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art. 75 DPR 309/90

6 provvedimenti

Possesso di stupefacenti: i criteri di prova
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del possesso di stupefacenti, stabilendo che il superamento dei limiti tabellari non costituisce prova automatica di spaccio. Per una condanna, sono necessari ulteriori indizi concreti che dimostrino la destinazione della sostanza alla vendita, come il confezionamento o il possesso di strumenti per la pesatura.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo?
La Cassazione conferma l'aggravamento misura cautelare da arresti domiciliari a carcere per un imputato che, pur assolto per il possesso di droga, ha dimostrato di poterla reperire violando i suoi obblighi. La Corte ha ritenuto la misura domiciliare inefficace a contenere la sua pericolosità sociale e ha dichiarato il ricorso inammissibile.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio nei confronti di un soggetto trovato in possesso di marijuana suddivisa in dosi. Il ricorso, basato sulla tesi dell'uso personale, è stato dichiarato inammissibile. Per i giudici, la detenzione stupefacenti finalizzata alla cessione è provata da elementi come la divisione in confezioni, il possesso in luogo pubblico e il ritrovamento di materiale per il confezionamento, a prescindere dalla condizione di assuntore dell'imputato.
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Interesse ad impugnare e sanzioni amministrative
Un soggetto, assolto in sede penale per un reato legato a stupefacenti, ha impugnato la decisione del giudice di trasmettere gli atti al Prefetto per valutazioni amministrative. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un concreto interesse ad impugnare, poiché l'imputato non mirava a una formula assolutoria più favorevole, ma solo a bloccare l'avvio di un potenziale procedimento amministrativo. La Corte ha chiarito che le difese, inclusa la prescrizione dell'illecito amministrativo, devono essere sollevate nella competente sede amministrativa.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e inammissibilità
Un soggetto ricorre contro una sentenza di patteggiamento, sostenendo un'errata qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, poiché la contestazione risulta generica e non evidenzia un errore manifesto, ribadendo i rigidi limiti previsti per l'impugnazione patteggiamento. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di droga: occultamento per calunnia e offensività
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per un reato di droga. L'imputato aveva procurato cocaina non per spaccio, ma per occultarla nell'auto di un'altra persona allo scopo di incastrarla. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il possesso di stupefacenti per fini diversi dall'uso personale integra il reato di droga, poiché la condotta è di per sé offensiva per la salute e la sicurezza pubblica, a prescindere dalla finalità calunniosa.
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