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Art. 8, Legge n. 604 del 1966

8 provvedimenti

Decadenza impugnazione licenziamento: Cassazione ribalta la sentenza
Un Lavoratore ha contestato il suo licenziamento, sostenendo di aver avuto un unico rapporto di lavoro con due società diverse, una delle quali era la controllante. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste, ritenendo che fosse intervenuta la decadenza impugnazione licenziamento nei confronti della società controllante, perché non era stata contestata stragiudizialmente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Lavoratore. Ha stabilito che la decadenza non si applica quando si chiede l'accertamento di un rapporto di lavoro con un datore di lavoro diverso da quello formale, se non c'è stato un atto scritto che neghi il rapporto. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Procedura disciplinare autoferrotranvieri: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non ogni irregolarità nella procedura disciplinare autoferrotranvieri comporta automaticamente la nullità del licenziamento. Analizzando il caso di un dipendente licenziato per gravi condotte extralavorative, la Corte ha chiarito che l'omissione della relazione scritta, prevista dall'art. 53 del R.D. 148/1931, non invalida il provvedimento se le indagini sono svolte direttamente dal direttore e se il diritto di difesa del lavoratore è stato pienamente garantito. La sentenza privilegia un approccio sostanziale, riservando la sanzione della nullità solo alle violazioni procedurali qualificate che ledono effettivamente e irrimediabilmente il diritto di difesa.
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Notifica sentenza e termine breve per l’appello
Un lavoratore ottiene in appello un aumento del risarcimento per illegittima apposizione del termine. L'ente pubblico ricorre in Cassazione eccependo la tardività dell'appello, sostenendo che la notifica sentenza avviata dal lavoratore stesso facesse decorrere il termine breve anche per lui. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la notifica al solo ente, e non al procuratore, è inidonea a far decorrere il termine.
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Onere di allegazione: licenziamento e calcolo indennità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dirigente contro il calcolo delle indennità di licenziamento. La decisione si fonda sul mancato rispetto dell'onere di allegazione: il lavoratore non aveva specificato nel ricorso iniziale i fatti e i criteri di calcolo della sua anzianità di servizio, rendendo irrilevante la successiva produzione di documenti. Viene ribadito che allegare i fatti è un presupposto indispensabile, distinto e precedente rispetto alla loro prova.
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Spese legali: onere della prova in Cassazione
Un ex dipendente ha presentato ricorso in Cassazione contro la compensazione di un suo credito con le spese legali dovute all'azienda. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le contestazioni sulla divisione delle spese e sulla prova di un pagamento erano state sollevate per la prima volta in quella sede, violando il principio che vieta di introdurre nuove questioni nel giudizio di legittimità. La decisione sottolinea l'onere del ricorrente di dimostrare di aver già sollevato le medesime eccezioni nei gradi di merito precedenti.
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Danno comunitario: tutela anche senza contratto scritto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4075/2024, ha stabilito un principio cruciale per i lavoratori precari del settore pubblico. Ha chiarito che la tutela contro l'abusiva reiterazione di contratti a termine, nota come risarcimento del danno comunitario, spetta al lavoratore anche qualora i contratti siano stati stipulati senza la forma scritta richiesta per legge, e quindi formalmente nulli. La Corte ha ritenuto che la nullità formale, imputabile alla pubblica amministrazione, non può vanificare la protezione sostanziale voluta dal diritto europeo contro l'abuso del lavoro precario.
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Requisito dimensionale: i finti autonomi contano
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito su un caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Il punto centrale è il calcolo del requisito dimensionale dell'azienda: la Corte ha stabilito che i collaboratori formalmente autonomi, ma di fatto inseriti nell'organizzazione aziendale con vincoli di subordinazione, devono essere inclusi nel computo dei dipendenti. Questo ha comportato l'applicazione di una tutela maggiore per il lavoratore licenziato. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'onere di provare il mancato superamento della soglia dimensionale spetta al datore di lavoro e che la Cassazione non può riesaminare i fatti.
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Obbligo di repechage: onere della prova sul datore
Una società di forniture mediche licenzia una dipendente per un presunto conflitto di interessi. La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'azienda non ha rispettato l'obbligo di repechage, non provando l'impossibilità di ricollocare la lavoratrice in un'altra posizione.
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