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Art. 8 del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

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IMU Leasing Risolto: Paga la Società Anche Senza Riconsegna
La Corte di Cassazione chiarisce la questione della soggettività passiva IMU leasing in caso di risoluzione anticipata del contratto. Un Comune aveva richiesto a una società di leasing il pagamento dell'IMU per immobili i cui contratti erano stati risolti, ma non ancora restituiti dagli utilizzatori. La Corte ha stabilito che, dal momento della risoluzione del contratto, l'obbligo di pagare l'imposta torna in capo alla società di leasing, proprietaria del bene. Ciò che conta è il titolo giuridico (il contratto), non la disponibilità materiale dell'immobile. Tuttavia, a causa di precedenti sentenze contrastanti che avevano creato incertezza, la Corte ha annullato le sanzioni, lasciando a carico della società solo l'imposta e gli interessi.
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Incertezza normativa: annullate sanzioni fiscali
La Cassazione ha annullato le sanzioni fiscali a carico di un bookmaker estero per l'imposta unica sulle scommesse del 2010, riconoscendo una condizione di incertezza normativa oggettiva. Sebbene l'imposta sia dovuta, la poco chiara legislazione dell'epoca giustifica la non applicazione delle sanzioni. Rigettate le altre doglianze, inclusa quella sulla mancata traduzione dell'avviso di accertamento.
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Costi da reato: la Cassazione rinvia per nuova legge
Un gruppo bancario ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che negava la deducibilità di ingenti costi, qualificandoli come "costi da reato". La controversia è giunta in Cassazione, la quale, anziché decidere nel merito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La Corte ha sospeso il giudizio a causa dell'entrata in vigore di una nuova legge (ius superveniens) che modifica le sanzioni fiscali, assegnando alle parti e al Pubblico Ministero un termine per presentare osservazioni sulla sua applicabilità al caso.
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Imposta unica scommesse: la responsabilità del bookmaker
Una società estera di scommesse ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse, sostenendo di non essere soggetto passivo del tributo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati locale. La decisione si basa sulla normativa del 2010, che ha chiarito l'obbligo di pagamento anche per gli operatori privi di concessione per l'anno d'imposta 2011, escludendo l'applicabilità dell'esimente per incertezza normativa e la violazione del diritto UE.
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Imposta unica scommesse: il bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità solidale con un centro trasmissione dati (CTD) italiano per il pagamento dell'imposta unica scommesse. La Corte ha stabilito che sia il bookmaker straniero sia il CTD sono soggetti passivi d'imposta, che la normativa è compatibile con il diritto UE e che, per i periodi d'imposta successivi al 2010, non è possibile invocare l'incertezza normativa per evitare le sanzioni.
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Abuso del diritto: quando non si applica al costo fittizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16401/2024, chiarisce i confini dell'abuso del diritto. Nel caso esaminato, una società deduceva un costo per un contributo straordinario versato a un'altra impresa collegata. L'Amministrazione Finanziaria contestava il costo per mancanza di inerenza e competenza. La Commissione Tributaria Regionale, invece, ha riqualificato l'operazione come abuso del diritto. La Suprema Corte ha cassato questa decisione, stabilendo che la fattispecie di abuso del diritto presuppone operazioni reali, sebbene realizzate per un indebito vantaggio fiscale. Quando, come nel caso di specie, si contesta la fittizietà stessa del costo, si verte in un'ipotesi di frode fiscale e la valutazione deve rimanere sui profili originari di inerenza e competenza del costo, non potendo il giudice modificare la causa della pretesa tributaria.
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Agevolazione fiscale Tremonti-ter: no se beni all’estero
Una società perde l'agevolazione fiscale Tremonti-ter per aver destinato i beni acquistati a proprie filiali fuori dallo Spazio Economico Europeo. La Corte di Cassazione conferma la revoca del beneficio, sostenendo che tale operazione contrasta con la finalità della norma, volta a incentivare l'economia nazionale. La Corte ha inoltre ripristinato le sanzioni, escludendo l'esistenza di un'incertezza normativa scusabile.
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