LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 74, comma 6, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

0 provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: quando il divieto di dimora non basta
Un individuo, accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti e di spaccio, aveva inizialmente ottenuto dal G.i.p. il divieto di dimora a Roma. Il Pubblico Ministero ha impugnato questa decisione, e il Tribunale del Riesame ha poi disposto la `custodia cautelare in carcere`, ritenendo il divieto di dimora insufficiente per il pericolo di reiterazione del reato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la gravità degli indizi e l'adeguatezza della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale del Riesame e quindi la `custodia cautelare in carcere`.
Continua »
Inammissibilità ricorso cautelare: Divieto di Dimora contro Carcere per Droga
Un Lavoratore, già sottoposto a divieto di dimora per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha visto aggravarsi la sua misura cautelare in custodia in carcere dopo un appello del Pubblico Ministero. Il Tribunale del Riesame ha ritenuto il divieto di dimora inadeguato, data la sua elevata propensione a reiterare il reato. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la gravità degli indizi di colpevolezza sia la scelta della misura. La Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità del ricorso cautelare**, affermando che i motivi sugli indizi non potevano essere esaminati, poiché l'appello del PM riguardava solo l'adeguatezza della misura. La Corte ha confermato la valutazione del Riesame sul pericolo di reiterazione. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali.
Continua »
Associazione minore: quando non è configurabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati, confermando la condanna per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. La Corte ha escluso la configurabilità dell'associazione minore (art. 74, comma 6, D.P.R. 309/90) poiché l'attività, sebbene a base familiare, era strutturata, con controllo del territorio e rifornimenti ingenti, e i reati-fine non erano tutti di lieve entità. È stato inoltre confermato il ruolo di organizzatore per uno degli imputati.
Continua »
Concordato in appello: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati contro una sentenza della Corte d'Appello emessa a seguito di un concordato in appello. La decisione si fonda sull'articolo 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale, che preclude l'impugnazione di sentenze basate su un accordo tra le parti. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Fatto di lieve entità: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti, riqualificando il reato come fatto di lieve entità. La Corte ha stabilito che la quantità di droga, sebbene rilevante (circa 58 grammi di marijuana), non è l'unico criterio da considerare. Per escludere l'ipotesi del fatto di lieve entità, è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi, inclusi mezzi, modalità e circostanze dell'azione, non potendo basarsi su presunzioni generiche di un'attività di spaccio continuativa.
Continua »
Misura cautelare e ruolo apicale: la decisione
Un soggetto, condannato per reati legati agli stupefacenti poi riqualificati in una forma meno grave, ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con una misura più lieve. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la detenzione. Secondo la Corte, nonostante la riqualificazione e il tempo trascorso, la severità della pena e il ruolo apicale dell'imputato nell'organizzazione criminale sono fattori prevalenti che giustificano il mantenimento della più severa misura cautelare.
Continua »
Associazione di lieve entità: non osta ai benefici
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25542/2024, ha stabilito che una condanna per associazione di lieve entità finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74, comma 6, D.P.R. 309/1990) non impedisce l'accesso ai benefici penitenziari. Tale reato è una fattispecie autonoma e non rientra nel novero dei cosiddetti "reati ostativi" di cui all'art. 4-bis dell'ordinamento penitenziario. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione di un Tribunale di Sorveglianza che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di affidamento terapeutico presentata da un condannato.
Continua »
Lieve entità: quando lo spaccio è reato minore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23614/2024, ha annullato una condanna per spaccio di stupefacenti, riaffermando i principi per il riconoscimento del reato di lieve entità. Il caso riguardava un individuo trovato in possesso di 61 dosi di cocaina (8,87 gr. di principio attivo) e 183,50 euro. La Suprema Corte ha stabilito che né il dato quantitativo né la somma di denaro sono di per sé sufficienti a escludere la fattispecie attenuata. La motivazione deve essere completa e non può basarsi su mere enunciazioni, come l'inserimento in una 'piazza di spaccio', senza fornire prove concrete del contesto organizzativo. La sentenza ribadisce che anche un'attività non occasionale può rientrare nella lieve entità se mancano indici di particolare gravità.
Continua »
Associazione per delinquere: i criteri per la prova
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di traffico di stupefacenti, delineando i confini tra il reato di associazione per delinquere e il semplice concorso di persone in singoli episodi di spaccio. La sentenza analizza i ricorsi di diversi imputati e del Procuratore generale avverso una decisione della Corte d'Appello, che aveva già riformato la sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza per alcuni imputati su specifici punti, come la qualificazione di un reato o il calcolo della pena, mentre ha dichiarato inammissibili i ricorsi di altri. Il fulcro della decisione risiede nella meticolosa analisi degli elementi necessari a provare l'esistenza di un'associazione per delinquere: non basta la reiterazione dei reati, ma occorre un vincolo stabile e permanente, una struttura organizzativa minima e un programma criminale indeterminato. La Corte sottolinea come anche i conflitti interni al gruppo o un limitato periodo di osservazione non escludano di per sé l'esistenza del sodalizio, se provati altri elementi strutturali.
Continua »
Esigenze cautelari: annullata custodia per contraddizione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Sebbene la Corte abbia ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, ha accolto il ricorso sul punto delle esigenze cautelari. La motivazione del provvedimento impugnato è stata giudicata intrinsecamente contraddittoria, poiché fondava il pericolo attuale di reiterazione del reato sulla partecipazione a un sodalizio criminale che la stessa ordinanza riconosceva come cessato da quasi tre anni. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione sul punto.
Continua »
Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8280/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento basato sulla presunta carenza di motivazione riguardo la congruità della pena. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di ricorso contro una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti sono tassativamente limitati dall'art. 448, co. 2-bis, c.p.p., e tra questi non figura la valutazione sulla motivazione della congruità della sanzione concordata tra le parti.
Continua »
Custodia cautelare: quando si calcolano i termini?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per vari reati, tra cui estorsione aggravata dal metodo mafioso, che chiedeva la cessazione della custodia cautelare. La sentenza chiarisce che, ai fini del calcolo dei termini massimi di durata della misura, si deve considerare la pena complessiva inflitta per tutti i reati connessi, e non le singole pene. Inoltre, la presunzione di adeguatezza del carcere per reati con aggravante mafiosa non è stata superata, impedendo la sostituzione con gli arresti domiciliari.
Continua »
Ricorso inammissibile per associazione a delinquere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato in appello per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/90) e per un episodio di spaccio (art. 73 d.P.R. 309/90). I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e non specificamente confrontati con le argomentazioni della sentenza impugnata. La Corte ha confermato la legittimità dell'uso di intercettazioni provenienti da un altro procedimento e la valutazione di attendibilità di un collaboratore di giustizia, ribadendo la correttezza della decisione dei giudici di merito.
Continua »
Associazione per delinquere: motivazione necessaria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per reati di droga e associazione per delinquere. Ha stabilito che il giudice non può dare per scontata l'esistenza dell'associazione basandosi su altre sentenze non definitive, ma deve fornire una motivazione autonoma e specifica, analizzando le prove. La mancanza di tale motivazione ha portato all'annullamento con rinvio.
Continua »