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Art. 8 legge n. 388 del 2000

6 provvedimenti

Credito d’imposta: quando la rettifica è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34904/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo al recupero di un credito d'imposta non spettante. Se un contribuente riporta erroneamente in dichiarazione un credito scaduto ma non lo utilizza per compensare debiti, l'Agenzia delle Entrate può solo procedere a una rettifica formale. L'emissione di una cartella di pagamento per il recupero è legittima solo se il credito d'imposta è stato effettivamente e illegittimamente utilizzato, generando un debito verso l'erario.
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Credito d’imposta società di persone: uso del socio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'attribuzione di un credito d'imposta maturato da una società di persone ai propri soci è legittima. Tale operazione non costituisce una cessione di credito, ma una particolare forma di utilizzo consentita dal principio di trasparenza fiscale. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato l'uso del credito da parte di una società socia, ma il suo ricorso è stato respinto. La Corte ha inoltre dichiarato giuridicamente inesistente una precedente sentenza emessa per errore sulla stessa controversia.
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Credito d’imposta trasporti: no aiuti de minimis
Una società cooperativa si è vista negare il credito d'imposta per investimenti in aree svantaggiate poiché svolgeva, seppur in via accessoria, attività di trasporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che la normativa successiva ha escluso dal beneficio tutte le imprese del settore trasporti, a prescindere dalla prevalenza dell'attività. Inoltre, ha stabilito l'inapplicabilità del regime "de minimis" a questa specifica agevolazione e ha sottolineato che l'onere di provare il rispetto dei limiti di aiuto ricade sul contribuente, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Errore di fatto: Cassazione rinvia a pubblica udienza
Una società immobiliare ha chiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione per un palese errore di fatto. La Corte, nel decidere un caso su un credito d'imposta, aveva basato la sua motivazione su un principio legale, il 'simultaneus processus', totalmente estraneo alla controversia. Riconoscendo la potenziale fondatezza dell'istanza e la complessità della questione, la Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Credito d’imposta: quando avviare l’investimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33252/2024, ha stabilito due principi fondamentali sul credito d'imposta per investimenti. Primo: un contratto preliminare può costituire l'avvio dell'investimento, ma deve avere data certa per essere opponibile al Fisco. Secondo: modifiche secondarie al progetto iniziale, come il cambio di ubicazione dell'immobile nella stessa città, non comportano la perdita del beneficio se non alterano gli elementi essenziali dell'investimento. Il caso riguardava una società a cui era stato revocato il credito perché l'atto definitivo di acquisto era successivo al termine di sei mesi e l'immobile era diverso da quello indicato nell'istanza.
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Credito d’imposta non spettante: la Cassazione decide
Una società ha utilizzato un credito d'imposta per compensare un acconto IVA che in realtà non era dovuto, essendo già a credito IVA. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendo il credito utilizzato 'inesistente'. La Corte di Cassazione, uniformandosi a un precedente delle Sezioni Unite, ha stabilito che il credito era 'non spettante' ma non 'inesistente', poiché i presupposti costitutivi del credito erano validi, sebbene fosse stato utilizzato in modo improprio. Di conseguenza, l'atto di recupero è stato annullato perché notificato oltre i termini di decadenza ordinari, non applicandosi il termine più lungo di otto anni previsto per i soli crediti inesistenti.
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