I Comuni ospitanti impianti nucleari hanno richiesto il pagamento integrale del contributo di compensazione ambientale previsto dalla legge. Le Amministrazioni Statali avevano ridotto tale importo al 30%, sostenendo che la riforma finanziaria del 2005, che deviava il 70% dei fondi nel bilancio statale, implicasse un taglio automatico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dello Stato, confermando che la deviazione dei fondi aveva una valenza puramente contabile e di controllo, volta a limitare le gestioni fuori bilancio. Di conseguenza, l'ammontare del contributo spettante ai Comuni non ha subito alcuna riduzione, rimanendo pari al 100%. Lo Stato è stato quindi condannato a versare le quote trattenute.
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