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Art. 80, comma 4, d. Lgs. n. 50 del 2016

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Impugnazione dell’estratto di ruolo: stop ai ricorsi senza danno
Il Contribuente ha proposto l'impugnazione dell'estratto di ruolo relativo a cartelle esattoriali per IRPEF, lamentando la mancata notifica delle stesse. L'Agente della Riscossione ha resistito sostenendo la regolarità della notifica e la sanatoria del vizio per avvenuta richiesta di rateizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Contribuente. I giudici hanno applicato la nuova normativa restrittiva che limita l'impugnazione dell'estratto di ruolo ai soli casi in cui il debitore dimostri un pregiudizio concreto e immediato, come l'esclusione da appalti pubblici o la perdita di benefici economici con la Pubblica Amministrazione. Non avendo il Contribuente fornito tale prova, l'azione giudiziaria non poteva essere proseguita. Le spese del giudizio sono state compensate.
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Estratto di ruolo: basta per l’insinuazione al passivo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di procedure concorsuali e crediti tributari. Ha confermato che, ai fini dell'insinuazione allo stato passivo di una liquidazione giudiziale, l'Agente della riscossione può limitarsi a depositare l'estratto di ruolo, senza dover provare la preventiva notifica della cartella di pagamento. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito viene ammesso con riserva, e la controversia sulla sua fondatezza deve essere risolta dinanzi al giudice tributario. La Corte ha tuttavia cassato la decisione del tribunale per omessa pronuncia sulle eccezioni di prescrizione sollevate dalla curatela.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
Un contribuente ha contestato diverse cartelle di pagamento basandosi su un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9332/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sul principio che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale, non essendo sufficiente la mera affermazione di non aver ricevuto le notifiche.
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Impugnazione estratto di ruolo: l’onere della prova
Una società contesta un estratto di ruolo per vecchi contributi previdenziali. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiave: per una valida impugnazione estratto di ruolo, non basta l'iscrizione del debito, ma il debitore deve specificamente allegare e provare un pregiudizio concreto, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. La mancata allegazione di tale danno nelle fasi di merito rende l'azione inammissibile.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex liquidatore societario che contestava debiti fiscali tramite l'impugnazione dell'estratto di ruolo. L'ordinanza stabilisce che l'estratto di ruolo, essendo un atto interno, non è autonomamente impugnabile. L'azione è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto, cosa non avvenuta nel caso di specie. Il ricorrente è stato anche condannato per abuso del processo.
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