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Art. 771 Codice Civile

15 provvedimenti

Donazione e Divisione: L’Opponibilità Sentenza di Divisione al Donatario
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Donatario che aveva ricevuto una donazione di una quota ereditaria mentre era in corso un giudizio di divisione e una domanda di usucapione. Il Donatario contestava l'opponibilità della sentenza di divisione, sostenendo che la sua donazione era stata trascritta prima della domanda di divisione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che la trascrizione della donazione di una quota ereditaria, anche se anteriore, non rende la sentenza di divisione inopponibile al Donatario se questi è stato regolarmente chiamato in causa. Inoltre, la donazione di un bene altrui è considerata nulla.
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Donazione di cosa altrui: tra usucapione e nullità dell’atto
La controversia nasce dall'azione di una proprietaria contro il vicino per il mancato rispetto delle distanze legali e l'innalzamento del terreno con un muro. Il vicino ha chiesto in via riconvenzionale la nullità dell'atto di donazione con cui il padre aveva trasferito il fondo alla figlia, contestando l'assenza di effettiva usucapione in capo al genitore. I giudici di merito hanno dichiarato nulla la donazione ritenendola donazione di cosa altrui basata solo sui dati catastali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei donatari, stabilendo che la richiesta di accertamento dell'usucapione non costituiva domanda nuova in appello trattandosi di diritto autodeterminato. I giudici hanno chiarito che la validità della donazione dipendeva dalla preventiva verifica dell'effettivo possesso ventennale del donante e dalla consapevolezza dell'altruità del cespite.
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Donazione di quota indivisa: quando è valida e quando è nulla
Il caso nasce dall'impugnazione di tre atti di liberalità con cui alcuni comproprietari avevano regalato le proprie quote di immobili senza il consenso di tutti i contitolari. La ricorrente chiedeva la nullità di tali atti, sostenendo che la donazione di quota indivisa fosse sempre vietata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità. I giudici hanno chiarito che, mentre la donazione di quote di una massa ereditaria indivisa è nulla, nella comunione ordinaria è invece possibile donare la propria singola quota (la cosiddetta "quotina") se questa deriva da un titolo autonomo. Poiché la ricorrente non ha descritto chiaramente la provenienza dei beni e la natura della comunione, la Corte non ha potuto accogliere la domanda, confermando la condanna alle spese.
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Donazione di cosa altrui: nullo l’atto che esclude il coerede
Un coerede impugna la donazione effettuata dal fratello a favore di un terzo, sostenendo che l'atto nasconda una vendita finalizzata a eludere il suo diritto di prelazione. In subordine, ne chiede la nullità. La Corte d'Appello rigetta la domanda senza pronunciarsi sulla nullità. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la donazione di cosa altrui, come un singolo bene ereditario non ancora diviso, è nulla, a meno che il donante non dichiari espressamente di essere consapevole dell'altruità del bene. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Donazione di bene altrui: l’ex marito blocca la divisione
Un uomo ha contestato la validità della donazione effettuata dai suoceri alla figlia (sua ex moglie) avente ad oggetto un immobile. L'uomo sosteneva che l'immobile fosse già in comunione legale tra i coniugi e che la donazione di bene altrui fosse interamente nulla. La Corte d'Appello aveva dichiarato la nullità solo parziale dell'atto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ex marito, stabilendo che la donazione di bene altrui è radicalmente nulla e che l'uomo ha pieno interesse a far valere tale nullità per l'intero atto, poiché questo incide sulla corretta divisione dei beni dopo la fine del matrimonio. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Dona la corte in comune: la donazione di cosa altrui è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una donazione avente ad oggetto una corte esterna di pertinenza. Il donante, infatti, non era proprietario esclusivo del terreno, ma solo comproprietario. La Suprema Corte ha stabilito che la donazione di cosa altrui è nulla per la parte di cui il donante non poteva disporre. Ha inoltre respinto la tesi del donatario, che sosteneva di aver acquisito la proprietà per usucapione, a causa della mancanza di prove sufficienti. Di conseguenza, il ricorso del donatario è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Dona terreno non suo: l’onere della prova spetta a chi rivendica
Un padre dona al figlio un terreno, sostenendo di averlo acquisito per usucapione. Un'azienda, vera proprietaria, fa causa per riavere l'immobile. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale sull'onere della prova nella rivendicazione: anche se la richiesta di usucapione viene respinta, non significa che l'azienda vinca automaticamente. Quest'ultima deve comunque fornire la difficile 'probatio diabolica', cioè la prova rigorosa del proprio titolo di proprietà. Il rigetto della domanda di usucapione dell'occupante non alleggerisce il dovere del proprietario di dimostrare il suo diritto. La causa viene quindi rinviata a un nuovo giudice per essere decisa secondo questo principio.
