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Art. 80, comma 2, T.U. stup.

8 provvedimenti

Patteggiamento modificato: quando il giudice può intervenire?
Un Lavoratore, accusato di reati legati agli stupefacenti, aveva raggiunto un accordo di patteggiamento con il Pubblico Ministero. Il G.I.P. di Torino, però, ha invitato le parti a modificare l'accordo, portando a un nuovo patteggiamento. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice non potesse sollecitare una modifica dopo il primo accordo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la modifica patteggiamento è legittima se concordata bilateralmente dalle parti prima della sentenza, non costituendo un difetto di correlazione. Il Lavoratore è stato condannato alle spese.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12547/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di cocaina. La Corte ha ribadito che per escludere il 'fatto di lieve entità', è necessaria una valutazione globale di tutti gli elementi, come la quantità di droga, il denaro sequestrato e gli strumenti per il confezionamento. Un singolo elemento negativo può essere sufficiente a negare la qualifica di minore gravità.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione fa chiarezza
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di persone condannate per spaccio di droga. La Corte ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90) basandosi sulla durata biennale dell'attività, l'elevato numero di clienti e i notevoli quantitativi di stupefacenti, ritenendo questi elementi 'negativamente assorbenti' e incompatibili con la minore gravità del fatto.
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Confisca telefono cellulare: serve la prova del nesso
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di un telefono cellulare disposta nei confronti di un imputato per reati di droga. La decisione si fonda sulla mancanza di prove concrete che legassero l'apparecchio ai reati contestati. Le prove a carico dell'imputato provenivano da intercettazioni ambientali effettuate in un'auto e non da intercettazioni telefoniche sul cellulare sequestrato, rendendo così ingiustificata la misura della confisca per assenza del cosiddetto nesso di strumentalità.
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Competenza territoriale reati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale tra due Tribunali in un caso di reati connessi legati agli stupefacenti. La sentenza stabilisce che la giurisdizione spetta al giudice del luogo in cui è stato commesso il reato più grave, identificato sulla base della contestazione del Pubblico Ministero. In questo caso, il reato più grave è la detenzione di un ingente quantitativo di cocaina, avvenuta nel circondario di Modena, determinando così la competenza del GIP di Modena.
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Concorso nel reato di spaccio: il ruolo del conducente
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una donna, alla guida di un'auto con un ingente quantitativo di hashish, a cui era stata applicata la misura degli arresti domiciliari. La difesa sosteneva la tesi della mera connivenza non punibile, ma la Corte ha rigettato il ricorso. È stato stabilito che elementi come la guida del veicolo e le complesse modalità di occultamento della droga sono sufficienti a configurare un contributo attivo e consapevole, integrando così il concorso nel reato di spaccio e giustificando la misura cautelare.
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Fatto di lieve entità: i criteri di valutazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9706/2024, interviene su un caso di detenzione di stupefacenti. Viene confermato che la qualificazione di un 'fatto di lieve entità' non dipende solo dalla quantità della droga, ma da una valutazione complessiva di tutti gli elementi. La Corte ha però annullato la sentenza per difetto di motivazione riguardo alla pena inflitta, sottolineando l'obbligo del giudice di giustificare le proprie scelte sanzionatorie.
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Impugnazione sequestro probatorio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28210/2025, ha affrontato un caso di impugnazione sequestro probatorio. Un indagato aveva proposto ricorso in Cassazione contro il diniego di restituzione di una somma di denaro. La Corte ha ritenuto errato il rimedio utilizzato, riqualificando il ricorso come appello ai sensi dell'art. 322-bis cod.proc.pen. e disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale competente. La decisione sottolinea l'importanza di adire il corretto strumento processuale, pur applicando il principio di conservazione degli atti.
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