LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 80 Testo Unico Bancario

0 provvedimenti

Liquidazione coatta amministrativa: dal tribunale alla transazione
Il caso riguarda una procedura di liquidazione coatta amministrativa di una succursale italiana di un'impresa di investimento estera. Il commissario liquidatore aveva promosso azioni per dichiarare l'inefficacia di alcuni pagamenti e ottenerne la restituzione. Dopo diversi gradi di giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà delle parti e della necessità di attendere l'autorizzazione dell'Autorità di Vigilanza per formalizzare l'intesa, ha disposto il rinvio della causa. La decisione evidenzia l'importanza della composizione amichevole nelle crisi d'impresa transfrontaliere.
Continua »
Liquidazione coatta amministrativa e poteri bancari
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un decreto ingiuntivo richiesto da una banca posta in liquidazione coatta amministrativa. Il ricorso era stato depositato dai commissari straordinari poche ore prima dell'insediamento del commissario liquidatore. La Corte ha stabilito che gli organi uscenti mantengono i poteri in regime di prorogatio e che la perdita della capacità processuale del soggetto in liquidazione è un'eccezione relativa, sollevabile solo dalla massa dei creditori e non dal debitore.
Continua »
Contratto a tempo determinato: quando è nullo?
Una lavoratrice ottiene la conversione del suo contratto a tempo determinato in indeterminato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10094/2024, ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della banca subentrante. Il motivo? La causale indicata nel contratto era troppo generica e non specificava le reali esigenze che giustificavano un'assunzione a termine, ribadendo che la valutazione di tale specificità spetta al giudice di merito.
Continua »
Contratto a tempo determinato: quando la clausola è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato. La clausola che giustificava il termine era troppo generica, limitandosi a menzionare un generico "incremento di attività" post-fusione, senza specificare le reali e concrete esigenze aziendali. La lavoratrice era stata inoltre impiegata per mansioni diverse da quelle previste, a riprova della non veridicità della causale. Di conseguenza, l'azienda cessionaria del rapporto di lavoro è stata condannata alla riammissione in servizio della dipendente e al risarcimento del danno.
Continua »
Termine interruzione processo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sul termine interruzione processo. Con l'ordinanza n. 31267/2025, ha stabilito che il termine per riassumere un processo interrotto non decorre dalla conoscenza legale dell'evento (come la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della liquidazione di una parte), ma dal momento in cui l'interruzione viene formalmente dichiarata dal giudice. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato estinto il giudizio per tardiva riassunzione, basandosi sulla data di pubblicazione dell'evento interruttivo.
Continua »
Contratto a termine nullo: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13271/2024, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando la nullità di un contratto a termine per genericità della causale. La Corte ha ribadito che la giustificazione per l'assunzione a tempo determinato, come un generico 'incremento di attività', deve essere specifica e dettagliata per essere valida. La nullità della clausola comporta la conversione del rapporto di lavoro in tempo indeterminato, e gli obblighi si trasferiscono al datore di lavoro cessionario in caso di trasferimento d'azienda.
Continua »
Liquidazione coatta amministrativa: prosegue il giudizio?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta il dibattito sulla sorte di un giudizio civile intentato contro una banca successivamente posta in liquidazione coatta amministrativa. Evidenziando un contrasto giurisprudenziale tra l'improcedibilità dell'azione e la sua prosecuzione con ammissione al passivo con riserva, la Corte ha deciso di rinviare la trattazione della causa. La decisione finale è sospesa in attesa di un pronunciamento su una questione analoga, già rimessa a una pubblica udienza, per garantire una trattazione congiunta e un indirizzo nomofilattico uniforme.
Continua »
Liquidazione coatta amministrativa: il giudizio prosegue?
Due risparmiatori hanno citato in giudizio una banca. Durante il processo in Cassazione, la banca è stata posta in liquidazione coatta amministrativa. L'ordinanza non decide il caso ma, riconoscendo un contrasto giurisprudenziale sulla proseguibilità del giudizio, rinvia la questione a una futura udienza pubblica per una decisione nomofilattica.
