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Art. 81 l.fall.

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Fallimento Appaltatore: Il Comune paga due volte i subappaltatori?
Un Comune aveva stipulato un contratto d'appalto per una palestra, prevedendo il pagamento diretto subappaltatori. L'appaltatore è fallito. Il Comune ha pagato il credito residuo al Fallimento, ma con riserva di ripetizione, temendo di dover pagare anche i subappaltatori. Questi ultimi hanno poi citato in giudizio il Comune, ottenendo la condanna al pagamento. Il Comune ha quindi chiesto al Fallimento la restituzione delle somme versate, sostenendo un indebito. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta del Comune. Ha stabilito che il fallimento dell'appaltatore scioglie il contratto e la clausola di pagamento diretto. I subappaltatori diventano creditori del fallimento. Il pagamento al Fallimento non era un indebito, poiché il Fallimento era il legittimo titolare del credito.
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Risoluzione Contratto Appalto: Prova Mancante, Risarcimento Negato
Un'Entità Pubblica ha affidato a un'Azienda un contratto di appalto per la realizzazione di laboratori. A causa di presunti gravi inadempimenti, l'Entità ha dichiarato la risoluzione del contratto di appalto e ha chiesto l'ammissione al passivo del Fallimento dell'Azienda per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Entità. Ha stabilito che l'Entità non ha fornito la prova documentale effettiva della risoluzione del contratto per inadempimento. Se il contratto si scioglie per il fallimento dell'appaltatore, non è previsto il risarcimento dei danni.
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Ipoteca su Diritto di Superficie: la Banca Vince contro il Comune
Una società sportiva fallisce dopo aver costruito un impianto su un terreno comunale e aver concesso un'ipoteca a una banca. Il Comune sostiene che il fallimento estingua sia la concessione che la garanzia. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: l'ipoteca su diritto di superficie non si cancella a causa del fallimento del debitore. La garanzia si estingue solo per la sua causa naturale, ovvero la scadenza del termine del diritto di superficie stesso. Inoltre, il fallimento non scioglie automaticamente la concessione, che viene solo sospesa. La Società Creditrice e il Fallimento vincono la causa, vedendo tutelati i loro diritti.
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Prededuzione: regole per il subentro nei contratti
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che riconosceva la prededuzione a una società fornitrice di servizi di depurazione. Il Tribunale aveva erroneamente dedotto il subentro del Commissario liquidatore nel contratto dalla semplice prosecuzione del servizio e dal pagamento delle fatture correnti. La Suprema Corte ha invece stabilito che, per elevare i crediti pregressi al rango di prededuzione, è necessaria una manifestazione di volontà espressa e inequivocabile di subentro nel programma negoziale, non essendo sufficiente la mera continuazione dell'attività finalizzata alla conservazione aziendale.
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Risoluzione contratto fallimento: quando è possibile?
Una società committente chiede la risoluzione di un contratto di appalto per inadempimento e la restituzione del prezzo pagato contro la società appaltatrice, poi fallita. Il tribunale rigetta la domanda, ma la Cassazione cassa la decisione. Si afferma che un'azione per la risoluzione contratto fallimento, sebbene proposta dopo la dichiarazione di fallimento, è ammissibile se l'iniziativa (come un accertamento tecnico preventivo) è stata presa prima o contestualmente alla dichiarazione stessa, producendo effetti restitutori e risarcitori nei confronti della massa fallimentare.
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Credito subappaltatore fallimento: no alla prededuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22834/2024, ha stabilito che in caso di fallimento o liquidazione coatta amministrativa dell'appaltatore di un'opera pubblica, il credito del subappaltatore non gode di prededuzione. La speciale tutela prevista dal Codice dei Contratti Pubblici, che consente alla stazione appaltante di sospendere i pagamenti all'appaltatore inadempiente verso il subappaltatore, non si applica una volta sciolto il contratto per insolvenza. Pertanto, il subappaltatore è considerato un creditore concorsuale come gli altri, soggetto al principio della 'par condicio creditorum'.
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Concordato Preventivo Appalti: Pagamenti Sospesi
Analisi dell'ordinanza della Cassazione sul tema del concordato preventivo appalti. La Corte ha stabilito che la stazione appaltante può legittimamente sospendere i pagamenti all'appaltatore in concordato se questo non fornisce prova di aver pagato i subappaltatori, come previsto dalla normativa sui contratti pubblici. Il meccanismo di sospensione, a differenza del fallimento, resta compatibile con la procedura di concordato.
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Compensazione impropria: appalto e fallimento
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina della compensazione impropria in un caso riguardante un appalto pubblico e il successivo fallimento della ditta appaltatrice. L'ordinanza stabilisce che, quando crediti e debiti nascono dallo stesso rapporto contrattuale, non è necessaria un'eccezione formale di parte per la loro compensazione, trattandosi di un mero accertamento contabile. Il fallimento dell'appaltatore non impedisce al committente di far valere i propri controcrediti per vizi e ritardi.
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Decadenza garanzia vizi appalto: la Cassazione decide
Un committente ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'impresa costruttrice per vizi dell'opera e per un credito ceduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La richiesta di risarcimento per i difetti è stata respinta a causa della tardiva denuncia, integrando la decadenza garanzia vizi appalto. Anche la pretesa derivante dalla cessione del credito è stata rigettata per carenza di prova sia del credito stesso che dell'atto di cessione.
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Credito prededucibile: quando le spese non spettano
Una società di trasporti ha richiesto l'ammissione di un credito prededucibile per le spese di recupero di propri vagoni dalla sede di un'azienda fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che i costi derivanti da una scelta discrezionale del creditore, e non da un'azione diretta della curatela, non costituiscono un credito prededucibile. Tali spese, originate dall'inadempimento della società poi fallita, avrebbero potuto al massimo essere ammesse come credito chirografario, domanda che però non è stata correttamente formulata.
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Clausola compromissoria fallimento: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità della clausola compromissoria nel fallimento quando il curatore agisce per recuperare crediti relativi a prestazioni già eseguite dalla società prima della dichiarazione di fallimento. Anche se la controparte deve insinuare i propri controcrediti nel passivo fallimentare, la domanda principale del curatore può essere decisa in sede arbitrale, confermando la separazione delle sedi di giudizio.
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Credito prededucibile: subentro e danni contrattuali
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del credito prededucibile nell'ambito dell'amministrazione straordinaria. In un caso riguardante un contratto di appalto per la riparazione di una nave, la Corte ha stabilito che i danni derivanti da un inadempimento della società committente, avvenuto dopo l'apertura della procedura, devono essere considerati prededucibili. Questo perché l'amministrazione, subentrando nel contratto, assume tutti gli obblighi successivi, compreso quello di risarcire i danni per la propria condotta inadempiente, in funzione della continuità aziendale.
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Clausola compromissoria: quando il giudice è competente
Una società in fallimento ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento di somme dovute. Il Tribunale di primo grado si è dichiarato incompetente d'ufficio, basandosi su una clausola compromissoria presente nel contratto tra le parti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'eccezione di incompetenza per la presenza di una clausola compromissoria deve essere sollevata dalla parte interessata nel primo atto difensivo, a pena di decadenza, e non può mai essere rilevata d'ufficio dal giudice. La competenza del giudice ordinario, quindi, è stata confermata.
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