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art. 74 DPR 309 del 1990

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Ricorso per cassazione: i limiti del riesame di merito
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare. La sentenza ribadisce che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione e il rispetto del principio di autosufficienza del ricorso.
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Reato continuato: il tempo può spezzare il legame
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per usura ed estorsione. La Corte conferma che un notevole intervallo temporale (nella specie, quattro anni) tra diverse condotte criminose può interrompere l'unicità del disegno criminoso, impedendo il riconoscimento del reato continuato e configurando piuttosto una reiterazione di reati dovuta a una generale inclinazione a delinquere.
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Coesistenza associazioni: Cassazione su mafia e droga
La Cassazione analizza la coesistenza associazioni criminali, confermando la detenzione per un soggetto a capo sia di un clan mafioso che di un distinto gruppo dedito al narcotraffico. Si esclude il 'ne bis in idem' per condotte successive a una precedente condanna e si chiarisce la configurabilità di due sodalizi autonomi, anche con leadership e cassa parzialmente in comune.
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Retrodatazione custodia cautelare: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che chiedeva la retrodatazione della custodia cautelare. La Corte ha stabilito che la retrodatazione non è applicabile se il reato oggetto della seconda misura, come un'associazione di stampo mafioso con contestazione 'aperta', è proseguito anche dopo l'emissione della prima ordinanza cautelare, venendo meno il presupposto temporale richiesto dalla legge.
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Continuazione esterna: il calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per vari reati, al quale era stata applicata la continuazione esterna con altre sentenze definitive. L'imputato lamentava la sproporzione dell'aumento di pena rispetto a quello applicato per reati simili nel medesimo procedimento. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il principio di proporzionalità non può essere invocato per confrontare aumenti di pena decisi in procedimenti diversi e ormai definitivi. Ha inoltre ribadito che l'obbligo di motivazione del giudice si attenua quando l'aumento di pena è ben al di sotto del minimo edittale previsto per i reati satellite.
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