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Art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

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464 provvedimenti

Ordine europeo di indagine: la Cassazione fa chiarezza
Un indagato per narcotraffico ha impugnato la misura cautelare in carcere, sostenendo l'inutilizzabilità delle prove da chat criptate ottenute tramite un ordine europeo di indagine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando, sulla base di una pronuncia delle Sezioni Unite, che non è necessaria l'autorizzazione preventiva del giudice per acquisire dati già in possesso di autorità estere. La Corte ha inoltre ritenuto sussistenti i gravi indizi di partecipazione all'associazione criminale.
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Dichiarazione di latitanza: nullità e conseguenze
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva la nullità dell'intero processo a causa di un presunto vizio nella dichiarazione di latitanza. La Corte ha stabilito che tale vizio costituisce una nullità 'intermedia', sanabile se non eccepita tempestivamente, e non una nullità 'assoluta'. La decisione conferma che, ai fini della dichiarazione di latitanza, è sufficiente la prova della volontà di sottrarsi alla giustizia, anche senza la certezza che l'imputato fosse a conoscenza dello specifico mandato di cattura.
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Esigenze cautelari: annullata custodia dopo 3 anni
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un imputato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Sebbene la Corte abbia confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, ha ritenuto che il Tribunale del riesame non avesse adeguatamente motivato la persistenza delle esigenze cautelari, dato il considerevole tempo (tre anni) trascorso dai fatti contestati. La sentenza sottolinea che, per reati associativi non di stampo mafioso, la pericolosità attuale dell'indagato deve essere provata con elementi specifici e non può essere semplicemente presunta dalla gravità dei fatti originari.
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Associazione criminosa: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare in carcere per il reato di associazione criminosa finalizzata al traffico di stupefacenti. I motivi del ricorso sono stati ritenuti palesemente generici, in quanto non contestavano efficacemente le prove a carico (intercettazioni e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia) né fornivano elementi concreti per superare la presunzione di pericolosità sociale.
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Termini indagini preliminari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato contestava la violazione dei termini delle indagini preliminari e l'inutilizzabilità delle intercettazioni. La Corte ha stabilito che la trasmissione degli atti per incompetenza funzionale fa decorrere nuovi termini di indagine e che il ritardo nell'iscrizione del nome dell'indagato non rende le prove inutilizzabili. Respinta anche la richiesta di sostituzione della misura cautelare.
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Partecipazione associativa: quando si supera il reato?
Un individuo, indagato per spaccio di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, sostenendo di essere un semplice fornitore e non un membro di un'associazione criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la distinzione risiede nella natura del rapporto: un legame stabile, continuativo e di rilevanza economica per il gruppo criminale integra il reato di partecipazione associativa, superando la mera compravendita.
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Associazione a delinquere: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza che applicava la custodia cautelare in carcere per reati di spaccio e associazione a delinquere. La Corte ha confermato la valutazione del Tribunale sulla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, basati sul ruolo stabile e non occasionale dell'indagato all'interno del sodalizio criminale a base familiare, e ha ritenuto le censure del ricorrente generiche e basate su questioni di fatto non riesaminabili in sede di legittimità.
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Decorrenza termini custodia cautelare e incompetenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31682/2024, ha stabilito che la dichiarazione di incompetenza territoriale e la conseguente trasmissione degli atti a un altro giudice determinano una nuova decorrenza dei termini di custodia cautelare. La Suprema Corte ha chiarito che tale situazione rientra nell'ipotesi di 'rinvio del processo ad altro giudice per qualsiasi causa', prevista dall'art. 303, comma 2, cod. proc. pen., facendo ripartire da capo il calcolo della durata massima della misura.
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Ricorso inammissibile per spaccio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi imputati condannati dalla Corte di Appello per reati gravi, tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di armi. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano mere riproposizioni di questioni di fatto già esaminate e respinte nei gradi di merito. Questo caso evidenzia come un ricorso inammissibile si verifichi quando non vengono sollevate reali questioni di diritto, ma si tenta di ottenere una nuova valutazione delle prove, compito che non spetta alla Corte di Cassazione.
