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Art. 830 Codice di Procedura Civile

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27 provvedimenti

Appalto pubblico: limiti del giudice e onere della prova
In una complessa vicenda relativa a un appalto pubblico per la costruzione di un centro intermodale, la Corte di Cassazione ha chiarito importanti principi procedurali. La controversia, nata da imprevisti geologici e terminata in arbitrato, ha visto una serie di impugnazioni. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice ordinario può sindacare la legittimità degli atti di risoluzione contrattuale della P.A., ha confermato la flessibilità dell'arbitrato nell'ammettere nuove domande e ha precisato i criteri di ripartizione delle spese arbitrali, accogliendo parzialmente il ricorso del Comune solo su quest'ultimo punto.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e poteri del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società consortile contro la decisione della Corte d'Appello che aveva annullato un lodo arbitrale. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di impugnazione lodo arbitrale, affermando che la riqualificazione giuridica della controversia da parte del giudice non costituisce un'invasione nel merito, ma un corretto sindacato su un errore di diritto commesso dagli arbitri. I motivi che tendono a un riesame dei fatti sono inammissibili in sede di legittimità.
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Impugnazione lodo arbitrale: effetti sentenza cassata
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società conduttrice contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato un lodo arbitrale. Il caso verteva sulla corretta procedura di impugnazione lodo arbitrale, chiarendo che la successiva cassazione di una sentenza, posta a fondamento del lodo stesso, non costituisce un valido motivo per un'impugnazione tardiva o per introdurre nuove censure. La Suprema Corte ribadisce che i vizi del lodo devono essere contestati tempestivamente e unicamente sulla base dei motivi tassativamente previsti dalla legge.
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Cessione del contratto: la clausola arbitrale segue?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di cessione del contratto, anche la clausola compromissoria per la risoluzione delle controversie viene trasferita al nuovo contraente. La vicenda riguarda la cessione di un contratto derivato (IRS), il cui accordo quadro originario prevedeva l'arbitrato. Nonostante la società cessionaria avesse stipulato un nuovo accordo con la banca, privo di tale clausola, la Suprema Corte ha ritenuto valido l'arbitrato, confermando l'inscindibilità tra il contratto derivato e il suo accordo quadro originario. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Sospensione lodo arbitrale: la scelta del rito giusto
La Corte d'Appello di Roma ha dichiarato inammissibile la richiesta di sospensione di un lodo arbitrale, presentata nell'ambito di un reclamo contro il decreto che ne dichiarava l'esecutività. La Corte ha chiarito che il procedimento di reclamo, per sua natura, non prevede tale facoltà. La sospensione del lodo arbitrale deve essere richiesta nel giudizio di impugnazione per nullità del lodo stesso, come previsto da specifiche norme procedurali.
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Competenza arbitrale: l’impugnazione di delibere
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti della competenza arbitrale in ambito societario. Il caso riguardava l'impugnazione di una delibera assembleare di una cooperativa edilizia. La Corte ha stabilito che una clausola statutaria che devolve agli arbitri le controversie relative all'interpretazione e applicazione delle delibere non include anche le impugnazioni volte ad annullare le delibere stesse. Tale interpretazione restrittiva è dovuta al fatto che l'arbitrato costituisce una deroga alla giurisdizione ordinaria. Pertanto, la competenza arbitrale non sussiste quando la delibera è l'oggetto dell'impugnazione e non il fondamento della domanda.
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Sospensione lodo arbitrale: quando è infondata
Una società ha impugnato un lodo arbitrale e richiesto la sospensione dei suoi effetti, adducendo gravi danni alla propria operatività. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza di sospensione lodo arbitrale, non ravvisando né la manifesta fondatezza dell'impugnazione né la sussistenza di gravi motivi. La Corte ha chiarito che eventuali difficoltà gestionali della società derivano dalla sua situazione statutaria interna e non dall'esecutività del lodo. Di conseguenza, ha sanzionato la società per aver presentato un'istanza palesemente infondata.
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