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Art. 74 del d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

7 provvedimenti

Ingiusta detenzione: annullata la decisione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava la riparazione per ingiusta detenzione a un cittadino assolto dopo 15 mesi di carcere. La Corte ha stabilito che il giudice della riparazione non può fondare la propria decisione su elementi fattuali (la presenza in piazze di spaccio) che la sentenza di assoluzione aveva esplicitamente escluso. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulla sussistenza della colpa grave basata unicamente sugli elementi residui.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.). L'accordo sulla pena, che implica la rinuncia ai motivi, preclude un successivo ricorso se meramente assertivo e non basato su vizi specifici. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ingiusta detenzione: negato il risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto assolto dall'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Nonostante l'assoluzione, la Corte ha ritenuto che la condotta dell'uomo, caratterizzata da 'colpa grave' per la sua dimostrata contiguità all'ambiente criminale emersa da intercettazioni, abbia contribuito a causare la sua carcerazione, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Impugnazione penale: mandato e motivazione della pena
La Cassazione dichiara inammissibili tre ricorsi in un caso di traffico di stupefacenti. Viene analizzata l'impugnazione penale: uno per mancanza di mandato specifico post-riforma Cartabia, gli altri due per manifesta infondatezza riguardo la motivazione di un lieve aumento di pena e la conferma di una confisca per sproporzione patrimoniale.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza basati su intercettazioni e osservazioni di polizia, ritenendo irrilevante l'assenza di contatti diretti con i vertici dell'organizzazione. Ha inoltre validato l'attualità delle esigenze cautelari nonostante il tempo trascorso.
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Pericolo di recidiva e custodia in carcere: la Cassazione
Due soggetti ricorrono in Cassazione contro l'ordinanza che ripristinava la custodia in carcere, sostituendola agli arresti domiciliari, per un reato di estorsione aggravata. La Corte ha rigettato i ricorsi, ritenendo che la sopravvenienza di nuove e gravi misure cautelari (per associazione mafiosa e narcotraffico) confermasse l'elevato e attuale pericolo di recidiva, rendendo la detenzione in carcere l'unica misura idonea a tutelare la collettività.
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Confisca allargata e terzo: il ruolo della moglie
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di un immobile finalizzato alla confisca allargata, sebbene fosse intestato alla moglie dell'imputato. La decisione si fonda sulla prova che l'acquisto è avvenuto con proventi illeciti del marito, derivanti da una lunga attività di narcotraffico. La Corte ha ritenuto irrilevante la titolarità formale del bene, dando peso alla sproporzione tra i redditi leciti della coppia e il valore dell'immobile, e alla sussistenza di un collegamento temporale ragionevole tra l'attività criminale e l'investimento, configurando un'ipotesi di interposizione reale.
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