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Art. 8 del d.l. n. 16 del 2012

5 provvedimenti

Operazioni inesistenti: prova e omessa pronuncia
Una società impugnava un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la sentenza di secondo grado non per il merito della contestazione, ma per un vizio procedurale: i giudici d'appello avevano omesso di pronunciarsi su uno specifico motivo del ricorso relativo alla deducibilità di costi non documentati. La Corte ha ribadito i principi sull'onere della prova in materia di operazioni inesistenti, confermando che spetta all'Amministrazione finanziaria fornire indizi della fittizietà, e al contribuente la prova rigorosa della realtà dell'operazione. Il caso è stato rinviato al giudice di secondo grado per una nuova valutazione sul punto omesso.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e rinvio
La Corte di Cassazione interviene su un caso di operazioni inesistenti contestate a una società vinicola. La sentenza chiarisce che, di fronte a solidi indizi forniti dall'amministrazione fiscale sulla fittizietà del fornitore, l'onere di dimostrare l'effettività dell'operazione (anche se con un soggetto diverso) ricade interamente sul contribuente. La Corte ha annullato la decisione del giudice di rinvio per aver male interpretato il principio di diritto e per non aver riesaminato adeguatamente le prove, ribadendo i limiti e i poteri del giudizio di rinvio.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e reati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17380/2024, ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale si applica quando sussistono seri indizi di un reato tributario che impongono un obbligo di denuncia. Questa condizione opera indipendentemente dalla presentazione effettiva della denuncia o dall'esito del successivo procedimento penale. Il caso riguardava un professionista che contestava avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni inesistenti.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e costi
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato sull'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'amministrazione finanziaria può provare la fittizietà delle operazioni tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come contratti palesemente falsi. Una volta fornita tale prova, l'onere di dimostrare l'effettività delle operazioni si sposta sul contribuente, per il quale non è sufficiente esibire le fatture o le prove di pagamento. La Corte ha inoltre ribadito l'indeducibilità dei costi se privi dei requisiti di certezza e determinabilità.
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Costi da reato: deducibilità e onere della prova
La Cassazione affronta il tema della deducibilità dei costi da reato. La Corte ha stabilito che la non deducibilità scatta solo se è stata esercitata l'azione penale. Il giudice tributario non può accertare incidentalmente il reato, ma deve limitarsi a verificare la pendenza del procedimento penale. La sentenza chiarisce anche l'onere della prova a carico del contribuente per le movimentazioni bancarie e applica il principio del favor rei per le sanzioni.
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