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Donazione di bene altrui: nulla se l’usucapione non è provata
Un nipote riceve in dono dal nonno alcuni terreni e agisce in giudizio per ottenerne la restituzione da chi li occupa. L'occupante si difende sostenendo la nullità dell'atto. La Corte di Cassazione conferma che la **donazione di bene altrui** è nulla per difetto di causa. Il nonno, infatti, non era il proprietario formale dei terreni e non è riuscito a dimostrare di averli acquisiti per usucapione (possesso ventennale). Di conseguenza, non poteva validamente donarli. Il nipote, privo di un titolo di proprietà valido, perde la causa e l'occupante può legittimamente rimanere sui terreni.
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Contratto preliminare: la Cassazione decide sul prezzo
Una società costruttrice cita in giudizio un acquirente per terminare un contratto preliminare relativo a un immobile venduto a un prezzo di favore. La società invoca la rescissione per lesione e l'inadempimento dell'acquirente, il quale, a sua volta, richiede l'esecuzione del contratto e il pagamento di una penale per il ritardo. La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi, consolidando i principi sulla nullità della diffida che esige un prezzo maggiorato e chiarendo che la penale per il ritardo si interrompe alla data indicata nel contratto (verbale di fine lavori), non necessariamente alla consegna effettiva.
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Azione di rivendicazione: quando si può riavere un bene
Un erede ha intentato un'azione di rivendicazione per un terreno agricolo che gli occupanti avevano donato ai propri figli. Sebbene la Corte d'Appello abbia respinto la domanda basata sul diritto di proprietà per insufficienza di prove, ha comunque ordinato la restituzione del bene. La Cassazione ha confermato questa decisione, riqualificando la pretesa dell'erede come un diritto personale di restituzione, derivante dall'estinzione di precedenti contratti agrari. La Corte ha inoltre ribadito la nullità della donazione di un bene altrui.
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Donazione di bene altrui: perché è nulla e gli effetti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29661/2024, ha ribadito un principio fondamentale: la donazione di bene altrui è nulla per mancanza di causa. Il caso riguardava una complessa vicenda immobiliare in cui, a seguito della risoluzione di una compravendita e del fallimento della società venditrice, gli acquirenti originari avevano donato l'immobile (che avrebbero dovuto restituire) alla figlia, la quale lo aveva poi venduto a un terzo. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la nullità della donazione travolge anche i successivi atti di acquisto, a prescindere dalla buona fede del terzo acquirente, se la domanda di nullità viene trascritta entro cinque anni dalla trascrizione dell'atto nullo. Viene inoltre respinta l'eccezione di arricchimento senza causa, poiché i crediti verso un'impresa fallita devono essere gestiti tramite le apposite procedure concorsuali.
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Cessione del credito: notifica al debitore è decisiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di una notifica formale della cessione del credito, il debitore è liberato dal suo obbligo se paga al creditore originario o ai suoi eredi. Il caso riguardava un acquirente immobiliare incerto su a chi versare il saldo del prezzo dopo la morte della venditrice, data una presunta cessione del credito al procuratore di quest'ultima. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, affermando che la semplice conoscenza del rapporto tra venditrice e procuratore non implica la conoscenza della cessione, rendendo inefficace la pretesa del cessionario nei confronti del debitore.
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Promessa di pagamento: validità e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8213/2024, ha stabilito che una scrittura privata contenente una promessa di pagamento può validamente costituire una rendita vitalizia, invertendo l'onere della prova sul rapporto causale. Il caso riguardava una complessa disputa ereditaria in cui i giudici di merito avevano erroneamente negato valore legale a un accordo del 1970. La Corte ha cassato la sentenza per non aver correttamente qualificato l'atto come promessa di pagamento e per vizi procedurali legati alla mancata integrazione del contraddittorio.
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Presunzione abbandono istanze: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni fideiussori, stabilendo che la mancata riproposizione di richieste istruttorie in sede di precisazione delle conclusioni non ne determina automaticamente l'abbandono. Secondo la Corte, il giudice di merito deve compiere una valutazione complessiva della condotta processuale per accertare l'effettiva volontà della parte. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio perché la corte d'appello aveva applicato la presunzione abbandono istanze in modo troppo rigido, senza considerare l'insistenza dimostrata dai ricorrenti nei loro atti difensivi.
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Proprietà esclusiva parti comuni: quando il titolo vince
In una disputa sulla natura di un'area in un androne condominiale, la Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, rigettando la richiesta di un condomino di dichiararla parte comune. La sentenza stabilisce che la presunzione di comunione viene superata da un titolo di proprietà valido e specifico. In questo caso, una catena di atti, a partire da una donazione del 1920, ha dimostrato la proprietà esclusiva parti comuni in capo alla controparte, rendendo legittima la sua occupazione dell'area.
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