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Art. 74 Codice della Crisi d'Impresa

10 provvedimenti

Concordato minore: negato all’ex imprenditore cancellato
Un'ex imprenditrice individuale, dopo aver cancellato la propria attività dal registro delle imprese, ha proposto un concordato minore di tipo liquidatorio per risolvere i suoi debiti. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno inizialmente approvato la proposta, ritenendo che il divieto di accesso a questa procedura si applicasse solo alle società e non ai singoli imprenditori. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la domanda di concordato minore presentata da un imprenditore già cancellato dal registro delle imprese è sempre inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno revocato l'omologazione del piano, chiarendo che chi cessa volontariamente l'attività perde il diritto di accedere a strumenti negoziali di risoluzione della crisi, potendo ricorrere solo alla liquidazione controllata.
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Concordato minore negato all’ex imprenditore: vince il creditore
La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di accesso alla procedura di concordato minore presentata da un imprenditore già cancellato dal registro delle imprese è sempre inammissibile. Nel caso di specie, i debitori (ex titolari di una ditta individuale cancellata) avevano proposto un piano di concordato minore di tipo liquidatorio, omologato nei primi gradi di giudizio. La società creditrice ha impugnato l'omologazione, sostenendo la violazione del Codice della Crisi d'Impresa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del creditore, chiarendo che il divieto previsto dalla legge ha carattere assoluto e letterale. Non rileva, quindi, la distinzione tra piano in continuità o liquidatorio. Di conseguenza, la Cassazione ha revocato l'omologazione del piano precedentemente concesso ai debitori, accogliendo definitivamente il reclamo del creditore.
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Concordato Minore: Voto Fisco Valido Senza Parere Regionale
Un professionista con un debito fiscale superiore a 1,6 milioni di euro propone un concordato minore offrendo circa 30.000 euro. L'Agenzia delle Entrate esprime voto contrario. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un punto cruciale: la procedura di voto per il Fisco nel concordato minore è autonoma e semplificata. Non richiede il complesso iter previsto per le procedure maggiori, come il parere obbligatorio della Direzione Regionale. Di conseguenza, il voto negativo espresso dalla sola Direzione Provinciale è stato ritenuto valido. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione favorevole al professionista, stabilendo che le regole del concordato preventivo non si applicano automaticamente a quello minore.
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Concordato minore: no alla parità tra creditori
Un debitore ha proposto un piano di concordato minore offrendo un pagamento parziale identico sia ai creditori privilegiati che a quelli chirografari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la proposta di concordato minore è inammissibile se non rispetta la graduazione legale dei crediti, violando la par condicio creditorum. Il giudice può rilevare tale inammissibilità fin dalla fase iniziale, senza attendere il giudizio di omologazione.
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Legittimazione reclamo: chi può impugnare il piano?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5157/2025, ha chiarito la questione sulla legittimazione al reclamo avverso il decreto di omologazione del piano del consumatore. Un creditore, che non aveva partecipato al giudizio di primo grado, ha impugnato la decisione che omologava il piano del debitore. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la legittimazione ad impugnare spetta solo a chi ha formalmente assunto la qualità di parte nel grado precedente ed è risultato soccombente. La partecipazione attiva al primo grado è quindi un requisito essenziale per poter contestare la decisione in una fase successiva.
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Reclamo piano del consumatore: chi sono le parti?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo al reclamo piano del consumatore. In un caso in cui il piano di un debitore era stato revocato perché in possesso di un cospicuo patrimonio immobiliare, la Corte ha rigettato il ricorso del debitore. È stato chiarito che nell'appello contro l'omologazione (o la sua revoca), non è necessario coinvolgere tutti i creditori, ma solo quelli che hanno formalmente partecipato al primo grado di giudizio, consolidando un importante criterio procedurale.
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Ricorso inammissibile: no Cassazione se il piano è negato
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile contro una decisione che negava l'accesso a un concordato minore. La Corte ha stabilito che un provvedimento di rigetto per inammissibilità della proposta non è definitivo né decisorio, poiché non impedisce al debitore di presentare una nuova domanda, rendendo così l'appello non valido.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una professionista impugna il rigetto di un piano di ristrutturazione del debito. Successivamente, decide per la rinuncia al ricorso, che viene accettata dalla controparte. La Cassazione dichiara estinto il giudizio, senza decidere nel merito, e compensa le spese, chiarendo quando non è dovuto il doppio del contributo unificato.
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Fondo spese concordato minore: non è improcedibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17721/2025, ha stabilito un importante principio di diritto in materia di crisi d'impresa. Un professionista aveva avviato una procedura di concordato minore, ma il Tribunale l'aveva dichiarata improcedibile per il mancato versamento di un fondo spese. La Cassazione, pur dichiarando inammissibile il ricorso per ragioni processuali, ha affermato che nel concordato minore il mancato deposito del fondo spese non può determinare l'automatica improcedibilità o revoca della procedura. Tale inadempimento, tuttavia, può essere valutato dal giudice ai fini della fattibilità complessiva del piano presentato dal debitore.
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Startup innovativa: requisiti per la liquidazione
Il Tribunale di Firenze ha stabilito che per qualificare una società come startup innovativa, e quindi ammetterla alla liquidazione controllata anziché a quella giudiziale, è necessaria una verifica sostanziale dei requisiti, non bastando la mera iscrizione formale nel registro delle imprese. Nel caso specifico, la titolarità di un software, anche se registrato formalmente solo in un secondo momento, è stata ritenuta sufficiente a provare il requisito innovativo per tutto il periodo richiesto dalla legge.
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