Continua »
Interruzione del processo: la Cassazione chiarisce
Un fideiussore si oppone a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Successivamente, la banca viene posta in liquidazione coatta amministrativa, causando l'interruzione del processo. I giudici di merito dichiarano estinto il giudizio per tardiva riassunzione, ritenendo che il termine decorresse dalla pubblicazione della liquidazione in Gazzetta Ufficiale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il termine per la riassunzione decorre non dalla conoscenza legale dell'evento, ma dalla dichiarazione giudiziale di interruzione del processo. Questo principio, già affermato per il fallimento, viene esteso anche alla liquidazione coatta amministrativa.
Continua »
Dies a quo interruzione processo: guida alla riassunzione
Una società aveva promosso un'azione revocatoria contro una banca, ma il processo è stato interrotto a causa della liquidazione coatta di quest'ultima. La questione centrale riguardava il 'dies a quo interruzione processo', ovvero il momento da cui far decorrere il termine per la riassunzione. La Corte d'Appello aveva ritenuto la riassunzione tardiva, legando la scadenza alla comunicazione PEC dell'evento interruttivo. La Corte di Cassazione, invece, ha annullato tale decisione, stabilendo che il termine decorre non dalla conoscenza dell'evento, ma dalla data in cui il giudice dichiara formalmente l'interruzione, rendendo così tempestiva la riassunzione effettuata dalla società.
Continua »
Assistenza finanziaria banche: Cassazione e nullità
La Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto di assistenza finanziaria per l'acquisto di azioni proprie, previsto dall'art. 2358 c.c. per le società per azioni, si applica anche alle banche popolari. In un caso riguardante un finanziamento concesso da una banca a una società, poi fallita, i cui fondi erano stati utilizzati per sottoscrivere azioni della stessa banca, la Corte ha confermato la nullità del contratto di mutuo. La violazione di questa norma, posta a tutela dell'integrità del capitale sociale e dei creditori, rende l'intera operazione invalida, impedendo alla banca di insinuare il proprio credito nel passivo fallimentare.
Continua »
Contratto di Espromissione: validità e condizioni
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di espromissione stipulato dai soci di una società per garantire un debito verso una banca. L'accordo era una condizione per l'adesione della banca a un piano di ristrutturazione che prevedeva la rinuncia a quello stesso credito nei confronti della società. La Corte ha chiarito che la rinuncia era efficace solo verso il debitore originario, mentre il debito sopravviveva in capo ai soci espromittenti, preservando la causa del contratto e garantendo il pieno soddisfacimento del creditore.
Continua »
Onere della prova: chi deve produrre il contratto?
Una società ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente pagate. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, attribuendo al cliente l'onere della prova tramite la produzione del contratto e di tutti gli estratti conto. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione, chiarendo che l'onere della prova può ricadere sulla banca, specialmente se il cliente non è in grado di produrre il contratto perché mai ricevuto o perché inesistente in forma scritta.
Continua »
Espromissione e risanamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la validità di un contratto di espromissione stipulato da due soci per garantire il debito residuo della loro società verso una banca. L'accordo era collegato all'adesione della banca a un piano di risanamento, che implicava una rinuncia parziale al credito. I soci avevano sostenuto la nullità dell'espromissione per mancanza di causa. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Ha stabilito che l'accordo era valido, interpretandolo come un'espromissione liberatoria finalizzata a garantire l'integrale soddisfacimento del creditore. I motivi di ricorso sono stati giudicati inammissibili per genericità e per la pretesa di un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Dichiarazione di insolvenza: i criteri per le banche
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un ex amministratore contro la dichiarazione di insolvenza di un noto istituto di credito. Il ricorso è stato respinto, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza chiarisce importanti principi procedurali, come l'individuazione dei soggetti da convocare in giudizio, e di merito, relativi alla corretta valutazione del patrimonio della banca in un'ottica liquidatoria, con particolare attenzione alle Attività Fiscali Differite (DTA).
Continua »