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Associazione a delinquere: ruolo e prova cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte ha ritenuto logica la motivazione del tribunale del riesame sulla base degli indizi raccolti (custodia di denaro, controllo della piazza di spaccio) e ha sottolineato che, in fase cautelare, contestare il ruolo specifico all'interno del sodalizio è irrilevante se la partecipazione è comunque provata.
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Associazione a delinquere stupefacenti: la prova
La Cassazione conferma una misura cautelare per un soggetto accusato di far parte di una associazione a delinquere stupefacenti. L'appello è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rilettura dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi raccolti (videosorveglianza, ruoli definiti) per provare una stabile adesione al sodalizio e non un semplice concorso in singoli reati.
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Partecipazione associazione a delinquere: la prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La sentenza sottolinea che, per configurare la partecipazione, non è sufficiente dimostrare un ruolo di fornitore abituale, anche se di fiducia, ma è necessaria la prova della consapevole volontà di aderire stabilmente al programma criminoso dell'associazione. Due episodi di cessione e la fiducia del capo non sono stati ritenuti elementi sufficienti.
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Presunzione cautelare: Cassazione su art. 74 stup.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato, accusato di essere promotore di un'associazione per il narcotraffico. La sentenza ribadisce la validità della presunzione cautelare per reati gravi, specificando che spetta alla difesa fornire prove concrete per superarla. La Corte ha inoltre chiarito che l'ordinanza del Tribunale del Riesame può sanare le contraddizioni del provvedimento iniziale e che le censure generiche sulle prove non sono ammesse in sede di legittimità.
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Partecipazione associativa: un reato è sufficiente?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro una misura di arresti domiciliari per una donna accusata di partecipazione associativa a due sodalizi criminali. La sentenza stabilisce che, per provare la partecipazione associativa, anche un singolo reato fine può essere sufficiente se, unitamente ad altri indizi come intercettazioni e movimenti finanziari, dimostra un inserimento stabile e consapevole dell'individuo nella struttura dell'organizzazione criminale. Il caso ha inoltre offerto chiarimenti sull'ambito di applicazione del reato di introduzione illecita di oggetti in carcere.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30822/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro un'ordinanza di custodia cautelare per spaccio in carcere. Il caso chiarisce i limiti del ricorso per cassazione, che non può riesaminare i fatti ma solo verificare la legittimità e la logicità della motivazione del provvedimento impugnato.
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Benefici penitenziari: irretroattività della legge
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva negato la semilibertà a un detenuto in ergastolo per reati commessi prima del 1992, applicando una normativa più recente e sfavorevole del 2022. La Suprema Corte ha affermato il principio di irretroattività della legge penale più severa anche in materia di benefici penitenziari, poiché le norme che regolano l'accesso a misure alternative incidono sulla natura sostanziale della pena. Pertanto, il giudice deve applicare la legge vigente all'epoca del reato, se più favorevole per il condannato.
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Ricorso per cassazione: i limiti del riesame cautelare
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e tentata estorsione. La sentenza chiarisce che il ricorso per cassazione è inammissibile se i motivi sono generici, non si confrontano con la motivazione del provvedimento impugnato e mirano a una rivalutazione dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità.
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Associazione per delinquere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che un rapporto costante e continuativo con i vertici del sodalizio, provato da intercettazioni, è un indizio sufficiente di partecipazione, anche in presenza di minacce interne al gruppo, ritenute irrilevanti.
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Espulsione straniero: quando è legittima? Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'espulsione di uno straniero condannato per spaccio. Nonostante la buona condotta in carcere, la gravità del reato e l'assenza di legami in Italia confermano la sua pericolosità sociale, rendendo legittima la misura dell'espulsione.
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Presunzione cautelare: custodia per associazione droga
Una donna, accusata di essere una spacciatrice per un'associazione criminale, ha impugnato la sua custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la misura restrittiva sulla base della presunzione cautelare prevista per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (Art. 74 D.P.R. 309/90). La Corte ha ritenuto che i numerosi precedenti penali dell'indagata, comprese condanne per evasione, e la gravità dei fatti giustificassero pienamente la detenzione, superando le obiezioni relative al tempo trascorso.
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