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art. 83, comma 12-ter, d.l. 17 marzo 2020, n. 18

7 provvedimenti

Diffamazione sui social media: la presenza virtuale ribalta la condanna
Un Individuo è stato condannato per diffamazione sui social media, avendo pubblicato frasi offensive su Facebook contro un'altra persona. La difesa ha sostenuto che si trattava di ingiuria, non diffamazione, poiché la persona offesa era presente virtualmente nella discussione e ha anche invocato la provocazione. La Cassazione ha annullato la condanna, rinviando il caso per un nuovo giudizio. Ha stabilito che la presenza contestuale, anche virtuale, della persona offesa trasforma il fatto in ingiuria (ora depenalizzata), non diffamazione sui social media. Ha anche richiesto un nuovo esame sulla sussistenza della provocazione.
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Cassazione: Assoluzione ribaltata, condanna per violenza privata e lesioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violenza privata e lesioni a carico di un individuo, ribaltando l'assoluzione di primo grado. L'imputato aveva contestato la nullità del decreto di citazione per errori formali e la mancata rinnovazione delle prove. La Suprema Corte ha stabilito che lievi imprecisioni nella citazione non compromettono la validità del processo se la difesa è stata garantita. Ha inoltre ritenuto sufficiente la testimonianza della persona offesa, corroborata da referti medici, respingendo le accuse di querela ritorsiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese.
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Ne bis in idem e misure di prevenzione: latitanza aggrava pericolosità
Un individuo ha ricevuto due misure di prevenzione personali, la prima nel 2001 e la seconda nel 2010, entrambe basate sulla stessa indagine penale. Ha contestato la seconda misura invocando il principio del "ne bis in idem", sostenendo di essere stato giudicato due volte per gli stessi fatti. La Corte ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il principio del "Ne bis in idem e misure di prevenzione" si applica, ma con la clausola "rebus sic stantibus". La seconda misura era giustificata da nuovi elementi, come la condanna definitiva e la persistente latitanza del soggetto, che avevano attualizzato e aggravato la sua pericolosità sociale. Non c'è stata violazione perché i fatti non erano identici.
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Bancarotta Fraudolenta: Dolo Specifico o Generico? La Cassazione Chiarisce
Un imprenditore è stato condannato per bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. Aveva sottratto beni e risorse finanziarie a favore di una società legata ai figli e falsificato scritture contabili, causando il dissesto aziendale. L'imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di "dolo specifico" per le condotte attribuite. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per la bancarotta fraudolenta documentale è sufficiente il "dolo generico", desunto dalla condotta illecita ripetuta. Le operazioni di trasferimento di patrimonio erano reali e finalizzate a depauperare la società.
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Furto aggravato: Cassazione conferma violenza sulle cose e condanna
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato di cinque moto d'epoca, con violenza sulle cose. Ha presentato ricorso lamentando illogicità della motivazione sull'aggravante di violenza e una presunta violazione di legge per l'introduzione dell'aggravante del mezzo fraudolento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la presenza dell'aggravante di violenza, basandosi sulla denuncia della persona offesa e sul ritrovamento di attrezzi da scasso. L'aggravante del mezzo fraudolento non è stata ritenuta concretamente sussistente. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Confisca di prevenzione: la Riforma Cartabia non si applica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un provvedimento di confisca di prevenzione, basato sulla pericolosità sociale di un soggetto dedito abitualmente a truffe. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: la disciplina sull'improcedibilità per decorso dei termini introdotta dalla Riforma Cartabia (art. 344-bis c.p.p.) non si applica ai procedimenti di prevenzione, data la loro natura distinta dal processo penale ordinario.
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Errore materiale sentenza: non riapre i termini appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato ben oltre i termini, chiarendo che la procedura di correzione di un errore materiale in sentenza non riapre le scadenze per impugnare una decisione già divenuta irrevocabile. Il caso riguardava un imputato condannato la cui difesa, dopo aver chiesto e ottenuto la correzione di un errore nel nome riportato nel dispositivo, ha tentato di impugnare tardivamente la sentenza di merito. La Corte ha ribadito la rigidità dei termini processuali e l'irrilevanza dell'errore formale ai fini della riapertura del processo.
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