusvalore liberamente distribuibile ai creditori. Il Tribunale e la Corte d'Appello dichiarano la proposta inammissibile. L'Azienda ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso ma stabilisce un fondamentale principio di diritto: il valore di liquidazione nel concordato deve includere la reale offerta d'acquisto dell'azienda in esercizio. Non è lecito sottostimare i beni simulando una vendita atomistica al solo scopo di distribuire arbitrariamente le risorse. L'Azienda perde il ricorso.
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Superiore inquadramento: contano le mansioni, non il ruolo
Una lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento di un superiore inquadramento professionale. Il datore di lavoro si era opposto sostenendo che la dipendente non fosse formalmente a capo di un ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per il superiore inquadramento sono decisive le effettive mansioni svolte, la loro complessità e responsabilità, e non la mera preposizione a una struttura organizzativa formale.
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Responsabilità professionale avvocato: il caso
La Corte di Cassazione conferma il rigetto della richiesta di compenso di un avvocato per l'assistenza a un'impresa in crisi. La Corte ha stabilito che la responsabilità professionale dell'avvocato impone di fornire prestazioni utili. Proporre una soluzione di risanamento palesemente impraticabile fin dall'inizio, data la condizione dell'impresa, costituisce un inadempimento contrattuale che non dà diritto al pagamento.
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Progressione economica: diritto anche se in pensione
Un dipendente pubblico, andato in pensione durante una lunga procedura selettiva per la progressione economica, era stato escluso dalla graduatoria finale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la cessazione dal servizio non può invalidare il diritto acquisito. La Corte ha chiarito che la progressione economica non serve solo a incentivare il lavoro futuro, ma anche a premiare la professionalità già maturata, e che l'amministrazione non può aggiungere requisiti non previsti, come la permanenza in servizio fino alla fine della selezione.
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Progressione economica: diritto anche se in pensione
Un dipendente pubblico, escluso da una graduatoria per la progressione economica perché andato in pensione prima della sua approvazione finale, ha visto riconosciuto il suo diritto dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che il requisito fondamentale è essere in servizio all'avvio della procedura. La progressione economica, infatti, non serve solo a incentivare il lavoro futuro, ma anche a premiare le competenze e la flessibilità dimostrate in passato. Pertanto, la cessazione dal servizio dovuta a pensionamento non può annullare un diritto già maturato.
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Utilità nel concordato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25919/2024, ha stabilito che in un concordato preventivo in continuità aziendale, la proposta deve assicurare a ogni creditore un'utilità concreta ed economicamente valutabile. La mera possibilità di proseguire i rapporti commerciali non è sufficiente a soddisfare questo requisito, specialmente per le classi di creditori a cui non è offerto alcun pagamento. La Corte ha ritenuto che la prosecuzione dei contratti è un effetto naturale della procedura e non un'utilità aggiuntiva offerta dal debitore, confermando così la dichiarazione di fallimento della società proponente, la cui proposta mancava di 'concreta onerosità'.
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Concordato con continuità e creditori a ‘zero’ utility
Una società, dichiarata fallita dopo il rigetto della sua proposta di concordato con continuità per aver offerto zero soddisfazione ai creditori chirografari, ha fatto ricorso in Cassazione. Sostiene che l'utilità per i creditori possa consistere nella prosecuzione dei rapporti commerciali, legittimando una 'classe a zero'. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'elevata importanza giuridica della questione, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per la decisione finale.
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Improcedibilità ricorso: sentenza incompleta e nullità
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di una ex dipendente pubblica. La causa è il mancato deposito della copia integrale della sentenza d'appello, un requisito formale ma essenziale per consentire alla Corte di valutare il caso. La decisione sottolinea come un errore procedurale possa precludere l'esame nel merito di una controversia, a prescindere dalle ragioni delle parti.
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Concordato preventivo: la fattibilità giuridica del piano
Una società alberghiera, dopo un'operazione di scissione, ha proposto un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva omologato il piano, ritenendo l'omologazione illegittima senza il previo voto dei creditori. Inoltre, ha censurato la mancata valutazione della fattibilità giuridica del piano, in particolare riguardo la concreta capacità patrimoniale della società beneficiaria della scissione di soddisfare i creditori. La Cassazione ha sottolineato che il giudice deve effettuare una verifica sostanziale e non meramente formale del piano proposto.
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